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Museo storico della fortificazione permanente dello Stretto di Messina

Museo Stretto di Messina
Non un classico Museo asettico, ma uno spaccato di storia cittadina inserito in un contenitore singolare che “parla” attraverso le antiche mura, gli stretti corridoi e le affascinanti rampe di una autentica fortezza di fine Ottocento. A completamento di ogni visita, l’impareggiabile panorama dello Stretto, godibile dagli spalti del Forte, offre al visitatore che si avventura tra camminamenti, ponte levatoio, fossato e postazioni telemetriche, uno spettacolo di eccezionale bellezza.   
Come ogni Museo, anche quello di Forte Cavalli è un contenitore di oggetti diversi che ne caratterizzano la tipologia. Questa Istituzione ha però come compito primario non solo la conservazione e la tutela del suo patrimonio, ma persegue anche l’obiettivo di essere luogo educativo in cui la Storia, raccontata attraverso i reperti, diviene strumento di rielaborazione e sviluppo del senso critico.  Tra i tanti visitatori del Museo, agli studenti delle scuole, accompagnati dai loro insegnanti, viene riservata una particolare attenzione perchè il pubblico giovane, rappresenta quello su cui si ha oggi più speranza di potere intervenire per rendere la visita un’esperienza formativa.
Le nuove generazioni, oggi più che mai, hanno infatti bisogno di conoscere il passato, un tempo raccontato dai propri nonni (testimoni oculari capaci di trasmettere emozioni vissute personalmente), per evitare il rischio che l’abitudine alla guerra, subita da altri e conosciuta attraverso i telegiornali, comporti nel tempo un senso d’assuefazione e indifferenza.
A tale scopo è stato realizzato un percorso didattico per offrire l’opportunità di seguire un itinerario appositamente studiato, privilegiando alcuni reperti presenti all’interno di questo percorso, poterli toccare e infine dare vita al momento forse più significativo: il Laboratorio di Educazione alla Pace, uno spazio in cui i bambini delle scuole elementari e medie hanno la possibilità di esprimere le loro emozioni attraverso il disegno, il colore e la scrittura creativa, mentre gli studenti delle scuole superiori hanno l’occasione di esprimere le loro riflessioni attraverso questionari e dibattiti.
Tutto ciò ha consentito di rafforzare, ancora una volta, la convinzione che per innescare la curiosità, per dare forza alle esperienze visive, per dare valenza di apprendimento a qualunque operazione nuova, si deve abbinare il momento teorico a quello pratico, ad ogni dire deve corrispondere un fare.
 
Il percorso espositivo

Varcato l’ingresso, attraverso il ponte levatoio, ci si immette nella Piazza  d’Armi del Forte, dove è collocato l’obice da 210/22 mod. 35,  il più grande cannone italiano della Seconda Guerra Mondiale (16 tonnellate, 10 metri di lunghezza), donato dal Ministero della Difesa e dichiarato Monumento ai caduti di tutte le Guerre. Tra i venti esemplari realizzati, solo 4 risultano ancora presenti sul territorio nazionale.
Questo cannone era un'arma pienamente all’altezza dei tempi, paragonabile per prestazioni alle migliori realizzazioni straniere. Fu impiegato soltanto in madrepatria e nella campagna di Russia dove, potente e preciso com’era, offrì eccellenti prestazioni per il tiro contro fortificazioni.
A lato è affissa una targa in marmo con la seguente epigrafe:
“Ai caduti di tutte le guerre e alla vittime innocenti degli orrori umani perché le giovani generazioni imparino che, per assicurare al mondo una pace universale, le deboli voci della mediazione e del dialogo sono l’unica alternativa all’arrogante voce del cannone.”
Poco prima dell’ingresso al Museo, situato nell’ala destra del Forte, si trova la grande Ancora donata dalla Marina Militare, utilizzata nel secondo conflitto Mondiale per impedire l’ingresso dei sommergibili nemici nel porto.
Nel corridoio d’ingresso, in alto, nella parete centrale è collocata la targa dedicata a Giacomo Matteotti (dono dell’Istituto di Studi Storici “G. Salvemini”) che, a seguito del discorso contro la guerra pronunciato il 5 giugno 1916, fu allontanato dalle zone teatro della Grande Guerra e trasferito a Messina, proprio a Forte Cavalli, ove prestò servizio dall’ottobre del 1917 all’agosto del 1918.  Accanto alla Targa vi sono due epigrafi che offrono la chiave di lettura del percorso:
-“Chi non ha memoria della Storia rischia di divenirne vittima”
-“Ho visto la guerra, per questo amo la Pace”.
La prima sala, posta all’ingresso del percorso museale, è rappresentata dalla "Caponiera" .
Questo locale, attraverso la postazione di una mitragliatrice, era in origine destinato alla difesa del fossato e del ponte levatoio. Oggi rappresenta la sala d’accoglienza al centro della quale è collocata la Grande Pianta dello Stretto di Messina, realizzata dall’Istituto dell’Arma del Genio nel 1911 che consente di visualizzare l’ubicazione delle fortificazioni costiere, dei forti di montagna e delle fotoelettriche con le quali veniva illuminato lo Stretto durante la notte. Alle pareti le tavole iconografiche, realizzate da Claudio Francato, documentano la vita al forte nei primi anni del ‘900.
Il corridoio perimetrale contribuiva all’isolamento degli ambienti interni e assicurava il ricircolo e il ricambio d’aria. Tutti gli ambienti sono dotati di sistemi di aerazione costituiti da canali incassati nelle murature con prese d’aria poste in basso ed in alto, in corrispondenza di ogni finestra. Il ricircolo dell’aria risulta a tutt’oggi efficiente e valido.
Nella sala del generale Cavalli è documentata proprio la vita dell'uomo a cui è intitolato il Forte, inventore del cannone a canna rigata, che nel 1846 rivoluzionò le artiglierie che aumentarono la loro potenza, gittata e precisione e, conseguentemente, i sistemi di difesa che passarono dall’imponente mole dei castelli, capaci di incutere timore dall’alto delle rocche sui cui venivano costruiti, ai moderni forti ottocenteschi, con terrapieno a ridosso delle murature del fronte a mare con lo scopo di rendere invisibile la loro presenza al naviglio nemico e, allo stesso tempo, di assorbire i colpi delle potenti artiglierie navali. Il primo impiego in guerra di queste artiglierie fu nella campagna del 1860/61 durante gli assedi di Gaeta e Messina.
Dopo la partenza di Garibaldi da Messina, il Generale Cialdini, nel marzo del 1861, assediò la Cittadella, rimasta territorio borbonico e armata con circa 400 cannoni a canna liscia. Grazie all’impiego dei cannoni Cavalli, posizionati fuori dal settore di tiro delle artiglierie borboniche, le truppe regolari piemontesi riuscirono a conquistare la Fortezza dopo appena un’ora di bombardamento.
Proseguendo il percorso, si accede alla sala dedicata alla Grande Guerra. E’ opinione comune che la I Guerra Mondiale sia stata combattuta al Nord, ai confini con l’Austria. I Manifesti Militari, inediti, che sono alle pareti, documentano invece che Messina fu in parte coinvolta nel Conflitto già dal 23 maggio 1915. Una serie di divieti e di proclami, furono emanati per le popolazioni di Messina e Reggio Calabria, tra i quali spicca “Lo Stato di Resistenza della Fortezza Costiera di Messina e Reggio” e la “Dichiarazione dello Stato di Guerra per lo Stretto di Messina nel 1917”.
E’ possibile ammirare la Bandiera Savoia e  la riproduzione dell’uniforme di un sottufficiale del III Reggimento Artiglieria da Costa, di stanza al Forte nel 1902. Accanto troviamo la Storia del 3° Reggimento e il Manifesto nel quale è riportato il motto “Dallo Stretto non si passa”. Tra i reperti di maggior pregio, vi è la Targa in bronzo che riporta il Bollettino della Vittoria, firmato dal Comandante in Capo dell’Esercito Italiano, Armando Diaz, il 4 novembre 1918. Questa targa, donata dal Comando della Brigata AOSTA il 13 maggio 2007, è stata realizzata con la fusione del bronzo dei cannoni sottratti agli austriaci alla fine della I Guerra Mondiale.
Procedendo troviamo la sala della II Guerra Mondiale. Nelle due Tavole iconografiche poste alle pareti sono rappresentate le artiglierie con cui erano armati i forti durante la II Guerra Mondiale. Tra le curiosità del periodo in oggetto vi è il sacco, contenente farina, consegnato alla popolazione dagli Alleati al loro ingresso a Messina nel 1943 e le tessere “Annonarie”, utilizzate per la distribuzione di pane e minestra. In questa stanza si possono osservare:
- una bomba aerea di esercitazione tedesca, in cemento, di 250 kg. All’interno è presente un’ampolla contenente cloridina, una sostanza che esplodendo emetteva fumo colorato al fine di individuare la posizione dell’impatto
- 2 mine antinave
- la più grande bomba aerea lanciata dagli Alleati, ritrovata sull’isola di Pantelleria, dal peso di 4.000 libbre (1.816 kg) e alta 2,10 mt. che conteneva 1.300 kg. di tritolo. I diversi colori usati per la colorazione delle bombe rappresentavano un codice identificativo .
Nella sala  del munizionamento della II Guerra Mondiale si trovano tre bombe d’aereo americane da 300 e 600 libbre, di colore verde oliva con bande gialle. Al centro è collocata la caldaia, utilizzata per disinnescare le bombe tramite un getto di vapore ad alta pressione che consentiva lo scioglimento dell’esplosivo. Negli espositori a vetro sono esposte munizioni, mine anti-uomo e bombe a mano rinvenute a Messina nel dopoguerra.
Alle pareti si possono osservare alcuni manifesti utilizzati per informare la popolazione sul pericolo delle mine, una foto dell’arrivo del generale Patton a Messina nel 1943, dopo lo Sbarco in Sicilia degli Alleati e la foto di una sentinella americana che controlla la città.
Proseguendo troviamo una sala dedicata di oggetti che hanno varia natura. Sul tavolo è esposta l’evoluzione dei Sistemi di Trasmissioni utilizzati per comunicare all’interno della struttura e con gli altri Forti. Nelle due stanze sono oggi allestite una riserva di munizioni contenente casse di proiettili della II Guerra Mondiale e l'ufficio del comandante arredato con mobili e suppellettili risalenti al 1936.
Proseguendo lungo il corridoio, si arriva al locale dal quale, grazie ai montacarichi, i proiettili dei cannoni giungevano alle piazzole esterne tramite piccole finestre ricavate nella muratura.
Nel cortile esterno troviamo poi la saletta delle proiezioni nella quale appaiono filmati donati dall’Istituto Luce che documentano le incursioni aeree degli Alleati nel 1943, sulla città di Messina. La città, nelle ultime fasi della guerra, subì 4 bombardamenti navali e 2.805 bombardamenti aerei. Nel periodo compreso tra il 29 luglio e il 17 agosto 1943 si registrò il maggior numero di incursioni.
Nei primi quindici giorni di agosto furono sganciate su Messina 6.542 tonnellate di esplosivo. E poiché la città, dopo il disastroso terremoto del 1908, era stata ricostruita con rigide norme antisismiche, le bombe aeree pur perforando i tetti, lasciavano inalterati i muri perimetrali, dando l’impressione dall’alto di non subire alcun danno.
Per tale motivo i bombardieri colpirono con maggiore accanimento definendo Messina: la città Fantasma. Tra i filmati, sono di particolare interesse quello ripreso dalle truppe inglesi il cui testo è rigorosamente in lingua originale e quello a colori, filmato dai soldati americani grazie alle nuove cineprese a colori personali che portavano nello zaino.
Alla fine del percorso espositivo c'è la stanza dedicata alla Pace, nella quale, durante le visite guidate con le scuole, si svolge il Laboratorio di Educazione alla Pace. All'interno di essa sono riportati i pensieri dei personaggi che, nella storia, hanno dedicato la loro vita alla diffusione della Pace nel mondo. Le frasi da loro pronunciate offrono, dopo il percorso museale, un attimo di riflessione, di serenità interiore, per raccogliere le idee e fare tesoro di un valore assoluto, necessario per la costruzione di un mondo migliore, in cui solo il dialogo, la mediazione e la tolleranza, possono garantire la pace fra i popoli.
“Ho visto la guerra… per questo amo la Pace”  Ernesto Olivero

Il Museo è aperto al pubblico la seconda Domenica di ogni mese, ad esclusione di luglio e agosto o, su prenotazione, durante la settimana, per gruppi e comitive.
e-mail: info@fortecavalli.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - prof. Vincenzo Caruso –  Direttore del Museo – tel. 347/1163153 - dr. Michele Cerami – Direttore del Centro Studi – tel. 338/8680344 

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