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Riserva naturale orientata Monte Pellegrino Palermo

Riserva naturale Monte Pellegrino

La Riserva naturale orientata Monte Pellegrino è una riserva naturale regionale della Sicilia istituita nel 1996, situata nel territorio del comune di Palermo.

La prima misura di tutela dell'odierna area della Riserva risale alla fine del XVIII secolo, per iniziativa di Ferdinando di Borbone il quale, con un editto reale, espropriò una area di circa 400 ettari comprendenti parte del Monte, della Favorita ed i pantani di Mondello, per dedicarla ad attività di sperimentazione agricola e ad una riserva di caccia.
Nel 1991 l'area di Monte Pellegrino è stata inserita nel Piano regionale dei parchi e delle riserve naturali, approvato con decreto assessoriale n.970 del 10 giugno 1991.
L'odierna Riserva è stata istituita con Decreto dell'Assessore Regionale al Territorio n.610/44 dell'ottobre 1995, ed affidata in gestione alla Associazione Rangers d'Italia.

Territorio
La Riserva, estesa 1.050 ha, comprende l'intero massiccio del Monte Pellegrino (zona A di Riserva) e la Real Tenuta della Favorita (zona B o di pre-Riserva), ad esclusione delle infrastrutture sportive.

Il Monte Pellegrino è un massiccio montuoso di rocce carbonatiche con prevalenza di calcari, alto 606 metri s.l.m, caratterizzato da una orografia estremamente movimentata, ricca di pianori praticabili, e con fianchi ripidi ricchi di fenomeni di carsismo, con ben 134 grotte di origine marina e/o carsica.

L'area è inserita nel sito di interesse comunitario ITA020014.
Flora

I costoni scoscesi del promontorio ospitano specie botaniche tipiche delle rupi costiere quali la palma nana (Chamaerops umilis), il ficodindia (Opuntia ficus-indica), il cappero (Capparis spinosa), il cavolo rupestre (Brassica rupestris), l'erba perla (Lithodora rosmarinifolia), l'euforbia di Bivona (Euphorbia bivonae), il garofano di rupe (Dianthus rupicola), la vedovina delle scogliere (Scabiosa cretica) nonché alcuni endemismi quali il fiordaliso delle scogliere (Centaurea ucriae).

La zona delle falde ospita ampie aree di gariga, macchia mediterranea e residui lembi di lecceta. Tra le specie presenti in questa zona abbiamo il leccio (Quercus ilex), l'orniello (Fraxinus ornus), il carrubo (Ceratonia siliqua), il corbezzolo (Arbutus unedo), l'alloro (Laurus nobilis), il lentisco (Pistacia lentiscus), il terebinto (Pistacia terebinthus), il viburno (Viburnum tinus), il sommacco (Rhus coriaria), l'olivastro (Olea europaea var. sylvestris), l'alaterno (Rhamnus alaternus), l'euforbia arborea (Euphorbia dendroides), la salsapariglia (Smilax aspera); negli ambienti di gariga sono presenti l'ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus), l'erba fontana (Pennisetum setaceum), la cardogna maggiore (Scolymus grandiflorus).

Il sottobosco ospita splendide orchidee, quali per esempio l'endemica Ophrys lunulata, specie prioritaria secondo la direttiva Habitat della Unione Europea (codice 1905).

Parte dell'area della Real Tenuta della Favorita è infine occupata da zone coltivate (agrumeti, orti, frutteti, campi agricoli sperimentali) e da zone rimboschite a conifere.

Fauna

Tra i mammiferi presenti nel parco ci sono la volpe (Vulpes vulpes), la donnola (Mustela nivalis), l'arvicola del Savi (Microtus savii) e il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus). Nelle grotte segnalatala presenza del pipistrello Rhinolophus ferrumequinum.

La Riserva ospita oltre 40 specie di uccelli. Tra i rapaci, oltre al falco pellegrino (Falco peregrinus), a cui il monte deve la sua denominazione, vi nidificano la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), il barbagianni (Tyto alba), l'assiolo (Otus scops) e la civetta (Athene noctua); l'area è inoltre sulla rotta migratoria del falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Altri uccelli osservabili sono il passero solitario (Monticola solitarius) ed il crociere (Loxia curvirostra).

Tra gli anfibi merita di essere menzionata la presenza di due endemismi: il discoglosso dipinto (Discoglossus pictus) e il rospo smeraldino siciliano (Bufo siculus), di cui esiste una numerosa colonia che si riproduce nei pressi del Gorgo di Santa Rosalia, una pozza naturale che sorge non distante dall'omonimo Santuario.

Interessanti endemismi si annoverano anche nella malacofauna quali gli endemici Cornu mazzullii e Marmorana platychela.

 

Punti d'interesse

  • il Santuario di Santa Rosalia
    Fondato nel 1625, sorge in prossimità della vetta, a 429 metri d'altitudine. Oggetto di devozione popolare e meta di pellegrinaggi, è collegato alle falde da una antica trazzera pedonale.
  • il Gorgo di Santa Rosalia
    Si tratta di un piccolo specchio d'acqua stagionale situato nei pressi del Santuario. È sito di riproduzione del rospo smeraldino siciliano (Bufo siculus). È noto agli ecologi e ai limnologi del mondo intero per essere stato citato in uno degli articoli più famosi nella letteratura delle scienze ecologiche e di biologia evoluzionistica: “Homage to Santa Rosalia, or why are there so many kinds of animals?[1].
  • la Casina di Caccia (cosiddetta Palazzina Cinese)
    Realizzata da Giuseppe Venanzio Marvuglia nel 1799 su commissione di Ferdinando IV di Borbone, è un padiglione in stile orientale il cui corpo centrale termina in alto con un tetto a pagoda.
  • Fontana monumentale dedicata a Ercole
    Opera dell’architetto Marvuglia, voluta della Regina Maria Carolina come traguardo prospettico al viale cui la fontana ha conferito il nome, rappresenta l’elemento fondamentale di quell’insieme di emergenze architettoniche che costituiscono un percorso denominato “Via d’acqua”. Circondata da una ringhiera in ferro presenta pianta circolare, è costituita da due vasche concentriche in pietra di Billiemi, dal cui centro si eleva una grande colonna dorica scanalata lungo il fusto sul cui capitello è posta la statua in marmo bianco che raffigura Ercole.
  • le Scuderie Reali
    Nella zona delle falde, gli edifici delle scuderie borboniche, parzialmente restaurati e dal giugno 2002 adibiti a Museo dell’agricoltura dal Comune di Palermo, ospitano un'esposizione di cultura materiale contadina siciliana, ideata dall'Esperto d'arte Francesco Buffa che ha curato il restauro della facciata, raccoglie strumenti agricoli dell’Ottocento e dei primi del Novecento donati da Francesco Caldaronello primo Caporipartizione del Settore Verde e Giardini del Comune di Palermo. In origine l'edificio era denominato magazzino del sommacco dal nome di un arbusto che cresce spontaneo in quei luoghi anticamente utilizzato per la lavorazione delle pelli. L'edificio fu poi adibito a scuderie per volere di Maria Carolina moglie di Ferdinando.
  • Le torri borboniche
    Comunemente denominati “Sparatori” fanno parte del complesso delle Ex Scuderie Reali. Si tratta di due manufatti architettonici di piccole dimensioni, di forma dodecagonale, realizzati in stile neogotico nel 1811 e sistemate ai due lati delle Ex Scuderie Reali, ognuna a circa 30 metri di distanza. In epoca borbonica svolgevano contemporaneamente numerose funzioni: custodivano le polveri da sparo, proteggevano le Scuderie da eventuali incursioni ostili, proteggevano il percorso di caccia (riservato a Ferdinando IV e ai suoi ospiti) che dal Parco della Favorita si estendeva fino alla Paludi di Mondello.
  • Il Vivaio Comunale del Parco
    Custodisce importanti specie arboree esotiche (tra cui Koelreuteria paniculata, Melia azedarach, Ficus benjamina, Brachychiton diversifolium, B. luridum, Phoenix canariensis, Phoenix dactylifera), specie che conferiscono al Parco ulteriori valenze ambientali. La presenza della neoclassica “Fontana dei Delfini”” al centro di un antico piazzale compreso fra quattro piccole meridiane, completa il fascino dell'antico insediamento borbonico.
  • le Grotte dell'Addaura
    Si tratta di un sistema di grotte situato sul fianco nord-orientale del monte, la cui importanza è dovuta alla presenza di uno straordinario complesso di incisioni rupestri risalenti al Paleolitico che costituiscono un caso unico nel panorama dell’arte rupestre preistorica.
  • la Grotta Niscemi
    sorge sulle pendici del versante occidentale del Monte Pellegrino e racchiude testimonianze di arte rupestre del Paleolitico superiore, scoperte successivamente a quelle delle grotte dell'Addaura.
  • la Valle del Porco
    È uno stretto vallone costeggiato da rupi calcaree ricoperte da fitta vegetazione rupestre, attraversato da un ripido sentiero lungo circa 1,5 km, che conduce dalle Scuderie Reali sino al Santuario di Santa Rosalia.
  • il Bosco Niscemi
  • il Bosco di S. Pantaleo

 

 

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