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Chiesa Santa Maria del Carmine Messina

Chiesa del Carmine
Il "Santuario della Madonna del Carmelo", più noto come Chiesa del Carmine, è un edificio di culto di Messina. Sostituisce la chiesa omonima, collocata nei pressi del Duomo e distrutta nel terremoto del 1908. Si trova in via Antonio Martino, di fronte al Tribunale, e richiama lo stile settecentesco tipico della Messina antecedente alle distruzioni del terremoto. La chiesa, realizzata da Lorenzo Interdonato su progetto dell'architetto Cesare Bazzani, fu consacrata il 15 luglio del 1931 e dunque, nel 2011, ha festeggiato i primi 80 anni dalla sua inaugurazione.
La storia dei Carmelitani a Messina
I religiosi Carmelitani, giunti a Messina probabilmente non più tardi del 1238, fissarono la loro prima dimora presso il torrente San Michele, a due miglia dalla città. Lì costruirono il loro primo convento con relativa chiesa, da loro chiamata «Santa Maria del Carmelo». Quel luogo, per la vita eremitica vissuta dai frati, fu in seguito comunemente chiamato «Ritiro» nome che poi prese tutta la contrada. Le pressioni dei fedeli che ingenti accorrevano, attratte dall’edificante vita di quei frati, per chiedere l’elemosina, indussero i Carmelitani a cambiare sede e a spostarsi quasi alla foce dello stesso torrente San Michele. Essendo però la seconda dimora infestata da malaria e troppo esposta alle razzie dei pirati ed alle guerre che allora attanagliavano la Sicilia, nel 1292 i frati si trasferirono in Via Argentieri, tra le attuali Via Garibaldi e Corso Cavour.

Ma anche in questo convento la loro presenza durò poco perché la troppa vicinanza con la Cattedrale fu motivo di discordia con quei Canonici che consideravano disturbate le loro funzioni. I frati quindi «pro bono pacis» nell’aprile del 1304 pervennero alla soluzione di trasferire per la quarta volta il loro convento che venne a trovarsi nella contrada Pozzo Leone (dedicata al Papa S. Leone II, siciliano e messinese per tradizione) dove occuparono la chiesa di San Cataldo che sorgeva nell’area dell’attuale teatro Vittorio Emanuele che si affaccia su via Cavour. Molte furono le peripezie che travagliarono questa sede: guerre, inclemenza del tempo e gravi movimenti tellurici. In particolare fu fatale quello del 5 febbraio 1783, quando la chiesa fu rasa del tutto al suolo, e, con essa, andarono perse tutte le opere d’arte e le tombe d’uomini illustri che ospitava.
L'edicola votiva dedicata alla Beata Vegine del Monte Carmelo

La nuova sede «Carmine Maggiore» sorgeva nell’antica via Università, tra le attuali Via San Filippo Bianchi e Via della Zecca. La chiesa del Carmine, come la precedente, aveva una sola navata ed era sfarzosamente abbellita secondo il gusto barocco, ben ornata di affreschi e di pitture ad olio, tutti dovuti al pennello di Giovanni Tuccari. Aveva cinque altari: quello maggiore era dedicato alla Madonna del Carmine, con un dipinto su tavola sempre ritenuto opera di Polidoro da Caravaggio, coperto d’argento istoriato che lasciava visibile solo il volto della Madonna (lo si può ammirare nell’attuale Museo Regionale); la prima cappella a destra era dedicata alla S. Famiglia; il secondo altare era dedicato alla scena del Battesimo di Gesù; il primo a sinistra era dedicato a Sant’Alberto degli Abati ed era ornato di quattro «piastre» d’argento a rilievo che raffiguravano in sintesi la vita del Santo (conservate nell’attuale sacrestia sino al 1981 quando furono rubate); infine la Cappella del Crocefisso.

All’opera della massoneria che negli ultimi anni dell’800 aveva dato numerosi dispiaceri ai frati, dopo alcuni anni s’aggiunse, come colpo di grazia, il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Nel giro di trenta secondi «la leonessa della Sicilia, la città fiera e gentile, la Bianca Messina, la graziosa regina dello stretto omonimo», - come la definiva Pirandello -, da centro agglomerato di vita e gaia popolazione, divenne una città di morti, avvolta nel frastuono e nella polvere delle macerie. Gli scampati dalla morte compirono atti di valore, traendo a salvamento, con la forza delle loro braccia, un gran numero di sepolti sotto le macerie. Ciò nonostante l’On. Mirabello, allora Ministro della Marina, spietato anticlericale, in un'intervista nei primi giorni di gennaio 1909, accusò il Clero d’assenteismo totale nei paesi terremotati e di essersela svignata. A riparazione di tanta calunnia l’On. Giuseppe Toscano così scriveva nel giornale “Il Risveglio”: «Semplicemente per la verità, io sottoscritto Giuseppe Toscano, già consigliere Comunale della sventurata Messina attesto che appena avvenuta la catastrofe, m’imbattei con tre frati del convento del Carmine, cui la mia casa, distrutta dal terremoto assieme al convento stesso, era contigua. Essi che rispondono ai nomi di P. Anselmo Alessi, priore del convento, P. Agostino Tornatore e P. Egidio Lo Giudice, quasi ignudi, eransi già messi all'opera di soccorrere i sepolti vivi e, sebbene anch'essi scampati appena alle macerie e privi di ogni strumento, con la sola forza delle loro braccia traevano a salvamento quanti più potevano. Li provvidi di qualche indumento che mi fu possibile trarre dalla mia casa, da una camera non interamente abbattuta e mi misi con loro all'opera pietosa…».

Poiché era profondamente radicata la devozione dei messinesi alla SS. Vergine del Carmelo, l’Arcivescovo D’Arrigo volle affidare ai Carmelitani una delle prime chiese baracche costruite dopo il disastro, nell’attuale via Salandra. Rimaneva però nei frati e nei messinesi tutti il desiderio di riavere la loro sede definitiva in Messina. In quei pressi sorgeva la chiesa dei SS. Lorenzo ed Anna, la parrocchia più antica della città, la quale poteva annoverare nei suoi registri il nome del Canonico Sant'Annibale Maria di Francia, ivi battezzato il 7 luglio 1851. Però, il parroco, vecchio e malandato, aveva bisogno d’aiuto. L’Arcivescovo D’Arrigo pregò il P. Alessi, perché si prestasse, ed il parroco, perché concedesse il nulla osta affinché la sua parrocchia passasse ai Carmelitani alla sua morte, cosa che avvenne nell'ottobre del 1918, quando già con ritmo accelerato si erano svolte le pratiche necessarie. Da allora P. Alessi si adoperò molto perché la chiesa parrocchiale e l'annesso convento sorgessero in tempi rapidi. Infatti nel 1926, grazie al paterno interessamento dell'Arcivescovo Angelo Paino, successore di D'Arrigo, si otteneva il progetto della nuova chiesa e del convento da parte del rinomato architetto Cesare Bazzani, realizzato dall’ing. Lorenzo Interdonato. Dopo la simbolica posa della prima pietra, avvenuta il 17 luglio dello stesso anno, trascorsi quattro anni, sorgeva il nuovo convento che veniva inaugurato il 3 giugno 1930. A distanza di un anno venne portato a compimento anche il nuovo tempio del Carmine. Il 15 luglio 1931 il Simulacro della Vergine del Carmelo faceva il suo ingresso trionfale, salutato amorevolmente dai Messinesi. Da allora sono passati più di ottanta anni ma la Chiesa del Carmine continua ad essere punto nevralgico del patrimonio storico-artistico della città.
La Chiesa del Carmine oggi

L'interno, a forma di croce greca con cappelle laterali, è ornato di marmi policromi e da colonne in marmo rosa sormontate da capitelli intarsiati. La cupola della chiesa, a pianta ottagonale, ha su ogni facciata una finestra circolare ed è sormontata da una lanterna quadrangolare.

Il vano centrale ha la forma ottagonale ed è coperto da una cupola che si trova in asse con la via Nicola Fabrizi e con il corso Cavour, al quale tutto l’edificio, visto da lontano, dà l’impressione di un punto terminale. La chiesa contiene sette cappelle con relativi altari: quattro ovoidali ai quattro angoli di essa, due nella crociera ed una nell’abside, che racchiude l’altare maggiore.

Le cappelle della Chiesa

Sull'altare maggiore si trova la statua settecentesca che raffigura la Madonna del Carmelo, con Gesù Bambino in braccio, nell'atto di porgere il santo abitino a San Simone Stock. La statua si trovava nella chiesa omonima distrutta dal terremoto.

    Cappella del S. Cuore: sorge nella crociera della chiesa a sinistra dell’altare maggiore. La nicchia racchiude la statua del S. Cuore.

    Cappella del SS. Crocifisso: raffigura il monte Calvario, su cui sorge Gesù in croce in uno sfondo di nuvole cupe che alludono alle tenebre manifestatesi all’ora della sua morte. Seduta ai piedi è la Madre Addolorata col petto trafitto da una spada.

    Cappella della Madonna di Lourdes: si trova procedendo da destra, accanto all’altare maggiore. In una grotta che pare ricordare quella francese, è la statua lignea della Madonna di Lourdes d’altezza naturale che proviene dall’antica chiesa-baracca (che dopo il terremoto sorgeva in Via La Farina). Ai suoi piedi vi è la piccola Bernadet.

    Cappella di S. Anna: la statua lignea di S. Anna tiene un libro aperto col passo biblico “Rorate coeli desuper et nubes pluvant iustum” (Stillate rugiada, cieli, dall’alto e le nuvole piovano il Giusto). La Santa era, insieme a San Lorenzo, fino al 1988, contitolare della Parrocchia che, in quell’occasione, cambiò nome in “Santa Maria del Carmine”.

    Cappella di Sant’Alberto degli Abbati: la statua lignea del Santo, compatrono dimenticato di Messina, ad altezza naturale, tiene in braccio il divin Pargolo sulla destra e col simbolico giglio ed un libro sulla sinistra: simboli del suo candore e scrupolosa osservanza della Regola. Poggia su una base di legno, sulla quale è un nastro svolazzante con la scritta “Gaude Messana Civitas”, che invita la città di Messina a godere nell’aver avuto un così prodigioso protettore. Dietro i piedi del Santo si scorgono la poppa e la prua dello storico “Vascelluzzo”, un vascello che ricorda la liberazione della città di Messina da una grave carestia e che viene portato in processione ogni anno nel giorno del Corpus Domini.

    Cappella di Santa Lucia: ricorda la chiesa “S. Lucia all’Uccellatore” che sorgeva nei pressi dell’attuale Santuario. Grande è la devozione dei Messinesi per Santa Lucia e particolarmente la manifestano nel giorno della sua festa, il 13 dicembre.

L'organo Tamburini

Merita certamente qualche nota l’organo di cui è dotato questa Chiesa. Fatto costruire dalla celebre ditta Tamburini di Crema e collaudato il 30 gennaio del 1954, l’organo rappresenta quanto di più pratico e perfezionato potesse offrire l’arte organaria del tempo. Presenta due manuali di 61 tasti, una pregevole consolle, oltre la pedaliera concava a raggiera di 32 pedali con staffe, regolati tutti da venti registri, dei quali 17 meccanici reali. Ha un complesso di 1.400 canne che, collocate ai due lati della cantoria, formano un complesso artistico ricco di suoni e da cui risultano meravigliose capacità espressive. E’, certamente, dopo quello della Cattedrale, tra i più completi e belli della città di Messina. È stato da poco soggetto ad un necessario restauro per preservarne il suono e le strutture.

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