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Palazzo Abatellis Palermo

Palazzo Abatellis
Palazzo Abatellis, anche detto Palazzo Patella è situato a Palermo in via Alloro, arteria principale del quartiere della Kalsa. Ospita all'interno la Galleria Regionale.
Storia

Il Palazzo (fine del XV secolo), opera di Matteo Carnilivari all'epoca attivo a Palermo in cui attendeva ai lavori di palazzo Aiutamicristo, e splendido esempio d'architettura gotico-catalana, era la residenza di Francesco Abatellis (o Patella), maestro Portulano del Regno.

Senza eredi, l'Abatellis dispone che il palazzo rimanga alla moglie, e che alla morte di essa il palazzo vi venga fondato un monastero di donne sotto il titolo di Santa Maria della Pietà. Quindi nel maggio 1526 un gruppo di suore dell'ordine domenicano, provenienti dal Monastero di Santa Caterina, si trasferirono nel palazzo. Furono necessari numerosi adattamenti per renderlo adeguato alle esigenze della vita monastica, e come si può vedere da una pianta pubblicata dal Filippo Meli in Matteo Carnelivari e l’architettura del quattro e cinquecento in Palermo, le diverse ali furono frazionate per realizzare celle e corridoi. Inoltre all'esterno le finestre furono modificate e furono tolte le colonnine intermedie e, a volte anche certi elementi decorativi. Il palazzo prende allora il nome di "Monastero del Portulano".

Per le esigenze della comunità religiosa fu necessaria l'edificazione di una cappella che venne costruita sul lato sinistro del palazzo occultando uno dei prospetti. Questa cappella fu costruita negli anni 1535-1541 dall'architetto Antonio Belguardo e prese il nome di "Chiesa di S. Maria della Pietà". Nel XVII secolo con la costruzione di una chiesa più grande (l'odierna Chiesa di Santa Maria della Pietà) con ingresso principale su via Butera, la cappella fu allora abolita e suddivisa in diversi vani. La parte anteriore con l'ingresso su via Alloro fu adibita a parlatorio mentre la parte retrostante fu trasformata in magazzini e tolto l'altare, fu realizzata una porta di accesso nel muro dell'abside.

Durante la notte tra il 16 e il 17 aprile 1943 il palazzo venne colpito durante un bombardamento aereo e crollarono la loggia, il porticato, tutta l'ala sud-ovest e la parete della torre ovest. Le autorità decisero allora di provvedere al suo restauro e di trasformare il palazzo in "Galleria d’Arte per le collezioni d’arte medievale". La Soprintendenza ai Monumenti affidò all'architetto Mario Guiotto e successivamente all'architetto Armando Dillon i lavori di consolidamento e di restauro. Furono tolte le superfetazioni e furono ricostruiti il portico, la loggia e il salone centrale di cui era crollato il soffitto. Questi lavori furono ultimati a metà 1953 e fu allora chiamato Carlo Scarpa per curare l'allestimento e l'arredamento della Galleria che venne aperta al pubblico il 23 giugno del 1954. Scarpa realizzò anche diversi adattamenti di questi restauri per le necessità dell'allestimento.

Il 4 febbraio 2008 il museo è stato temporaneamente chiuso per effettuare lavori di restauro, il 12 novembre 2009 il museo è stato riaperto, conservando il lavoro di Scarpa sono state riviste e create nuove ali (le nuove sale verde e rossa) ai piani superiori compresa una terrazza sul tetto.

Il museo

Nelle splendide sale della galleria hanno trovato posto le opere provenienti da acquisizioni, donazioni ed incameramenti dei beni degli enti religiosi soppressi (1866). Prima di questa sede le opere facevano parte della Pinacoteca della Regia Università e, dal 1866 in poi, delle collezioni del Museo Nazionale di Palermo, divenuto Museo Regionale in seguito al trasferimento delle competenze sui beni culturali dallo Stato alla Regione Siciliana, in virtù dello statuto.

Al piano terra si trovano, fra i tanti manufatti tutti d'altissimo livello qualitativo: le opere lignee ad intaglio del XII secolo e le sculture del Trecento e del Quattrocento fra cui alcune di Antonello Gagini come l'Annunciazione e Ritratto di Giovinetto e di Domenico Gagini come la Madonna del latte, le maioliche dipinte a lustro metallico dei secoli XIV e XVII, il Busto di gentildonna di Francesco Laurana (XV secolo) conosciuta come Eleonora d'Aragona, di forme elette e di plastica sodezza e le tavole dipinte di soffitti lignei.

Nella sala II, si trova lo straordinario grande affresco del Trionfo della Morte (databile con ogni probabilità agli anni 1445 e seguenti), proveniente da Palazzo Sclafani è esposto nella ex-cappella con una illuminazione dall'alto di grande impatto visivo. La morte, su un cavallo scheletrico, irrompe in un giardino e semina scompiglio con frecce letali tra i giovani gaudenti e nobili donzelle, dopo aver seminato le gerarchie terrene, laici e religiosi, papi e imperatori, i cui corpi ormai giacciono esanimi, risparmiando quasi per beffa il gruppo di miserabili e derelitti che pure la invoca.

Al primo piano l'opera di maggior rilievo è, senza dubbio, l'Annunziata di Antonello da Messina (XV secolo). Opera di assolutezza formale, considerata una autentica "icona" del rinascimento italiano, è collocata nella sala X conosciuta come sala dell'Antonello. La Vergine è colta nell'istante supremo dell'Annunciazione (l'angelo le sta di fronte ma è invisibile). Il gesto della mano, il trapezio del manto, la politezza delle forme e lo sguardo magnetico, esaltano la figura restituendole una astratta bellezza. Nella stessa sala, a fianco ad essa sono collocate altre opere di Antonello: le tavole con le immagini di tre Dottori della Chiesa che costituivano le cuspidi di un polittico andato disperso.

Prima di imbattersi nella dedicata ad Antonello, all'interno delle sale del piano nobile della Galleria Regionale si possono ammirare "L'ultima cena" del pittore catalano Jaume Serra, il "Salone delle croci", dove trovano posto la croce dipinta da Pietro Ruzzolone e quella del Maestro di Galatina e la collezione della pinacoteca di provenienza per la maggior parte da chiese e dai conventi della città, con opere quali la "Madonna dell'Umiltà" di Bartolomeo Camulio (sala VII) l'incoronazione della Vergine di Riccardo Quartararo (sala XI) e i dipinti cinquecenteschi di Antonello Crescenzio.

La Sala XIII, accoglie una serie pregevolissima di dipinti fiamminghi databili fra il XV e XVI secolo, la perla della raccolta è sicuramente il trittico Malvagna di Jan Gossaert. Si tratta di un'opera miniaturista dove vengono rappresentante una Madonna col bambino tra angeli, Santa Caterina d'Alessandria e Santa Dorotea, mentre sul retro del pannello si trova la stemma della famiglia dei Lanza. Altro capolavoro della sala fiamminga è la Deposizione di Jan Provost.

Nelle ultime sale (XV, XVI e XVII) di questo piano sono esposti dipinti di Vincenzo da Pavia, Jacopo Palma il vecchio, le tele a carattere mitologico quali "Andromeda liberata da Perseo" del Cavalier d'Arpino e "Venere ed Adone" di Francesco Albani e le opere più significative del Manierismo di marca Michelangiolesca, con dipinti di Giorgio Vasari, Girolamo Muziano e Marco Pino.

I nuovi spazi museali (sala verde e sala rossa) si snodano su due piani, presentano una significativa raccolta del tardo manierismo siciliano, della pittura seicentesca e del realismo. La sala verde illustra opere del tardo manierismo di impronta controriformista, attraverso la produzione di artisti siciliani attivi a cavallo fra il cinquecento e il seicento: Giuseppe Alvino, Gaspare Bazzano e Pietro D'Asaro. Fra le altre opere più significative vanno citate "San Francesco" e "L'estasi di Santa Caterina" di Filippo Paladini.

A concludere il percorso espositivo della sala verde, un capolavoro dell'oreficeria Palermitana del '600, la "Sfera d'Oro", grande ostensorio in oro, argento dorato, smalti e diamanti, proveniente della Casa dei padri Filipini di Palermo, all'Olivella.

Nella sala rossa si conclude il percorso museale, assume grande rilevanza la componente Caravaggesca, con il francese Simon Vouet autore di "Sant'Agata liberata dal carcere", e con "l'Amore dormiente" del napoletano Battistello Caracciolo ma anche una buona copia di autore ignoto della "Cena in Emmaus" del Caravaggio, versione National Gallery di Londra.

Le opere principali di questa sala sono le tele di Antoon Van Dyck: "Santa Rosalia incoronata dagli angeli","La Madonna col bambino" e il "Compianto" a lui attribuito. Il pittore fiammingo che trovandosi a Palermo nei giorni terribili della pestilenza del 1624, propose una nuova iconografia e sicuramente influenzò nei decenni successivi l'opera di Pietro Novelli di cui citiamo i pregevolissimi "Mosè", "Incoronazione di San Casimiro", "San Pietro liberato dal carcere" e la splendida pala d'altare denominata come "Comunione di S. Maria Maddalena".

A seguire nella stessa sala, gli sviluppi della cultura figurativa del Seicento, fra le opere più importanti annoveriamo: fra gli stranieri, le tele del fiammingo Mathias Stomer e dello spagnolo Josep de Ribera detto lo "Spagnoletto", mentre fra gli italiani tele di rara bellezza sono "La Maddalena" di Andrea Vaccaro, "il tormento di Tycius" di Cesare Fracanzano. La chiusura del percorso espositivo, è dedicata alla linea più marcatamente barocca che si dipana attraverso i dipinti di Mattia Preti, Agostino Scilla e Luca Giordano.

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