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La città di Messina

Messina

Messina (IPA: [mes'siːna], Missina in siciliano) è un comune italiano di 241.505 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Sicilia.

La città di Messina è una delle 15 città metropolitane italiane, la cui area metropolitana conta circa 500.000 abitanti.

Detta anche "porta della Sicilia" e anticamente Zancle e Messana, sorge nei pressi dell'estrema punta nordorientale della Sicilia (Capo Peloro) sullo Stretto che ne porta il nome.

Il suo porto, scalo dei traghetti per il Continente, è il primo in Italia per numero di passeggeri in transito e sesto per traffico crocieristico.

Antica città, Messina ha raggiunto l'apice della sua grandezza fra il tardo medioevo e la metà del XVII secolo quando contendeva a Palermo il ruolo di capitale siciliana.

Messa a ferro e fuoco nel 1678 dopo una storica rivolta antispagnola che comportò l'annientamento della sua classe dirigente, un primo devastante terremoto l'ha semidistrutta nel 1783 prima che il successivo sisma e maremoto del 1908 la radesse al suolo facendo 80.000 vittime.

Ricostruita a partire dal 1912, la città moderna si presenta con una maglia ordinata e regolare con vie ampie e rettilinee in direzione nord-sud. Negli ultimi anni, sono in corso progetti mirati alla riqualificazione della città attraverso opere come il waterfront, una nuova sede per la stazione ferroviaria, il ponte sullo stretto.

Importante e storica sede universitaria, fondata nel 1548, Messina è una città con un'economia basata sui servizi, i commerci, il turismo e una rilevante attività industriale nella cantieristica navale da diporto.

Territorio

Situata nell'angolo nord est della Sicilia, sulla sponda occidentale dello Stretto di Messina (Mar Ionio)— altitudine 3 metri s.l.m. — ha superficie comunale di 211,23 km² e coordinate geografiche 38°11′32″N 15°33′23″E.

A circa 90 km da Catania e circa 220 km da Palermo, stretta tra le coste ionica e tirrenica ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo grande porto naturale (militare e commerciale), chiuso dalla penisoletta a forma di falce di San Raineri, di fronte a Villa San Giovanni e poco più a Nord rispetto a Reggio Calabria. Capo Peloro, nella zona nord della città, è invece dirimpettaio a Scilla. In queste acque è localizzato il mito di Scilla e Cariddi, i cui gorghi sono paragonati alla pena delle anime dell'inferno che girano in tondo e si urtano in eterno ("qui la gente riddi").
    « Come fa l'onda là sovra Cariddi, che si frange con quella in cui s'intoppa, così convien che qui la gente riddi. »
   
(Dante Alighieri, Divina commedia, VII canto dell'Inferno)

Dal livello del mare, all'interno dello stesso Comune, è possibile salire sino a 1130 metri s.l.m., tramite i colli che sovrastano la città, al monte Dinnammare (dal latino "bimaris", due mari). Da qui la vista spazia sui due mari della città, lo Jonio (sullo Stretto di Messina) e il Tirreno. A est, è possibile vedere l'intera città di Messina sottostante, mentre al di là del mare la Calabria dal suo punto più meridionale sino alla provincia di Vibo Valentia. A sud, l'imponente vista dell'Etna. A nord ovest, le isole Eolie e la costa tirrenica con Capo Milazzo, Capo Tindari e Capo Calavà di Gioiosa Marea.

La città si sviluppa prevalentemente in senso longitudinale lungo la costa dello Stretto senza soluzione di continuità da Giampilieri Marina a Capo Peloro per 32 kilometri nella fascia jonica. La fascia tirrenica, di 24 km, si estende da Capo Peloro a Orto Liuzzo. L'area urbana centrale, che può essere racchiusa tra i torrenti Annunziata e San Filippo — oggi coperti dal piano stradale, — è lunga circa 12 km, con scarsa propensione verso ovest dovuta ai contrafforti collinari dei Peloritani, che impediscono lo sviluppo di un ampio reticolato urbano geometrico in detta direzione. L'estrema vicinanza dei monti conferisce alla parte occidentale della città una certa pendenza, superata con scalinate e attraversata dalla panoramica circonvallazione a monte. Sono presenti numerose "intrusioni urbane" verso l'interno collinare in corrispondenza delle brevi pianure dei torrenti, che tendono a inglobare come quartieri alcuni dei più antichi casali del territorio cittadino (i cosiddetti "Villaggi", che sono 48).

Messina è al centro di una zona agricola, con la produzione di agrumi (tra cui il limone Interdonato, l'arancio, il mandarino e il mandarancio o clementina), frutta, ortaggi e dei vini D.O.C. Faro e Mamertino. La città è sede universitaria dal 1548, dell'Arcidiocesi Protometropolitana di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela ed Archimandritato del Santissimo Salvatore e di un'antica Fiera Internazionale. Il porto è anche sede di un antico Arsenale militare e di cantieri navali civili (Rodriguez e Palumbo).

Clima

Secondo la classificazione dei climi di Köppen la città fa parte della fascia climatica Csa, un clima caldo e molto secco in estate e mite e piovoso nel semestre invernale. Detto anche clima mediterraneo, con escursioni termiche decisamente contenute in ogni stagione.

L'inverno, piuttosto breve, presenta rari episodi di freddo che in sparuti casi può portare anche la neve, se pur di breve durata e appena una spolverata, sulle coste. L'ultimo episodio nevoso risale all'inverno del 2000, preceduto dall'episodio dell'inverno 1999.

L'estate è moderatamente calda e non particolarmente afosa. Infatti il valore medio di umidità tende ad essere più basso durante le ore più calde della giornata. Inoltre la presenza di frequenti brezze di mare tendono a contenere i valori massimi di temperatura; soltanto in presenza di venti meridionali (durante le maggiori ondate di calore) è possibile raggiungere i 40 °C, ma in questi casi i tassi di umidità divengono molto bassi precipitando sotto il 20%. Le precipitazioni sono consistenti e infatti Messina è, tra i comuni medio-grandi isolani, la città costiera più piovosa della Sicilia. Una media pluviometrica annuale di 846,9 mm che pone la città dello stretto oltre le medie italiane. Le precipitazioni sono concentrate prevalentemente tra l'autunno e l'inverno ma nella stagione estiva non mancano alcuni temporali. Le abbondanti piogge messinesi derivano da diversi fattori e in particolare ai rilievi relativamente alti prossimi alla zona su cui sorge la città (in Sicilia i Nebrodi orientali e i Peloritani, in Calabria l'Aspromonte) che provocano frequenti fenomeni da stau e alla presenza di due mari, lo Ionio e il Tirreno, che creano frequenti condizioni favorevoli alle precipitazioni.

Storia
(LA)
« Messana nobile Siciliae caput »
(IT)
« Messina, nobile capitale della Sicilia »
(antico motto della città)

Messina, seconda colonia greca d'Italia e prima della Sicilia, venne fondata dai Greci (coloni Calcidesi provenienti da Messini del Pelloponisos) intorno al 756 a.C., con il nome di Zancle, (dal greco Ζὰγκλης, Falce, dalla penisola di San Raineri somigliante a una falce che forma il suo porto naturale). I Romani la conquistarono nel 264 a.C. e dopo la caduta dell'Impero romano fu prima in possesso dei Bizantini e quindi degli Arabi. Nel 1060 venne conquistata dai Normanni.

Sotto i dominî svevo-angioino-aragonese, Messina raggiunse grande prosperità, divenendo capitale del Regno di Sicilia assieme a Palermo (il Regno di Sicilia comprese per lunghi periodi anche tutta l'Italia meridionale) e, grazie al suo porto, uno tra i primissimi centri commerciali e tra le più grandi, fiorenti ed importanti città del mar Mediterraneo. Fu, per lunghi secoli, la città siciliana più ricca, seconda nel Mezzogiorno d'Italia solo a Napoli.

Nel 1674 si ribellò alla Spagna e ne subì successivamente la repressione. Fu toccata da un grave terremoto nel 1783. Entrò a far parte del Regno d'Italia dopo la spedizione dei Mille garibaldina del 1860.

Nel 1908 subì le distruzioni di un altro terribile terremoto e ancora dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una pagina significativa dell'amicizia fra la città ed il popolo russo è legata al tragico: il terremoto del 1908. I primi soccorritori giunti a Messina furono proprio i marinai della flotta imperiale russa, che si trovava nel porto di Augusta per delle esercitazioni. Il terremoto di Messina è considerato uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Si verificò alle ore 05:21 del 28 dicembre 1908 e in 37 "lunghissimi" secondi danneggiò gravemente le città di Messina. A Messina, maggiormente sinistrata, rimasero sotto le macerie ricchi e poveri, autorità civili e militari. Nella nuvola di polvere che oscurò il cielo, sotto una pioggia torrenziale ed al buio, i sopravvissuti inebetiti dalla sventura e semivestiti non riuscirono a realizzare immediatamente l'accaduto. Alcuni si diressero verso il mare, altri rimasero nei pressi delle loro abitazioni nel generoso tentativo di portare soccorso a familiari ed amici. Qui furono colti dalle esplosioni e dagli incendi causati dal gas che si sprigionò dalle tubature interrotte. Tra voragini e montagne di macerie gli incendi si estesero, andarono in fiamme case, edifici e palazzi ubicati nella zona di via Cavour, via Cardines, via della Riviera, corso dei Mille, via Monastero Sant'Agostino. Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle località della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza. Lo tsunami in questo caso provocò molte vittime, fra i sopravvissuti che si erano ammassati sulla riva del mare, alla ricerca di un'ingannevole protezione. Improvvisamente le acque si ritirarono e dopo pochi minuti almeno tre grandi ondate aggiunsero al già tragico bilancio altra distruzione e morte. Onde gigantesche raggiunsero il litorale spazzando e schiantando quanto esistente. Nel suo ritirarsi la marea risucchiò barche, cadaveri e feriti. Molte persone, uscite incolumi da crolli ed incendi, trascinate al largo affogarono miseramente. Alcune navi alla fonda furono danneggiate, altre riuscirono a mantenere gli ormeggi entrando in collisione l'una con l'altra ma subendo danni limitati. Il villaggio del Faro a pochi chilometri da Messina andò quasi integralmente distrutto. La furia delle onde spazzò via le case situate nelle vicinanze della spiaggia anche in altre zone. Le località più duramente colpite furono Pellaro, Lazzaro e Gallico sulle coste calabresi; Briga e Paradiso, Sant'Alessio e le altre località fino a Riposto sulle coste siciliane. Gravissimo fu il bilancio delle vittime: Messina, che all'epoca contava circa 140.000 abitanti, ne perse circa 80.000.
Monumenti e luoghi d'interesse

Nel corso dei secoli vari eventi distruttivi, sia ad opera umana che naturali, hanno devastato la città, che oggi presenta un aspetto moderno, frutto soprattutto delle ultime ricostruzioni dopo il terremoto del 1908 ed i bombardamenti dal 1940 al 1943. Molte delle opere d'arte e degli edifici realizzati nei secoli sono andati perduti, ma la città conserva ancora esempi monumentali di assoluta rilevanza.

Architetture religiose

    Basilica Cattedrale Protometropolitana, dedicata a Santa Maria Assunta, bizantina, ricostruita alla fine del XII secolo e con numerosi altri rifacimenti. Conserva numerose opere d'arte. La sua fondazione è antecedente all'invasione araba, fu profanato dai musulmani e riconsacrato nel 1192 alla presenza dell'arcivescovo Berzio, dell'imperatore Enrico VI e della moglie Costanza d'Altavilla. Lo splendido tetto ligneo, con rare raffigurazioni astronomiche, fu distrutto nel 1254 da un incendio divampato durante i funerali di Corrado IV di Svevia, figlio di Federico II. Dal 1300 si susseguirono alcune modifiche sostanziali, che se da una parte arricchirono la cattedrale con i mosaici delle absidi, il portale e la facciata, dall'altro snaturarono l'originario aspetto normanno. Danneggiato nel prospetto dai terremoti del 1638 e del 1783, fu invece quasi interamente distrutto dal sisma del 1908, che lasciò in piedi la sola parte absidale, rimettendo tuttavia in luce molti elementi della costruzione normanna. La ricostruzione degli anni venti ripristinò l'aspetto originario e recuperò parte delle opere d'arte e dei mosaici. Un altro duro colpo alla millenaria struttura venne inferto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale che distrussero parte dell'interno. L'edificio attuale, che si è voluto il più possibile vicino all'originale, mantiene all'esterno parti pregevoli. Sul prospetto il magnifico portale in stile gotico ed i bassorilievi, sulla parte destra, le finestre quattrocentesche ed un portale attribuito a Polidoro da Caravaggio. All'interno del Duomo di Messina, tripartito da una doppia fila di 13 colonne, si possono ammirare i mosaici, alcuni monumenti funebri, tra cui quello di Guidotto de Tabiatis, arcivescovo di Messina nel XIV secolo, ed alcune statue di santi, pregevole il San Giovanni Battista di Antonello Gagini del 1525. Inoltre è più che degno di nota l'organo al suo interno: il secondo più grande d'Italia (il primo è quello del Duomo di Milano), e il terzo in Europa, con 5 tastiere, 170 registri, 16.000 canne distribuite nei due lati del transetto, dietro l'altare, sulla porta maggiore e sull'arco trionfale. È opera della ditta Tamburini di Crema del 1948. Il campanile, alto 90 metri e con una base di circa 10 metri, ha all'esterno il più grande ed il più complesso orologio meccanico ed astronomico del mondo, realizzato da una ditta di Strasburgo, fratelli Ungerer: inaugurato nel 1933, tutti i giorni a mezzogiorno le varie statue si muovono in modo spettacolare al suono dell'Ave Maria di Schubert. Le figure del campanile ricordano la Guerra del Vespro del 1282: Il Leone in cima rappresenta il Popolo Siciliano vittorioso su Carlo d'Angiò e l'esercito guelfo inviato dal papa contro la Sicilia; Dina e Clarenza rappresentano le donne di Messina che aiutarono gli uomini a difendere la città; il galletto in mezzo alle due statue femminili rappresenta l'esercito franco-papale; la chiesa che scompare ricorda il Colle della Caperrina, luogo della battaglia del 6 e 8 agosto 1282, ultimo tentativo di Carlo d'Angiò di entrare in città dalle colline a ovest. Ancora chiusa al pubblico, purtroppo, la splendida cripta. È stata aperta nelle giornate del Fai, ma necessita ancora del restauro della pavimentazione normanna e dell'illuminazione, cui sta lavorando la Soprintendenza, in cerca del finanziamento.
    Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, il primo nome di questa chiesa fu quello di S. Maria di Castellamare ed alcuni storici sostengono che la chiesa fu fondata nel XII secolo sulle rovine di un antico tempio di Nettuno. Un crollo avvenuto nel XIII secolo ne arretrò la facciata di 12 metri. In età aragonese fu cappella reale e sul finire del Quattrocento fu ceduta a cortigiani e ricchi mercanti catalani a Pietro d'Aragona, da qui il nome di Santissima Annunziata dei Catalani. La chiesa, visto il progressivo sollevamento della città dovuto ai terremoti ed alle ricostruzioni, si trova oggi ad oltre tre metri sotto il livello stradale. La pianta della chiesa è a basilica di tipo bizantino divisa in tre navate con un'alta cupola. L'esterno è incorniciato da due ordini di colonne con eleganti capitelli ed archi intarsiati a due colori. Sui lati della navata due camminamenti conducono sopra il transetto passando attraverso eleganti bifore. All'interno sono visibili le influenze arabo-bizantine. Si trova in via Cesare Battisti, di fronte a piazza Lepanto.
    Chiesa concattedrale del Santissimo Salvatore, sede dell'Archimandritato, in via San Giovanni Bosco.
    Basilica-Santuario di Sant'Antonio da Padova, custodisce le spoglie di Sant'Annibale Maria Di Francia. Si trova in via Cesare Battisti, all'incrocio con via Santa Cecilia.
    Sacrario di Cristo Re, possiede la "Campana di Cristo Re" posta in cima alla torre ottagonale (XII secolo) del santuario. Venne fusa a Padova (fonderia Colbachini) e inaugurata nel 1934. Ha un diametro di 2,66 m, pesa oltre 13 tonnellate ed è la terza campana d'Italia per grandezza. Ha suonato fino a qualche tempo fa a mezzogiorno, per poi far sentire i suoi rintocchi al tramanto (varia l'orario a seconda dei periodi dell'anno) in memoria dei caduti messinesi della prima e seconda guerra mondiale le cui spoglie sono conservate nel sacrario; ultimamente per via di alcuni guasti nel sistema elettromeccanico non esegue i rintocchi. Si trova sul viale Principe Umberto.
    Santuario della Madonna di Montalto sul colle della Caperrina, ricostruito dopo il terremoto. Questo Santuario è legato alla tradizione messinese; i suoi confini sono stati tracciati dal volo di una colomba bianca immediatamente dopo la cacciata da Messina degli Spagnoli.Si trova in via Dina e Clarenza.
    Chiesa di Sant'Elia, del XVI secolo, a navata unica. Si trova nella via omonima nelle vicinanze della chiesa di Santa Maria Alemanna. Presenta pregevoli stucchi interni.
    Chiesa di San Francesco all'Immacolata, del XIII secolo, la seconda chiesa per dimensioni della città, in viale Boccetta.
    Chiesa di San Giovanni di Malta, opera di Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo. Si trova nella via omonima.
    Chiesa della Madonna delle Grazie, a Grotte, costruita nel XVII secolo su progetto di Simone Gullì. Distrutta dal terremoto, è stata ricostruita, ma sono in corso lavori di ristrutturazione che si concluderanno a giugno 2011.
    Chiesa di Santa Maria della Valle detta "Badiazza", chiesa-fortezza di epoca normanna, nell'alta valle della frazione di Ritiro.
    Chiesa di San Tommaso il Vecchio, raro esempio di architettura prenormanna, in via Romagnosi.
    Chiesa Santa Maria del Carmine (Via Antonio Martino is. 214) Il Santuario in questa sede fu inaugurato il 15 luglio 1931 e richiama nella struttura lo stile settecentesco tipico della Messina pre terremoto. La Chiesa fu realizzata da Lorenzo Interdonato su progetto dell'architetto Cesare Bazzani. La Cupola della Chiesa a pianta ottagonale ha su ogni facciata una finestra circolare con al di sopra una lanterna quadrangolare. L'interno, a forma di croce greca con cappelle laterali, è ornato di marmi policromi e da colonne in marmo rosa sormontate da capitelli intarsiati. Pregevoli sono le opere che vi si conservano: un Crocefisso, una statua in legno della Madonna col Bambino e una statua di Sant'Alberto, nato a Trapani, ma morto a Messina, collocato sopra il Vascelluzzo, un vascello che ricorda la liberazione della città di Messina da una grave carestia, vascello che viene portato in processione ogni anno nel giorno del Corpus Domini. Nell'altare Maggiore si trova la statua del Settecento che raffigura la Madonna del Carmelo, con Gesù Bambino in braccio, nell'atto di porgere il S. Abitino a San Simone. Questa faceva parte della chiesa distrutta dal terremoto del 1908 e che si trovava nei pressi dell'attuale Duomo.
    Chiesa di Santa Maria Alemanna, si ritiene fondata dai Cavalieri Teutonici, ordine voluto a Messina da Federico II di Svevia, risale al XIII secolo. Si tratta dell'unico esempio di architettura gotica siciliana. Una cronaca locale ci informa che già nel 1606 la chiesa giaceva in stato di abbandono e che nel 1612 fu quasi distrutta da un fulmine che la centrò durante un violento temporale. Il terremoto del 1783 ne continuò il disfacimento. Usata per anni come magazzino, fu risparmita dal terribile sisma del 1908 che la lasciò quasi indenne. Il suo restauro è stato completato di recente. Da ammirare sono gli eleganti rchi a sesto acuto e i capitelli scolpiti con motivi floreali e figure mostruose. I portali originali si trovano al Museo cittadino. Si trova in via Sant'Elia.
    Chiesa ed ex monastero basiliano di Santa Maria di Mili in Mili San Pietro, fondata nel XI secolo e quindi allungata nel XVI. Nel sito fu sepolto il figlio di Ruggero d'Altavilla, morto in combattimento a Siracusa. La Chiesa è di proprietà dello Stato, in affidamento alla Curia, mentre il Monastero è di proprietà di un privato.
    Basilica Santuario di Sant'Antonio di Padova
    Chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio

Altre chiese sono state distrutte dal terremoto del 1908:

    Sinagoga di Messina, eretta tra il XII e il XIII secolo e trasformata in Chiesa di San Filippo Neri, poi distrutta dal terremoto del 1908.
    Chiesa della Santissima Annunziata, su progetto del Guarino Guarini, che venne distrutta dal terremoto del 1908.
    Chiesa di Santa Maria della Scala, del 1723, che venne distrutta dal terremoto del 1908.
    Chiesa di San Gregorio, del XVI secolo. Il campanile dalla caratteristica forma elicoidale si edificò nel 1717 su progetto del Juvarra. Ancora nel 1743 Pietro Passalacqua adornò la facciata della chiesa su disegni di Filippo Juvarra. Venne distrutta dal terremoto del 1908.
    Chiesa delle Anime del Purgatorio, opera di Raffaello Margarita del 1750, che venne distrutta dal terremoto del 1908.
    Chiesa di Santa Teresa, opera di Matteo de Maria del 1810, che venne distrutta dal terremoto del 1908.

Architetture civili

    Palazzo Zanca

    sede del municipio, in piazza Unione Europea, una volta era posto al centro della Palazzata che faceva da continuum di edifici del XVII scolo che faceva da cornice al porto falcato. L'edificio subì gravi danni dal terremoto del 1783, e distrutto dal terremoto del 1908, venne arretrato nella posizione attuale. I lavori di ricostruzione iniziarono il dicembre del 1914 sotto la direzione dell'architetto palermitano Antonio Zanca e si conclusero nel 1924. La costruzione è in stile neoclassico e si estende per una superficie di circa 12.000 mq. Sulla facciata si possono vedere alcune sculture legate alla simbologia cittadina e numerose lapidi che ricordano gli eventi più importanti. Nel prospetto di via San Camillo sono collocati due bassorilievi raffiguranti Dina e Clarenza, mentre sul lato opposto, in via Consolato del Mare, si un ingresso porticato con antistante la fontana Senatoria del 1619. Il lato posteriore si affaccia su Corso Cavour e su piazza Antonello con un portico ornato da bassorilievi eseguiti da maestranze locali. All'interno del Palazzo vi sono resti di cinta murarie della Magna Grecia.

    Galleria Vittorio Emanuele III

    uno dei pochi esempi di architettura con uso del ferro del Sud Italia, l'unica con Napoli, Galleria Umberto I. Realizzata nel 1929 da Camillo Puglisi Allegra per completare piazza Antonello. Il portico che dà sulla piazza è caratterizzato da un grande arco che segna l'accesso alla Galleria, riccamente decorata al suo interno con bellissimi stucchi ed un pavimento a mosaico bianco e nero. Due rampe di scale da una parte ed un portico dall'altra, conducono ad uscite secondarie.

    Teatro Vittorio Emanuele II

    la sua costruzione venne ordinata il 2 ottobre del 1838 da Ferdinando II di Borbone ed ebbe inizio solo il 23 aprile 1842. Fu progettato dall'architetto Pietro Valente ed inaugurato il 12 gennaio del 1852, venne intitolato a Sant'Elisabetta, in onore della madre del sovrano. Il 13 settembre del 1860 con l'Unità d'Italia assunse l'attuale nome. La facciata del teatro presenta un portico che consentiva il passaggio delle carrozze che accompagnavano gli spettatori. Sul loggiato d'ingresso un gruppo scultoreo del 1847 realizzato da Saro Zagari, raffigurante Il tempo che scopre la verità. L'esterno in pietra siracusana è in stile neoclassico, ed e ricco di decorazioni, sculture e bassorilievi dello Zagari che rappresentano scene della vita di Ercole e ritratti di sedici drammaturghi e musicisti famosi. La sera del 27 dicembre 1908 fu rappresentata l'Aida di Giuseppe Verdi, e poche ore dopo il terremoto distruggeva la città risparmiando il perimetro dell'edificio e le parti decorative. Nel 1982 cominciò un restauro finito nel dicembre del 1985, l'inaugurazione avvenne il 25 aprile del medesimo anno con un concerto diretto dal maestro Giuseppe Sinopoli. La decorazione interna del soffitto porta il nome di Renato Guttuso, il Mito di Colapesce. Si trova in via Garibaldi.

    Palazzo Piacentini

    opera dell'architetto Marcello Piacentini, sito in piazza Maurolico di fronte a quello dell'Università, fu realizzato nel 1927 sulla zone del vecchio Grande Ospedale. Si compone di tre edifici collegati da gallerie che mettono in comunicazione le tre grandi sale terranee di invito. L'architettura è fortemente caratterizzata dall'impiego dei materiali siciliani. La pietra, di caldo colore giallo-ocra, è quella stessa che era stata adoperata anticamente per i templi di Selinunte e di Agrigento, mentre in marmo di Cinisi sono alcune parti ornamentali. La scelta di queste pietre isolane, specie di quelle della facciata, è stata fatta per accentuare l'aspetto grecizzante dell'insieme a ricordo dei templi greci in Sicilia. Il prospetto, sopraelevato da grandi scale, è caratterizzato da grosse e scanalate mezze colonne doriche che inquadrano i muri, ove s'aprono finestroni rettangolari, e sorreggono una trabeazione. Le finestre sono sormontate da rosoni e medaglioni a bassorilievo. Le facciate, principali e laterali, l'interno si ornano di opere di vari artisti, intonate tutte allo stile a cui è improntato il palazzo, che riflette l'orientamento dell'atto ufficiale del primo ventennio del secolo. I grandi tondi dell'attico, rappresentanti Il diritto e La legge sono dello scultore Giovanni Prini, le quattro aquile romane sono di Cloza e di Bonfiglio; ancora di Cloza e Ricciardi sono i medaglioni raffiguranti alcuni giuristi messinesi(Dicearco di Messina, Guido Delle Colonne, Giacomo Macrì, Antonio Fulci, Francesco Faranda e Andrea Di Bartolomeo); le teste di Minerva sulle porte laterali sono di Monescalchi. Sul grandioso attico troneggia infine la grande quadriga condotta dalla dea Minerva realizzata da Ercole Drei in lega di bronzo e alluminio, probabilmente ispirato dalla tradizione architettonica ottocentesca del Nord Europa. Nel vestibolo, in fondo al quale si eleva lo scalone di onore, di marmo con inserti in bronzo, si apre il portale marmoreo che dà accesso alla Corte d'Assise. Nelle sale di udienza vi sono bassorilievi allegorici e nelle altre sale di rappresentanza, nella biblioteca, camera di consiglio, gabinetti dei presidenti e dei giudici, i soffitti sono decorati con tempere grasse.

    Palazzo Monte di pietà

    edificato nel 1581 dall'architetto Natale Masuccio in seguito ad una bolla papale di Leone X che incentivava la costruzione di opere pie, nel 1741, su progetti e disegni dell'architetto Antonio Basile e del pittore Campolo fu edificata la scalinata che conduceva alla chiesa di Santa Maria della Pietà, un tempo ornata da preziosi quadri e oggi quasi del tutto distrutta, mentre parte della cripta è al momento inaccessibile e in stato di totale abbandono. A metà della gradinata fu inserita una fontana marmorea con la statua dell'Abbodanza, opera di Ignazio Buceti. L'edificio, dal prospetto settecentesco, si affaccia su via XXIV Maggio. Dal pregevole portale d'ingresso si arriva in un atrio con volta a botte. A destra è situata la porta che conduceva ai piani superiori, di fronte, una fontana monumentale del 1732, raffigurante un putto che cavalca un delfino. L'edificio è stato ristrutturato nel 1979 ed attualmente è di proprietà dell'Arcicofraternita degli Azzurri, viene spesso utilizzato per ospitare manifestazioni culturali.

    Palazzetto Coppedè, opera dell'architetto fiorentino Gino Coppedè, in via Garibaldi dall´angolo arrontondato all'incrocio con la via Cardines.
    Palazzo Magaudda, anch'esso opera del Coppedè, all'incrocio tra via Cesare Battisti e via Garibaldi.
    Palazzo Calapaj - d'Alcontres, nella via S. Giacomo, edificio settecentesco.
    Loggia de' Negozianti, edificio rinascimentale, del 1627, in via Loggia dei Mercanti, nei pressi di piazza Duomo verso corso Cavour.
    Palazzo Cerruti - Bisazza, nella via Lepanto, all'incrocio della via Cesare Battisti e riconoscibile dall'inconfondibile Maghen David o "stella di Davide" inserita nelle inferriate dei balconi.
    Palazzo Trevi - Palazzo del gallo, all'angolo con le vie Centonze e Saffi, realizzato da Gino Coppedè nel 1913.
    Palazzo Arcivescovile, in via San Filippo Bianchi, 10, fu più volte distrutto e ricostruito, l'ultima volta nel 1924.
    Palazzo della Cassa di Risparmio, opera dell'architetto siciliano Cesare Bazzani, nel 1926, tra via Garibaldi e piazza Fulci.
    Palazzo Api, del Coppedé, tra le vie Garibaldi, Castellammare e Cesare Battisti.

    Palazzo dell'Università

    distrutto e raso al suolo dal sisma del 1908, fu ricostruito nel 1920 ed occupa una superficie di circa 20.000 mq. Il complesso edilizio universitario è stato progettato dall'architetto Giuseppe Botto. Dopo l'ultima guerra, in relazione al piano di espansione degli atenei, l'amministrazione universitaria dispose la sopraelevazione di alcuni padiglioni e la costruzione, su progetto dell'Ing. prof. Francesco Basile, di un moderno edificio con fronte su via dei Verdi. I prospetti delle tre palazzine che danno su piazza Salvatore Pugliatti rivelano caratteri neoclassici con decorazioni floreali. Accanto ai padiglioni che - sotto il livello stradale - si affacciano sulla via Giacomo Venezian è murato il bel portale dell'antico collegio dei Gesuiti, primo ateneo messinese e primo degli organismi religiosi siciliani dei seguaci di Sant'Ignazio di Loyola.

    Palazzo delle Poste

    progettato da Vittorio Mariani nel 1915, di chiara matrice Liberty presenta al suo interno ricche decorazioni floreali, simboli della città, anche contemporanei come i ferry boat, ed un fregio in stucco raffigurante angeli postini e telefonisti, sorge a piazza Antonello. È oggi una delle sedi decentrate dell'Università.

    Palazzo del Governo

    costruito nel 1920 su progetto dell'architetto Cesare Bazzani. Occupò quasi per intero l'area della cinquecentesca chiesa di S. Giovanni dei Cavalieri di Malta, della quale rimane soltanto, sul retro del Palazzo, la magnifica Tribuna. È di gusto post-floreale con evidenti inserti di elementi rinascimentali ed è valorizzato da un dosato plasticismo.

    Palazzo della Camera di Commercio

    costruito dopo il terremoto del 1908 su progetto dell'architetto messinese Camillo Puglisi Allegra. Questo palazzo si articola su tre piani di impianto classicheggiante, con un gioco di corpi avanzati sulla facciata ritmata da paraste che si elevano, su un altro basamento bugnato, a sorreggere una modulata trabeazione. Il terzo piano, realizzato al disopra di essa, ha alterato l'impianto che, nonostante il verticalismo dei finestroni, era marcatamente orizzontale.

    Palazzo della Provincia, o "Palazzo dei leoni"

    costruito nel 1914, sorge nel medesimo luogo che occupava prima del 1908, in precedenza area dell'antica chiesa di Sant'Agostino. Iniziati nel 1914 i lavori proseguirono durante la Prima guerra mondiale, e, seppur in immaginabili difficoltà, furono diretti dall'architetto Alessandro Giunta. L'edificio fu inaugurato nel 1918, con una cerimonia consona al grave momento dell'Italia dopo Caporetto, e cioè con l'intervento dell'eroe milazzese Luigi Rizzo, reduce dalla "beffa di Buccari" e dall'affondamento della corazzata "Szent Istvàn". L'edificio ha due prospetti: su quello di Corso Cavour si apre l'ingresso di rappresentanza preceduto da un portico, sulla piazza Antonello la facciata - pure porticata a pianoterra - segue con la sua concavità la forma della piazza su cui affaccia. Gli ambienti interni sono decorati dalle cariatidi e dagli stucchi lucidi dell'aula consiliare di D'Arrigo e Loverti e dai pannelli dipinti da Corsini sopra le grandi vetrate di Di Stefano e Bonsignore. dall'architetto Alessandro Giunta sull'area dell'antica chiesa di Sant'Agostino.

    Stazione ferroviaria

    costruita nel 1939 dall'architetto Mazzoni, dopo che per ordine di Benito Mussolini fu demolita la precedente, demolizione a cui partecipò lo stesso duce picconando la vecchia stazione. Fu inaugurata il 28 ottobre 1939. In stile razionalista, costruita utilizzando il travertino, la pietra lavica, la pietra di Siracusa e la pietra rossa di Taormina. La stazione è divisa in due corpi la stazione “Marittima” e “Centrale”, la centrale ha un grande loggiato che immette in una olle, ha un grande sottopassaggio che porta agli 8 binari più altri 2 commerciali. Dopo la stazione centrale si trovano gli uffici delle Ferrovie dello Stato dopo gli uffici si trova la grande stazione Marittima, questa ha un forma ad arco, al piano terra si trovano il bar la biglietteria e la tabaccheria e da scale mobili e scale in muratura si può salire sul salone panoramico sul porto e sulla parete opposta si trova un grande mosaico opera di Michele Cascella, di recente restaurato, e rappresenta il discorso di Mussolini a Palermo. Dal salone si aprono i varchi pedonali per le 5 invasature. Da alcune rampe si può salire sopra la nave con le automobili. Un'altra struttura caratterizzante è la torre dell'acqua con la scala ad elica intorno alla struttura. La stazione ha anche il compiti di interscambio con: il tram di Messina, Autobus e stazione Pullman fra la Sicilia ed il continente. All'esterno della stazione vi è piazza Repubblica ove sorge una fontana del 1905, posizionata lì dopo la venuta di Mussolini in città.

Molti palazzi sono stati distrutti dai terremoti del 1783, del 1908 e dai bombardamenti del 1943:

    Palazzo Reale, edificio rinascimentale, opera di Andrea Calamech del 1589 e distrutto dal terremoto del 1783.
    Palazzo della Camera di Commercio, opera di Giacomo Fiore, Giuseppe Managò e Giuseppe La Bruto, distrutto nel terremoto del 1908.
    Casa dei Padri Minoriti, opera dell'architetto Giacomo Minutoli, di fronte al Duomo, distrutta dal terremoto del 1908.
    Palazzo Pistorio-Cassibile, opera dell'architetto Giacomo Minutoli, in piazza Duomo, distrutto dal terremoto del 1908.
    Hotel Trinacria, costruito su disegno di Placido Campolo, Bitto e Asciak, distrutto nel terremoto del 1908.
    Convento S. Francesco d'Assisi, opera dell'architetto Giacomo Minutoli, distrutto dal terremoto del 1908.
    Palazzo municipale, opera dell'architetto Giacomo Minutoli, danneggiato solo in parte nel terremoto del 1908, è stato raso al suolo con cariche di dinamite poco dopo.
    Palazzo dei Tribunali, opera dell'architetto Antonio Basile, costruito su disegno di Domenico Martinelli, distrutto nel terremoto del 1908.
    Palazzata di Simone Gullì, opera dell'architetto Simone Gullì, distrutta nel terremoto del 1783.
    Palazzo Molo, edificio del periodo rococò corrente nei primi anni dell'800, opera di Antonio Brancati del 1810, distrutto dal terremoto del 1908.
    Palazzo Fiorentino, edificio del periodo rococò corrente nei primi anni dell'800, opera di Filippo Juvarra, distrutto dai bombardamenti del 1943.
    Palazzo Brunaccini, edificio del periodo rococò corrente nei primi anni dell'800, opera di Gaetano di Maria del 1810, nelle contrade della parrocchiale chiesa di S. Antonio, distrutto dal terremoto del 1908.
    Palazzo dell'Appalto, edificio settecentesco, distrutto dal terremoto del 1908.
    Palazzo Avarna, edificio settecentesco, opera di Saverio Francesco Basile del 1790, che sorse in piazza dei Catalani distrutto nel terremoto del 1908.
    Palazzo Arena, edificio settecentesco, opera di Gianfrancesco Arena del 1790, che sorse in piazza del Duomo distrutto nel terremoto del 1908.
    Porta della Loggia, edificio rinascimentale, opera di Giacomo Del Duca del 1589 con la fontana del Nettuno di fronte, distrutta dal terremoto del 1783.
    Palazzo Grano, edificio rinascimentale, opera di Andrea Calamech del 1563, distrutto dal terremoto del 1908. Il prototipo dei palazzi barocchi quali piaceranno a Catania.

Davanti al Porto di Messina, dal 1589, è stata realizzata una grande palazzata, visibile all'arrivo in città dal mare. È stata distrutta dal terremoto del 1783, ricostruita e distrutta dal terremoto del 1908, ricostruita ed oggi presente solo in parte:

    Palazzo Senatoriale, edificio rinascimentale, opera di Giacomo Del Duca del 1589, distrutto dal terremoto del 1783.
    Palazzata di Giacomo Minutoli, opera dell'architetto Giacomo Minutoli, edificata nel 1803 e distrutta nel terremoto del 1908.
    Palazzata di Giuseppe Samonà, opera dell'architetto Giuseppe Samonà, fu realizzata solo in parte.

Della Palazzata di Samonà sono oggi presenti:

    Palazzo dell'INA (Istituto Nazionale Assicurazioni) edificato su progetto dell'ingegnere Guido Viola nel 1935 tra il Palazzo della Dogana ed il Banco di Sicilia con la monumentale porta.
    Palazzo dell'INAIL, opera di Giuseppe Samonà del 1938 in stile razionalista.
    ex Palazzo Littorio, opera di Giuseppe Samonà 1940 anch´esso in stile razionalista.
    Palazzo della Dogana

    opera di Giuseppe Lo Cascio dopo il terremoto del 1908, in stile liberty., con magnifiche decorazioni, pensiline in ghisa, cancelli in stile floreale. Sito sul luogo ove, fino al 1783, sorgeva il grande Palazzo Reale, sede prima dei re e dopo dei viceré di Sicilia, alla pari del palazzo reale di Palermo.

    Palazzo del Banco di Sicilia

    costruito nel 1926 con norme antisismiche su progetto di V. Vinci, si ricollega ad una marcata struttura rinascimentale così come appare evidente nelle paraste che delimitano il portale d'ingresso affiancato da colonne tuscaniche e sovrastato da un balcone. All'interno dell'edificio, suggestiva è la "sala degli sportelli", ove si ammira lo stile floreale.

    Palazzo della cultura o Palacultura, inaugurato nel giugno 2009, in viale Boccetta. Attualmente ospita tra l'altro la Galleria di Arte contemporanea innaugurata la sera del 25 febbraio 2012 in occasione della Notte della Cultura edizione 2012.

All'interno vi è un amipo auditorium in cui spesso si esibiscono tra i migliori interpreti di musica classica, vi si organizzano infatti i cicli di concerti sia della Filarmonica che della Ass. Laudamo.

Altri monumenti

    Monumento ai caduti

    Si trova in piazza "Unione Europea" (Municipio), eretto nel 1936, dallo stile sobrio ed essenziale ma severo. Sul podio, davanti ad una stele, l'imponente gruppo bronzeo raffigurante un aviere, un marinaio ed un fante.

    Monumento alla batteria siciliana Masotto

    Ricorda la batteria Masotto, caduta ad Adua nella campagna eritrea; il gruppo in bronzo, raffigurante tre soldati in atteggiamenti epici, fu modellato da Salvatore Buemi nel 1897.

    Porta Grazia

    Monumentale porta d'accesso alla Cittadella (XVII secolo), opera di Domenico Biondo e figli. Nel 1961 fu ricollocata nella centrale piazza "Casa Pia".

    Statua di Messina riconoscente per la concessione del Portofranco

    Raffigura la Città riconoscente verso Ferdinando II di Borbone per la concessione del Porto Franco. È opera del 1859 del messinese G. Prinzi e si trovava, prima del 1908, all'interno del Municipio. Oggi si trova al centro della piazzetta "G. Minutoli", di fronte al porto con l'imponente mole del Municipio per sfondo.

    Statua dell'Immacolata Concezione

    Scultura in marmo bianco del messinese Ignazio Buceti (1758), posta su un alto basamento nella piazzetta "Immacolata di Marmo", a lato del Duomo.

    Monumento a Don Giovanni d'Austria, eretto in occasione della battaglia di Lepanto e realizzato da Andrea Calamech.
    Statua di Ferdinando II di Borbone

    monumento bronzeo commissionato dal Decurionato messinese al celebre scultore Pietro Tenerani, allievo di Bertel Thorvaldsen. Fu scolpita a Monaco di Baviera nel 1839. Il nuovo re era stato accolto favorevolmente dalla popolazione che nutriva grandi speranze sul suo operato. L'artista realizzò alcuni bozzetti dell'opera (la statua era alta oltre tre metri) che poi sarebbe stata collocata, con cerimonia solenne, in Piazza del Duomo il 30 maggio 1845. La statua venne fusa per farne dei mortai durante i moti insurrezionali del 1848, in cui il re diede ordine all'esercito di cannoneggiare sulla folla, ed infatti, proprio per questo fu soprannominato dai messinesi il Re Bomba. Il Decurionato messinese deliberò il 20 novembre 1852 di rifare le statue dei re Borboni, su ordine dello stesso Ferdinando II, che andarono distrutte. Il Tenerani fornì una copia simile alla precedente, il re era raffigurato nell'abito cerimoniale di Gran Maestro dell'Ordine di San Gennaro. La statua venne nuovamente rifatta a Monaco, nel 1856, e trasferita a Messina nel novembre 1857. Dopo il terremoto del 1908 la statua fu sistemata nel Museo Nazionale. Nel 1973 fu riconsegnata al Comune di Messina che l'ha posta in Villa Garibaldi, situata sull'omonima via.

    Statua di Carlo III di Borbone

    la Statua di Carlo III del 1757, opera in bronzo del messinese Giuseppe Buceti era stata costruita su modello di Jean Jacques Caffièri su basamento del Vanvitelli. L'attuale statua fu scolpita a Roma dal messinese Saro Zagari allievo del Tenerani; fu l'ultima ad essere completata e venne sistemata agli inizi del 1860 nel quartiere San Leone. Quello stesso anno, con l'entrata in città dei Garibaldini, furono nuovamente distrutte le Statue di Francesco I e Ferdinando I. Fortunatamente le altre due statue, quella di Ferdinando II e quella di Carlo III furono poste in salvo per ordine del generale Medici e sistemate nell'allora Museo Civico Peloritano e successivamente nella filanda Mellinghof trasformata in Museo Nazionale. Nel 1973 la Statua di Carlo III di Borbone è stata restituita alla città e collocata sul suo basamento originale in Piazza Cavallotti, sulla Via Primo Settembre, di fronte alla Camera di Commercio.Il piedistallo è di forma cilindrica e presenta una decorazione, molto gradevole, a festoni in stile neoclassico.

    Statua della Regina Elena

    in Via Cesare Battisti, Largo Seggiola, si erge il monumento alla Regina Elena del Montenegro, inaugurato il 26 giugno 1960 a ricordo della sua impegnativa opera assistenziale svolta nel gennaio del 1909 a favore della città terremotata. Fu scolpita a Firenze da Antonio Berti e realizzata con i fondi raccolti dal giornale “La Settimana Incom illustrata”, si eleva su un piedistallo marmoreo dove ai quattro lati del basamento, bassorilievi in bronzo attestano l’opera umile e il prodigarsi generoso della regina con i messinesi, duramente colpiti dal terremoto. La sovrana è raffigurata in un provvisorio ospedale allestito sulla nave regia, mentre sorregge la testa di un ferito con accanto una suora, una crocerossina ed un ufficiale medico; nell’atto di accarezzare alcuni bambini feriti che si avvicinano a lei; mentre tiene in braccio un bambino appena estratto dalle macerie ed in mezzo a numerose vittime (anche se, quest’ultima raffigurazione, è frutto di fantasia poiché, per espresso divieto del re Vittorio Emanuele III, suo consorte, la regina non sbarcò dalla nave essendo la città soggetta ancora a crolli e scosse di assestamento).

    Statua al Santo Annibale Maria di Francia

    sorge nell'omonima piazza, all’incrocio con Via Santa Cecilia e Via Cesare Battisti. Consiste una statua in bronzo su basamento di marmo, opera dello scultore messinese Mario Lucerna e collocata nel 1968. L’opera raffigura il Santo Annibale Maria di Francia, fondatore nel 1882 delle Figlie del Divino Zelo, dei Rogazionisti del Cuore di Gesù nel 1886, e di molti Orfanotrofi Antoniani. Padre Annibale volse la sua opera a Messina nel quartiere Avignone, il più povero e il più malfamato della città ed è rimasto vivo, nei messinesi, un forte enso di devozione nei suoi confronti.

    Statua di Gaetano Martino

    situata in Via Garibaldi, adiacente alla piazza Unione Europea, in una piazzetta intitolata al medesimo Gaetano Martino. Inaugurata il 24 novembre 2000, in occasione del centenario della sua nascita, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, della vedova del grande statista e dei figli. Fu realizzata, a Roma, dallo scultore Rocchi.

    Monumento a Papa Giovanni Paolo II

    sorge in Via XXIV Maggio nei pressi del Monte di Pietà. Inaugurato l’11 giugno 1988, a ricordo della venuta a Messina di Papa Giovanni Paolo II, il monumento bronzeo, opera dello scultore Sgaravatti di Padova, rappresenta il Pontefice che, rivolto verso una stele, prega con le braccia aperte Sant'Eustochia Calafato. Nella stele sono raffigurati episodi salienti della vita della Santa messinese.

Fontane monumentali

    Fontana di Orione

    Sita in Piazza Duomo è opera di Giovanni Angelo Montorsoli (1553).

    Fontana del Nettuno

    Seconda opera messinese di Giovanni Angelo Montorsoli (1557), si trova in piazza Unità d'Italia.

    Fontana Senatoria

    È collocata sul lato sud del Palazzo Municipale; si compone di una grande vasca circolare con al centro una stele che sostiene una grande tazza buccellata del 1619 a sua volta sormontata da una pigna, la grande vasca è sorretta da tre gradini e presenta sul bordo esterno sette targhe a rilievo, i nomi dei Senatori del tempo, Don Franciscus Marullo, Bernadus Moleti, Thomas Zuccarato, Marcellus Cirino, Vincentius De Celis e Franciscus De Judice. La sua collocazione originaria è sconosciuta, però fino al 1935 si trovava in Piazza Palazzo Reale (accanto alla Dogana), nel 1937 viene collocata in Via Consolato del mare accanto al municipio per la venuta a Messina di Benito Mussolini.

    Fontana Falconieri

    Fu eretta in piazza Ottagona (oggi piazza Filippo Juvara) nel 1842 per i festeggiamenti secolari in onore della Madonna della Lettera dall'architetto messinese Carlo Falconieri. Oggi si trova al centro di piazza Basicò.

    Le Quattro Fontane

    Eseguite su disegni del romano Pietro Calcagni, poste ai quattro angoli tra via Austria (oggi via I settembre) e via Cardines, nuove arterie volute dal Senato di Messina nel 1572 per congiungere il Duomo al Palazzo Reale, furono eseguite in epoche diverse. La prima, nel 1666, da Innocenzo Mangani, la seconda, nel 1714, da Ignazio Buceti, le ultime due da ignoti artisti nel 1742. La decorazione è ispirata al mare; gli stemmi imperiali spagnoli e di Messina sormontano ciascuna fontana. Distrutte dal terremoto del 1908, solo due sono state ricomposte nel sito originario; le due mancanti sono custodite al Museo Regionale.

    Fontana Bios

    alla Passeggiata a Mare, realizzata dal pittore e scultore messinese Ranieri Wanderlingh. Inaugurata nel 2005 è stata donata alla città dal quotidiano Gazzetta del Sud. Raro esempio di arte moderna a Messina, l'opera si ispira alle forme originarie ed archetipiche della natura vivente. Simboleggia il maschile ed il femminile ed il ciclo della vita e dell'energia vitale rappresentato dall'acqua. Il sottotitolo dell'opera è :"la vita che sempre ricomincia". La collocazione sul lungomare è stata voluta dall'autore al fine di segnare l'importante confine fra spazio urbano e spazio naturale che caratterizza la città di Messina.

    Fontana dei 4 cavallucci

    in largo San Giacomo, alle spalle di Piazza Duomo. Secondo lo storico Cajo Domenico Gallo fu eretta nel 1742 in occasione della festa della Madonna della Lettera, scolpita dal catanese Giovan Battista Marino.

    Fontana del Brugnani

    all'interno della Fiera campionaria, scolpita nel 1738 dal messinese Ignazio Brugnani. Fino al 1908 si trovava nel cortile del monastero di S. Gregorio Magno, sotto Montalto. I gravi danni subiti sono stati restaurati nel 1980.

    Fontana in ghisa

    opera di artigiani fonditori messinesi di fine '800.

    Fontana della Pigna

    in piazza Seguenza, è di stile settecentesco, sormontata da una grossa pigna da cui prende il nome. Si pensa provenga da un cortile del seminario arcivescovile.

    Fontana di Piazza Repubblica

    è del periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale e sfrutta i resti di una fontana del 1902, poi andata distrutta, realizzata da Leandro Caselli in occasione della realizzazione dell'acquedotto cittadino.

    Fontana di Gennaro

    all'incrocio tra Corso Cavour e via T. Cannizzaro, sarebbe opera del 1590 di Rinaldo Bonanno; quest'opera venne edificata grazie al volere dei senatori di quel tempo che furono: Paolo Adornetto, Antonio Cesare Aquilone, Pietro Arena, Pietro Del Pozzo, Giuseppe Stagno D'Alcontres, Carolus Ventimiglia. I loro nomi e la data di costruzione furono incisi su di una lapide, distrutta dal terremoto, che era posta sul fronte del vicino palazzo Brunaccini. La fontana dell'Acquario, intesa popolarmente di Gennaro (viene chiamata Gennaro perché sembra che sia il nome della famiglia messinese che finanziò l'opera, o anche chiamata Innaru o Gennaro, nome derivante da Jannò o Giano, divinità pagana a cui si dedicavano, in epoca romana, le porte della città.), fu sistemata nel 1602 all'incrocio tra il Corso e la via del Collegio: era accostata alla testata di un irregolare fabbricato e volta verso Mezzogiorno e l'inizio del Corso. Caio Domenico Gallo negli "Annali della città di Messina" scrive in proposito che "[…] nell'entrare del nuovo anno 1602 si eresse il bellissimo fonte di marmo nella piazza della parrocchiale di S. Antonio dettà di Jannò con la statua raguardevole dell'Acquario seduto sul Zodiaco […]". Per diversi anni fu ospitata dal Museo di Messina e nel 1931 fu posta nel nuovo slargo all'inizio del Corso, conservando comunque una posizione non molto diversa dall'originale. Di semplice e classica fattura, la fonte si eleva su un basso basamento e si compone di una vasca ottagonale in marmo rosa, dalla quale si erge un piedistallo che regge la statua di un giovane acquaiolo (Acquario) seduto su un globo decorato da una fascia con i segni dello zodiaco. Il segno zodiacale è, quindi, raffigurato sotto forma di giovane nudo dalle fattezze atletiche che regge due anfore; l'acqua fuoriusciva, fino al 1870, da quattro mascheroni posti alla base del globo e dalle due brocche sostenute da Acquario. La statua in marmo bianco appare non del tutto rifinita, a causa dell'erosione del tempo e dei danni riportati per il terremoto ancora leggibili nelle parti restaurate, ma, malgrado tutto, il modellato si presenta robusto e vibrante e la figura denota sincronia di movimento. Da taluni attribuita a Rinaldo Bonanno, essa fu, probabilmente, opera di un suo allievo, essendo quell'artista morto nel 1590.

    Fontanella Arena

    si trova nel largo “Fontana Arena”, un grazioso puttino in bronzo modellato dallo scultore messinese Antonino Bonfiglio. Questa fontanella decora un piccolo angolo di verde a forma triangolare posto tra via Boccetta e via G. Longo. Dagli abitanti del luogo la chiamano “Fontana Arena”, dal nome della famiglia Arena che, nel secolo scorso, in un periodo di enorme siccità diedero al popolo la possibilità di servirsi delle acque. Il Comune, per ricordare l'avvenimento, commissionò l'opera un puttino orciaiolo in pietra artificiale che, successivamente, a spese dei cittadini del quartiere, fu modello per una fusione in bronzo, l'originale in pietra andò poi perduto, versante acqua da un panciuto vaso a forma d'anfora, rappresentando una delle opere “minori” e meno importanti di Bonfiglio, ma può considerarsi, malgrado, tra la foltissima schiera di sculture da lui eseguite, l'opera più gioisa e genuina, pervasa di semplicità, allegria e spensieratezza, tipica del mondo felice dell'infanzia.

    Fontana di Piazza Cairoli

    inaugurata con la ristrutturazione della piazza, nel 2003.

Cimitero monumentale

Il Cimitero monumentale è il secondo maggior cimitero d'Italia, dopo quello di Genova.

Architetture militari

Castello del Santissimo Salvatore

Fu fatto edificare da Carlo V nel 1540 circa, sul braccio estremo della falce portuale, nel luogo in cui un tempo esisteva l'antica sede dell'Archimandritato del Santissimo Salvatore. Sulla torre "Campana", posta all'estremità, si trova una stele di 60 metri di altezza, che sostiene una grande statua benedicente della Madonna della Lettera in bronzo dorato (alta 6 metri), opera di Tore Edmondo Calabrò. La stele fu illuminata per la prima volta nel 1934 da papa Pio XI, che azionò dal Vaticano un radiocomando di Guglielmo Marconi; essa appare a chi giunge dal mare e in atto benedicente verso la prospiciente città.
Castel Gonzaga

È una delle fortificazioni di pregio di Messina, progettato dal Antonio Ferramolinoda Bergamo, regio ingegnere militare, nel 1540 e costruito in posizione dominante, a Montepiselli, nell'ambito del progetto di costruzione di nuove possenti mura e fortificazioni per la città di Messina, voluto da Carlo V, che resero la piazzaforte la più munita del bacino del Mediterraneo. Prese il nome dal viceré dell'epoca don Ferrante Gonzaga.
Real Cittadella

Imponente costruzione militare a pianta stellare (5 baluardi), situata all'imboccatura della falce del porto. Fu costruita dal 1678 al 1681 dagli spagnoli, per controllare la città dopo la rivolta del 1674. È il simbolo della resistenza dell'esercito del Regno delle Due Sicilie contro l'invasione piemontese e garibaldina, in quanto fu l'ultimo presidio della Sicilia ad arrendersi ai garibaldini il 12 marzo 1861. Gran parte di essa è in stato di abbandono.

Forti Umbertini

I Forti detti Umbertini sono così chiamati perché costruiti durante il regno di Umberto I di Savoia per la difesa dello Stretto. Sono 22 in tutto (13 sulla costa siciliana e 9 sulla costa calabra) e in genere sono posizionati su alture.

    Forte Cavalli, su Monte Gallo nei pressi di Larderia, ancora in ottimo stato di conservazione, che domina la città dal un'altezza di quasi 500 m s.l.m. Da essa si gode una vista ottima sullo Stretto, che servì negli anni a controllare le avanzate francesi via mare, impegnati in quel periodo in una campagna di attacco alla Tunisia. Deriva il suo nome dal generale piemontese Giovanni Cavalli. È sede del Museo Storico della Fortificazione Permanente dello Stretto.
    Forte Campone, in posizione molto elevata e in ottime condizioni.
    Forte Dinnammare, situato all'interno del Ponte Radio Interforze, accanto all'omonimo santuario dedicato alla Madonna.
    Forte dei Centri, a Salice, in buone condizioni.
    Batteria Polveriera o Masotto (dal nome del comandante), a Curcuraci. Dalla fine della II guerra mondiale fino al 1986 è stata utilizzata dalla Marina Militare come deposito; da allora è in stato di abbandono.
    Forte Serra la Croce, fra Curcuraci e Faro superiore, in buone condizioni.
    Forte Puntal Ferraro sui Colli San Rizzo, gestito dall'Azienda Foreste Demaniali, in buone condizioni; vi è un centro veterinario importante oltre ad ospitare una piccola colonia di daini
    Forte Menaja Crispi a Campo Italia; è stato in parte distrutto dai bombardamenti del 1943 e la parte restante è in stato di abbandono.
    Forte San Jachiddu, che prende nome da un eremita basiliano vissuto in epoca bizantina; situato a 330 metri di altitudine tra le vallate dell'Annunziata, di San Licandro e di Giostra-San Michele e utilizzato oggi come centro di un Parco Ecologico.
    Forte Ogliastri, a Tremonti, in buone condizioni; da qualche anno vi si organizzano importanti eventi d'estate oltre ad ospitare il centro VTS per il controllo del traffico marittmo dello Stretto di Messina
    Forte Petrazza, tra Camaro e Bordonaro, in buone condizioni.
    Forte Schiaffino o Monte Giulitta, a Santa Lucia sopra Contesse, costruito nel 1889-1890 per difendere la zona da Gazzi a Mili Marina, è privo di gestione.
    Forte Mangialupi, demolito per far posto all'eliporto del Policlinico; ne restano solo la caponiera e qualche vano in stato di abbandono.
    Forte Spuria, nei pressi del cimitero di Granatari, ricostruito alla fine dell'800 sui resti del Forte Inglese.

Altre strutture

    Castellaccio: fortificazione in stato di abbandono di Gravitelli. È il più antico dei forti messinesi ed ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti.
    Castello "Matagrifone" o "Roccaguelfonia": di esso resta solo una torre ottagonale, sulla cui sommità è stata installata una delle campane più grandi d'Europa. Esistono ancora alcuni baluardi, nonché le strutture sottostanti e circostanti, insieme ad uno degli ingressi del XVI secolo.
    Resti della cinta muraria:
        Torre della Lanterna;
        Torre di Contesse;
        Torri Martello di Ganzirri e Faro;
        Torre di Capo Peloro;
        Torre di Marmora;
        Torre Umbertina;
        Stazione semaforica Spuria (anni trenta).
    Sistema costiero - contraereo "f.a.m." (fronte a mare): edificato a partire dal 1936 e costituito da una rete di batterie costiere, osservatori, direzioni del tiro ed altro, utili alla difesa costiera, antisommergibile e contraerea del territorio della città.
    Sistema terrestre "f.a.t." (fronte a terra): edificato tra il 1942 ed il 1943, costituito da una serie di fortificazioni (bunker, piazzole, eccetera) che cingono il perimetro della città, difendendolo da tentativi di penetrazione nemica

Aree naturali

    Villa Giuseppe Mazzini, nome originario "la Flora", fu progettata dall'ingegnere svizzero Enrico Fehr. Si trova al centro della città tra la Prefettura, la chiesa di S. Giovanni di Malta, la sede del Comando interregionale dei Carabinieri, il viale Boccetta e la via Garibaldi un tempo Strada Ferdinanda. Ricca di vegetazione mediterranea ed esotica, è uno dei luoghi preferiti dai messinesi per il tempo libero, all'interno vi è l'Acquario di Messina, ed una voliera che ospita uccell esotici.
    Passeggiata a mare, lungo spazio attrezzato sul waterfront del centro cittadino dal viale Boccetta alla sede della Fiera Internazionale, bellissima la vista sul porto e sulla colonna votiva della Madonna della Lettera.
    Villa Dante, di fronte al Cimitero monumentale ed al centro del viale San Martino, la principale arteria commerciale della città. È il vero grande "polmone verde" di Messina, realizzato negli anni settanta e della estensione di alcuni ettari. Include anche una grande arena all'aperto per spettacoli(auditorium), una piscina, un centro ricreativo per anziani, campi da calcetto e numerosi spazi ludici per i bambini.
    Villa Albert Sabin, sul viale della Libertà di fronte al Museo Regionale ed al capolinea Nord della tramvia, grande spazio verde attrezzato affacciato sullo Stretto.
    Colli Sarrizzo, immenso polmone verde naturale della città con numerose aree attrezzate.
    Piazza Cairoli, grande spazio alberato sul viale S. Martino, il "cuore giovane" della città attraversato dalla tramvia. È il più frequentato luogo di ritrovo di Messina.
    Orto Botanico Pietro Castelli, dell'Università di Messina, in piazza XX settembre, comprendente piante provenienti da varie parti del mondo; vi si svolgono attività di educazione naturalistica.

Esistono poi villette molto più piccole:

    Villetta Quasimodo, nei pressi della Stazione ferroviaria
    Villa Ettore Castronovo, in piazza Castronovo, luogo di partenza della celebre Vara di Mezzagosto.
    Villa Giuseppe Garibaldi, situata di fronte alla più grande villa Mazzini lungo la via Garibaldi, alberata a pini. In loco si trova la statua di Ferdinando II di Borbone, da anni tenuta in abbandono ed ivi posizionata solo qualche decennio fa.
    Villetta San Francesco di Paola, dalle alte palme, situata di fronte alla rada S. Francesco dove hanno sede gli imbarcaderi per il Continente delle compagnie private. In stato di totale abbandono.
    Piazza Santa Caterina Valverde, minuscola villetta sita lungo Via Garibaldi, davanti alla Chiesa di Santa Caterina. Ivi è posta un monumento in stile moderno dedicato ad Antonello da Messina.

Necessitano di lavori per essere dati alla pubblica fruizione due importanti aree della città:

    Parco Aldo Moro, situato sulla circonvallazione, in viale Regina Margherita, è sede dell'istituto nazionale di geologia e vulcanologia con sezione sismologica. A novembre 2009 sono stati consegnati lavori di ristrutturazione che sarebbero dovuti durare nove mesi e dei quali non si ha notizia.
    Foresta di Camaro, in attesa di essere affidata alla Forestale. Il 7 ottobre 2010, la Regione ha dato il via libera alla stipula della convenzione per la gestione della foresta di Camaro ed è ora possibile firmare l'accordo. All'interno si nasconde un vero e proprio tesoro: ci sono 7 specie di piante rare, 33 specie di uccelli (al Wwf ne risultano addirittura 110); si trovano siti storici quali gli antichi mulini plurisecolari, il santuario della Madonnuzza, il torrente di Camaro, la casa del Re e la colonia del principe di Piemonte. La foresta di Camaro, inoltre, gode di specifiche misure di protezione speciale, in quanto sito di interesse comunitario.

Cultura

Biblioteche

Le biblioteche più importanti sono quattro: quella comunale, quella regionale, il gabinetto di lettura e l'archivio di stato.

Quella comunale è ospitata al palazzo della Cultura e conta, tra biblioteca e archivio storico, circa 64.000 volumi.

Quella regionale è attualmente divisa in quattro sedi, ma non si ha ancora a disposizione un luogo in cui unificarla. Sarebbe necessario un plesso di almeno 10.000 m². È stato ipotizzato l'ex ospedale Regina Margherita, dove verrebbe trasferita anche la sede della Soprintendenza.

L'archivio di Stato custodisce oltre 50.000 volumi.

Il gabinetto di lettura custodisce oltre 45.000 volumi.

    Archivio Storico Comunale, fondato nel 1936. L'Archivio conserva oltre 14.000 volumi riguardanti la città, con copie risalenti al Cinquecento ed al Seicento; una interessante emeroteca con oltre 1600 testate ed alcuni giornali risalenti al 1815; un'importante collezione di antiche stampe con oltre 420 esemplari, foto e cartoline d'epoca.
    Biblioteca comunale "Tommaso Cannizzaro", fondata nel 1917. Custodisce circa 50.000 volumi. Sia l'archivio storico, sia la biblioteca comunale si trovano provvisoriamente nei cantinati di una scuola media cittadina, ma sono in fase di trasferimento nel palazzo della Cultura di viale Boccetta.
    Biblioteca del Gabinetto di Lettura, attualmente all'incrocio tra viale San Martino e via Sacchi, sarà anch'esso trasferito al palazzo della Cultura, previa stipula di un protocollo che disciplini l'utilizzo del fondo librario unitamente con quello delle due strutture comunali. Custodisce oltre 45.000 volumi.

    Biblioteca Regionale di Messina, fondata nel 1731. Il suo patrimonio bibliografico ammonta a circa 400.000 unità suddivise in: 1.307 manoscritti, 423 edizioni del XV secolo, 3.637 edizioni del XVI secolo, 107 pergamene sciolte, una collezione iconografica ricca di 363 stampe e una ricca collezione di fotografie storiche. Notevoli per importanza le raccolte pervenute alla Biblioteca per acquisto o donazione. Aperta tutte le mattine e i pomeriggi, tranne la domenica e il lunedì mattina. È suddivisa in quattro sedi: via primo settembre 117, via dei verdi 71, via la farina 237 e via consolare pompea 59.

    Archivio di Stato di Messina, istituito nel 1843. Gravemente mutilato nei suoi fondi archivistici nei bombardamenti del 1943 (quando perse oltre 100.000 volumi), oggi custodisce oltre 50.000 volumi. Aperto dal lunedì al sabato tutte le mattine, e nei pomeriggi di martedì e giovedì fino alle 17.30, con accesso libero e consultazione gratuita, si trova in via Avellino n.1(angolo via La Farina).
    Biblioteca Camera di Commercio Industria ed Agricoltura in piazza Cavallotti 1.
    Biblioteca del Museo Regionale, nata intorno alla metà del XIX secolo. Custodisce circa 9.000 volumi
    Biblioteca Painiana del Seminario Arcivescovile "San Pio X", fondata nel 1927 dall'Arcivescovo di Messina mons. Angelo Paino nei locali del Seminario. Custodisce circa 175.000 volumi. Si trova in via Seminario, zona Giostra, ed è aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì e nel pomeriggio di giovedì fino alle 18.
    Biblioteca dell'Istituto Teologico San Tommaso dell'Università Pontificia Salesiana, una delle biblioteche più belle del sud Italia, ricca di volumi anche introvabili. È specializzata in scienze religiose e antropologiche: teologia, filosofia, sacra Scrittura, diritto canonico, storia ecclesiastica. Possiede ampie raccolte di letteratura classica e moderna, storia civile, diritto civile, scienze, arte, musica. Un reparto speciale di oltre 5.000 volumi è riservato a opere riguardanti la Sicilia. Una sezione particolare raccoglie, in edizione originale o in fotocopia, un rilevante numero di Sinodi di varie Diocesi d'Italia e di Spagna, e particolarmente delle Diocesi di Sicilia, celebrati tra il 1500 e il 1700. Il patrimonio contiene anche opere antiche a stampa, 'opera omnia', fondi, collezioni, microfiches, all'interno vi è anche una mediateca e un'emeroteca. Aperta tutte le mattine e i pomeriggi tranne la domenica e il lunedì mattina, si trova in via del Pozzo 43.
    Biblioteca "Giorgianni-Macrì" del Liceo Classico "Francesco Maurolico", aperta al pubblico dal 2002. Custodisce circa 16.000 volumi. Aperta tutte le mattine dal lunedì al sabato e nei pomeriggi di lunedì, martedì e giovedì fino alle 18, si trova in corso Cavour 63.
    Biblioteca dell'Istituto di studi storici "Gaetano Salvemini", aperta nelle mattine di lunedì, mercoledì e venerdì, si trova in via Lepanto 7.
    Biblioteche dell'Università degli Studi. Tutte le facoltà universitarie di Messina hanno nel tempo realizzato delle biblioteche, molto rilevanti sia dal punto di vista numerico che qualitativo. Tra di esse, riunite in un sistema bibliotecario d'Ateneo , spicca per ampiezza la Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia, con sede negli ampi locali del polo universitario dell'Annunziata, che custodisce quasi 1.000.000 di libri e che è, per ampiezza, la seconda nel Meridione d'Italia dopo quella di Napoli. Aperta tutte le mattine dal lunedì al venerdì e nei pomeriggi di lunedì e mercoledì.
    Biblioteca Provinciale dei Frati Cappuccini di Messina, istituita nel 1963, rappresenta la continuazione di quella che, agli albori del XVII secolo, fu una delle biblioteche più ricche dell'ordine. L'attuale patrimonio ha una consistenza di 71.500 volumi. Il fondo antico comprende incunaboli, edizioni appartenenti ai secc. XVI-XIX, manoscritti e pergamene. La collezione moderna raccoglie testi concernenti teologia, patrologia, storia della Chiesa, diritto canonico, agiografia, storia, filosofia, letteratura italiana e straniera, arte, scienze del libro, storia e cultura locale. Una sezione speciale è dedicata al francescanesimo e alla storia e alla spiritualità dell'ordine dei Frati Minori Cappuccini. La Biblioteca dispone di una sala di consultazione a scaffale aperto e un'emeroteca dotata di 820 periodici di cui 180 correnti. La Biblioteca è adiacente al Santuario "Madonna di Pompei" sito in viale Regina Margherita 25. Si accede da via delle Mura, una stradina che costeggia il lato sinistro della facciata della Chiesa.
    Biblioteca della Provincia Regionale, sita al piano terra del Palazzo Provinciale (Palazzo dei Leoni), sul Corso Cavour. Si caratterizza per la ricchezza e completezza delle raccolte relative alle Gazzette Ufficiali Nazionali (dall'Unità d'Italia ad oggi), Regionali, Europee (serie L e C) nonché per alcuni volumi relativi alle primissime sedute del Consiglio Provinciale. È ricca di oltre 4000 volumi (tra monografie, saggi, pubblicazioni, dizionari, enciclopedie, romanzi). La Biblioteca inoltre conserva e continua a raccogliere diverse pubblicazioni e riviste, prevalentemente di carattere giuridico-amministrativo, ma anche letterarie, storiche e tecnico scientifiche, tra cui numerose sul territorio provinciale. È aperta il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 12, e il martedì dalle 16 alle 17.

Università

L'Università di Messina, fondata nel 1548 da S. Ignazio di Loyola come "primum ac prototypum collegium Societatis Jesu", ovvero primo Collegio al mondo della Società di Gesù, conta oggi circa 52 000 iscritti ed è la terza università siciliana per numero di studenti (Palermo e Catania contano circa 62 000 iscritti).

L'attività didattica è divisa in 11 facoltà, che offrono oltre 110 corsi di laurea:

    Economia
    Farmacia
    Giurisprudenza
    Ingegneria
    Lettere e Filosofia
    Medicina e Chirurgia, c/o Policlinico Universitario "Gaetano Martino"
    Medicina Veterinaria
    Scienze della Formazione
    Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
    Scienze Politiche
    Scienze Statistiche

L'attuale rettore è il prof. Francesco Tomasello. Tra i docenti più illustri della sua storia troviamo Giovanni Pascoli, Vittorio Emanuele Orlando, e tanti altri nomi di spicco della cultura nazionale e internazionale.

La sede centrale si trova in piazza Pugliatti, di fronte al tribunale, ma occupa il quadrilatero delle vie Cesare Battisti, dei Verdi e Giacomo Venezian. Proprio all'angolo di quest'ultima con piazza Pugliatti, è presente il portale storico progettato da Natale Masuccio nel 1608. Alla espulsione dei Gesuiti, operata dal governo borbonico nel 1767 – come si legge anche nel pannello collocato nei pressi dell'incrocio di via Giacomo Venezian – ospitò l'Accademia Carolina e la Biblioteca. Restaurato dopo il sisma del 1783, vi fu allocato il Museo Civico e di nuovo alcuni istituti dell'Università, ripristinata da Federico II nel 1838. Il grandioso elemento architettonico, poco valorizzato dall'attuale collocazione sotto il livello stradale, è esemplare dell'ispirazione dell'architetto messinese ancora debitrice nei confronti della tradizione manieristica di ascendenza michelangiolesca. Sormontato dall'aquila simbolo dell'impero asburgico, reca la lapide che ricorda la bolla di Paolo III emessa nel 1548 per l'istituzione del Collegium Prototypum che coincise con la fondazione del Messanense Studium Generale.

L'Ateneo di Messina possiede un campus universitario con all'interno una delle cittadelle sportive universitarie più grandi e all'avanguardia d'Italia che comprende:

    Campo di baseball in erba naturale, con illuminazione;
    3 palestre polifunzionali;
    Campi di calcio, rugby ed hockey in erba sintetica, con illuminazione;
    Piscina coperta;
    Piscina scoperta;
    3 campi da tennis coperti, in sintetico, con illuminazione;
    2 campi polivalenti da tennis-calcetto, in sintetico, con illuminazione;
    Anfiteatro con circa 1000 posti.;
    Foresteria con 133 residenze per atleti.

In Provincia ha sede a Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Patti e Taormina.

Musei

Museo Regionale

Il Museo Regionale di Messina, già "Museo Nazionale", passato alla Regione Siciliana in applicazione dell'autonomia isolana, fu concepito dopo il 1908 nei locali di un'antica filanda di seta, nella spianata di San Salvatore dei Greci (all'incrocio tra viale della Libertà e viale Annunziata) per accogliere quanto di artistico era stato possibile recuperare dalle macerie della città.

Le sezioni museali sono organizzate in modo da offrire, attraverso le testimonianze artistiche, un quadro cronologico della ricca storia culturale di Messina attraverso i secoli. Ospita, tra le opere più importanti, quelle dei numerosissimi artisti messinesi, Girolamo Alibrandi e poi Il Polittico di San Gregorio ed un'altra tavoletta bifronte di Antonello da Messina e due tele di Michelangelo Merisi da Caravaggio, la Resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei Pastori, opere di Alonso Rodriguez, Mattia Preti, Guercino, Onofrio Gabriello, Mario Minniti, Antonino Barbalonga Alberti, Colijn de Coter, Giovan Battista Quagliata, Matthias Stomer, Domenico Marolì.

Il Museo ospita inoltre una ricca mostra permanente degli argenti messinesi, a testimonianza delle straordinarie capacità artistiche degli argentieri messinesi. Dal 2010 è in corso il trasferimento nei moderni locali del nuovo Museo, adiacenti ai vecchi.

Museo della Cultura e Musica popolare dei Peloritani

Il Museo della Cultura e Musica popolare dei Peloritani, inaugurato nel 1996 nella frazione "Gesso" della zona Nord della città. È aperto ogni domenica, oppure durante la settimana su prenotazione. Unico nel suo genere in Sicilia, basa l'allestimento museale sul criterio della multidisciplinarietà: video, ipertesti, ascolto digitale, animazione con suonatori e cantori della tradizione, supporti letterari, fotografici, iconici, didascalici e didattici. Custodisce tutti gli strumenti musicali della tradizione peloritana, tra cui le zampogne (ciarameddi in dialetto), i flauti in canna (friscaletti), tamburi e tamburelli, scacciapensieri, conchiglie ed una ricca documentazione fotografica.

Archivio - mostra permanente su Salvatore Quasimodo La vita non è un sogno

Raccoglie in una mostra permanente manoscritti, documenti, fotografie, pubblicazioni, onorificenze provenienti dall'Archivio Quasimodo, acquisito dalla Provincia regionale di Messina. La mostra, finalizzata ad esaltare gli aspetti fondamentali della vita e delle opere di Salvatore Quasimodo (che visse gran parte della sua vita nella città dello Stretto), si articola in nove sezioni dove sono esposte alcune opere significative del poeta ma anche del traduttore, del critico d'arte, del critico teatrale e perfino del librettista di opere musicali. A corredo dell'importante patrimonio artistico vi sono numerose fotografie, autografi ed illustrazioni. Si trova all'interno dei locali della Galleria provinciale d'arte moderna e contemporanea di via XXIV maggio.

Galleria provinciale d'arte moderna e contemporanea

Aperta nel 1998, si trova presso la sede della Provincia Regionale di Messina (con ingresso da via XXIV maggio) la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea nella quale sono esposte opere di noti artisti come Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Felice Casorati, Lucio Fontana, Giò Pomodoro, Liberman, Franco Angeli, Agostino Bonalumi, Mimmo Rotella, Corrado Cagli, Giuseppe Santomaso, Toti Scialoja, Howard Hodkin, Mario Mafai, Alighiero Boetti, Felice Canonico, Giuseppe Mazzullo, Carlo Morganti, Giuseppe Santomaso, Togo, Mario Calandri, Victor Pasmore, Pozzati, Cagli.

Mostra dei tesori della Cappella Palatina in San Giovanni di Malta

Allestito nei locali della chiesa di San Giovanni di Malta, nella via omonima, storica sede dell'ordine dei Cavalieri di Malta, custodisce numerosi esempi di arte sacra negli ambiti soprattutto dell'argenteria e dell'oreficeria (campi in cui Messina fu tra le principali città d'Italia in passato) e dei paramenti liturgici in seta, riccamente ricamati. All'interno vi sono le tombe di San Placido, San Martino e Francesco Maurolico, con relativi affreschi, e il crocifisso che parlò a Sant'Annibale Di Francia.

Tesoro del Duomo

Il Tesoro del Duomo di Messina, custodito ed esposto nel corpo aggiunto sulla fiancata Sud del tempio, è una ricchissima raccolta di preziosi oggetti di culto appartenuti alla Cattedrale sin dal Medioevo, in massima parte argenteria opera della rinomata scuola orafa messinese. Il pezzo più prezioso del Tesoro è la cosiddetta "Manta d'oro", preziosissimo rivestimento del quadro della Madonna della Lettera nelle grandi feste, tutta d'oro finemente cesellato con motivi floreali e geometrici; è opera dell'orafo fiorentino Innocenzo Mangani, che la eseguì nel 1668. Il Tesoro custodisce inoltre una ricchissima collezione di paramenti e oggetti sacri; anche qui spiccano i lavori di orafi ed argentieri messinesi.

Museo Sant'Annibale Maria Di Francia

Realizzato nei pressi del Santuario-Basilica di S. Antonio di Padova, nell'annesso Istituto dei Padri Rogazionisti, è stato realizzato su progetto dell'arch. Livio Lucà Trombetta e inaugurato nel 2000 da mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo emerito di Messina. Il museo riproduce, in scala 1/2, il quartiere "Avignone", il più malfamato della Messina preterremoto, luogo d'azione del messinese Sant'Annibale Maria Di Francia, canonizzato nel 2004. Il Museo custodisce anche oggetti provenienti dal quartiere, tutti i ricordi e le vesti del Santo. Si trova all'incrocio tra la via Santa Cecilia e la via Cesare Battisti.

Acquario comunale

Sito sul lato settentrionale della centrale "villa Mazzini", fu costruito verso la fine degli anni cinquanta dall'Istituto talassografico del CNR di Messina. L'acquario, successivamente passato alla proprietà comunale, oggi ospita in 22 vasche mediterranee ed 8 acquari che riproducono ambienti acquatici del mondo circa 100 specie ittiche. Vi è annesso un museo della fauna marina. Nasce da un'idea, del 1868, del naturalista tedesco Anton Dohrn per osservare e studiare la fauna dello Stretto. L'acquario di Messina, unica struttura di tal genere in Sicilia, fa parte, insieme a Milano, Napoli, Livorno e Trieste, del ristretto gruppo di Acquari storici d'Italia. Al suo interno vi sono presenti specie endemiche dello Stretto di Messina, uniche al mondo.

Museo zoologico Cambria

Il museo zoologico "Cambria", di pertinenza del Dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Ateneo messinese, è sito nei locali del dipartimento nel polo universitario di contrada Sperone, nella zona Nord della città. Di notevole interesse naturalistico, conserva ricche collezioni di vertebrati, insetti e molluschi, con particolare riferimento alla fauna dello Stretto di Messina.

Osservatorio sismologico

Dati di osservazione sismologia e rilevazione meteorologica, consultazione biblioteca. Si trova in via Osservatorio.

Orto botanico Pietro Castelli

Fondato nel 1638, è uno dei tre orti botanici siciliani. Si trova all'incrocio tra la circonvallazione e la via Pietro Castelli.

Museo storico della fortificazione permanente dello Stretto di Messina

Il Museo storico della fortificazione permanente dello Stretto di Messina, fondato nel 2003 con il patrocinio del Comune di Messina e dell'UNESCO, è ospitato nei locali del Forte Cavalli uno dei tanti costruiti su entrambe le sponde dello Stretto intorno al 1890 per difendere il braccio di mare da una paventata invasione francese. Il percorso espositivo, partendo dagli studi balistici del generale Giovanni Cavalli, inventore della rigatura dei cannoni, racconta la storia della difesa dello Stretto dal periodo post-unitario alla seconda Guerra Mondiale mediante tavole iconografiche ed oggetti appartenenti alla struttura. Il forte custodisce anche il più grande cannone italiano della Seconda guerra mondiale (16 tonnellate per 10 metri di lunghezza), donato dal Ministero della Difesa e dichiarato Monumento ai Caduti di tutte le Guerre.

Mostra di Pupi

Sono esposti centinaia di Pupi e manoscritti di fine '800 inizio Novecento, teste e tele di Vasta e Marino, una serie di attrezzi atti alla costruzione dei "pupi", scenografie, foto degli spettacoli. Teatro "Rosario Gargano" c/o Istituto "Angelo Pajno" di Messina, a Gravitelli.

Personalità legate a Messina

Poeti e scrittori

    Ruggieri d'Amici, poeta della Scuola poetica siciliana
    Tommaso di Sasso, poeta della Scuola poetica siciliana
    Mazzeo di Ricco, poeta della Scuola poetica siciliana
    Jacopo Mostacci, poeta della Scuola poetica siciliana
    Stefano Protonotaro, poeta della Scuola poetica siciliana
    Guido e Odo delle Colonne, poeti della Scuola poetica siciliana
    Giovanni Campolo (XIV secolo), frate minore e traduttore
    Giovanni Pascoli (1855-1912) poeta e docente universitario.
    Giuseppe Trischitta (1855-1931), filologo, letterato, storico e poeta, originario di Savoca.
    Pietro Gori, (1865-1911), avvocato, intellettuale e poeta anarchico
    Stefano D'Arrigo (1919-1992), scrittore, autore di Horcynus Orca
    Bartolo Cattafi(1922-1979), poeta ermetico
    Giovanni Alfredo Cesareo (1860–1937), poeta, saggista, critico letterario e drammaturgo e senatore.
    Scipione Errico (1592–1670), scrittore, poeta e drammaturgo marinista, autore di Le guerre di Parnaso.
    Felice Bisazza (1809-1867), poeta, autore di "Saggi poetici", "Il Settentrione", "Leggende ed ispirazioni", "Apocalisse di S. Giovanni in versi". Sepolto a Messina.
    Tommaso Cannizzaro (1838 - 1921), scrittore di "Foglie morte", "Cianfrusaglie", "Epines et Roses", "Tramonti", "Uragani", "Cinis - Cenere", "Quies - Quiete", "Vox Rerum". È il primo traduttore in siciliano della Divina Commedia di Dante Alighieri.
    Gaetano Baldacci, (1911 - 1971), giornalista, primo direttore de Il Giorno
    Turi Vasile (1922-2009), produttore cinematografico, regista e sceneggiatore.
    Raffaele Villari, (1831-1908) scrittore, giornalista e patriota del Risorgimento.
    Nino Rizzo Nervo, giornalista
    Tiziano de Zardo avvocato giornalista scrittore

Filosofi ed artisti

    Alcimo da Messina, V-IV secolo a.C., filosofo e storico
    Dicearco da Messina, 355 a.C.-285 a.C. filosofo, discepolo di Aristotele
    Evemero da Messina, IV-III secolo a.C., filosofo e geografo
    Antonello da Messina, c.1430-1479 pittore
    Giuseppe Migneco, pittore
    Salvatore Mittica, c.1590 - 4 marzo 1655, pittore
    Filippo Giannetto, (1630-1702) pittore nativo di Savoca.
    Filippo Juvara anche noto come Filippo Juvarra, 1678-1736 architetto, scenografo
    Natale Masuccio 1568 1619, architetto gesuita
    Fabrizio Palmieri 1970, sceneggiatore di fumetti
    Francesco Sicuro, 1746-1826, architetto, incisore e militare
    Giovanni Tuccari 1667 1743, pittore di scuola barocca
    Giacomo Minutoli 1765 1827, architetto, nel 1799 riedifica la palazzata distrutta dal terremoto del 1783.
    Carlo Falconieri 1809 1891, progetta nel 1833 un cimitero monumentale a Napoli. Nel 1842 realizza a Messina la fontana di piazza Basicò e, 5 anni dopo, la villa - castello per Tommaso Landi su un'altura del viale Boccetta. Combatte nei moti messinesi del 1848 ed esegue lavori anche a Londra a Buckingham Palace. Nel 1853 realizza il teatro Chiabrera di Savona.
    Camillo Puglisi Allegra, architetto
    Giovannello da Itala, pittore
    Placido Brandamonte, scultore
    Mary Cucinotta, pittrice, scultrice
    Alessandro Caminiti, pittore, scultore.
    Giacomo Conti, pittore

Scienziati

    Francesco Maurolico, 1494-1575 umanista, matematico, astronomo e storico
    Mosè Bonavoglia de' Medici, medico ebreo messinese e "Dienchelele"(cioè "Giudice universale") delle comunità ebraiche di Sicilia
    Pietro Castelli, 1570–1661, botanico e medico, fondatore dell'Orto botanico di Messina
    Domenico Quartaironi XVIII secolo, matematico
    Giuseppe Amantea, 1885–1966, fisiologo
    Giuseppe Seguenza, 1833-1889 geologo e naturalista
    Mineo Chini 1866 1933, matematico
    Giuseppe Grioli 1912, fisico e matematico
    Giuseppe Saija 1864, 1900, astronomo
    Antonio Maria Jaci, 1739-1815, fisico e matematico, inventore dell'ampolletta mercuriale, che consentiva l'esatto calcolo della longitudine durante la navigazione in mare aperto.
    Giovanni Rappazzo, 1893-1995, pioniere del cinema sonoro
    Ettore Castronovo, 1894-1954, medico e ricercatore nel campo della radioterapia.
    Giovanni Carini, matematico.
    Michele Parrinello, 1945, fisico teorico, inventore del metodo Car-Parrinello.
    Sebastiano Timpanaro (1888-1949) fisico, storico della scienza

Attori e registi

    Enrico Fulchignoni, 1913-1988 regista televisivo e cinematografico, scrittore di testi teatrali. Libero docente di Psicologia generale all'università di Roma, poi si dedicò al teatro fondando e dirigendo nel 1937 il Teatro sperimentale di Messina.
    Adolfo Celi, 1922-1986 attore, regista
    Franca Gandolfi, 1932 attrice
    Gianluigi Calderone, regista
    Piero Carnabuci, attore teatrale e cinematografico, originario di Santa Teresa di Riva.
    Maria Grazia Cucinotta, attrice
    Anna Kanakis, attrice, Miss Italia 1977
    Lorenzo Crespi, attore
    Francesco Calogero, regista 1957.
    Giampiero Cicciò, attore e regista 1966.
    Spiro Scimone, attore e regista 1964.
    Ninni Bruschetta, attore e regista.
    Giovanni Boncoddo, attore e regista.
    Massimo Mollica, attore.
    Nino Frassica, attore,
    Marina La Rosa, attrice,
    Febo Mari, attore e regista
    Francesco Romano (attore), attore e regista
    Gabriele Greco, attore
    Peppino Mazzullo, attore
    Francesca Chillemi, attrice, Miss Italia 2003
    Tano Cimarosa, 1922-2008, attore e regista
    Guido Caprino, attore
    Giuseppe Sulfaro, attore
    Federica De Cola, attrice
    Katia Greco, attrice

Produttori cinematografici

    Fortunato Misiano, produttore e distributore cinematografico

Musicisti

    Emanuele Giannino, cantante lirico (tenore)
    Lucia Aliberti, cantante lirica originaria di Santa Teresa di Riva.
    Gilda Buttà, 1959, pianista (nativa di Patti)
    Ricky Portera, chitarrista
    Dino Scuderi, 1963, musicista
    Melo Mafali, 1958, musicista
    Giancarlo Parisi, 1958, musicista
    Pippo Mafali, 1962, musicista
    Giovanni Renzo, 1962, musicista
    Giuseppe Gismondo, 1930–1998, cantante lirico (Tenore)
    Antonino Fogliani, 1976, direttore d'orchestra

Politici

    Michele Crisafulli Mondìo, deputato del Regno d'Italia, esponente del Partito Fascista.
    Gaetano Martino, 1900-1967, politico
    Mario Cavallaro, 1951, senatore della Repubblica
    Giuseppe La Farina, patriota e politico ante e post Unità d'Italia
    Giuseppe Natoli, patriota e politico ante e post Unità d'Italia
    Carlo Gemelli, letterato, patriota e politico ante e post Unità d'Italia
    Antonio Martino, economista e politico
    Domenico Fisichella, politico e vicepresidente del Senato

Giuristi

    Santoro Crisafulli, (1565ca-1636), nativo di Savoca, fu svariate volte luogotenente dello Stratigoto e Giudice della Gran Corte Regia.
    Filippo Fleres, (1686-1760), nativo di Savoca, nel 1744 presiedette il Tribunale del Concistoro di Palermo; fu altresì autore di trattati in materia fiscale.
    Salvatore Pugliatti, 1903-1976 giurista, musicologo e umanista, Rettore dell'Università dal 1957 al 1975.
    Giacomo Macrì, giurista e politico, Rettore della Regia Università di Messina dal 1895 al 1896, autore della più completa biografia del matematico messinese del XVI secolo Francesco Maurolico. La sua effigie è stata immortalata sul fronte principale del Palazzo di Giustizia, Palazzo Piacentini, insieme a quelle di altri cinque celebri giuristi messinesi Dicearco di Messina, Guido delle Colonne, Antonio Fulci, Francesco Faranda e Andrea Di Bartolomeo.
    Vincenzo Trimarchi, (1914-2007), giusprivatista, Giudice della Corte Costituzionale italiana.

Militari

    Tancredi Cartella, 1851-1916, generale messinese, distintosi nella campagna di Libia, caduto sul Monte San Gabriele.
    Salvatore Todaro, 1908-1942, comandante di sommergibile e appartenente alla Decima Flottiglia MAS durante la Seconda guerra mondiale.
    Luigi Rizzo, 1887-1951, primo Conte di Grado e di Premuda ed Ammiraglio italiano, distintosi durante la Prima guerra mondiale ricevendo numerose decorazioni.
    Martino Giannino, nato a Novara nel 1886, Carabiniere nella Legione di Bologna, matricola n. 1593.24, prestò soccorso come volontario ai terremotati della città di Messina nel 1908. Il carabiniere Martino Giannino fu premiato successivamente con medaglia commemorativa dal Ministro della Guerra del [[Regno d'Italia (1861-1946), senatore Severino Casana, membro del governo Giolitti. Martino Giannino è morto nel comune di Fortunago (Pavia) il 2 giugno 1972 dopo aver sposato e vissuto con Savina Schiavi dalla quale ha avuto sei figli. L'unica figlia vivente ad oggi è Gianfranca che vive e risiede nella città di Voghera.
    Alfredo Agnesi gen comandante di squadra aerea primo trasvolatore attlantico con la squadra di Balbo è sepolto presso il cimitero degli eroi d'Italia al Verano ROMA
    Osvaldo de Zardo col comandante dei partigiani impiccato dai tedeschi a Conigliano V. dove gli è stata dedicata una piazza a messina una via porta il suo nome

Santi

    San Placido, compagno di San Benedetto da Norcia
    Sant'Annibale Maria Di Francia 1851-1927
    Santa Eustochia Calafato di Messina 1434-1485
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