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Terme della Rotonda

Terme della Rotonda

Le Terme della Rotonda sono delle strutture termali di epoca romana, datate al I-II secolo d.C. e site nel centro storico di Catania. Sul sito sorse pure una chiesa di probabile origine bizantina intestata alla Vergine Maria.

Storia

Secondo recenti studi archeologici condotti durante la campagna di scavo del 2004-2008 atta ad un intervento di valorizzazione e pubblica fruizione del complesso archeologico, la struttura risalirebbe nel suo primitivo impianto al I-II secolo d.C., conobbe una fase di monumentalizzazione intorno al III secolo d.C. durante una fase di notevole arricchimento della città di Catania per poi conoscere una fase di abbandono tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo d.C.
L'edificio termale, rimasto inattivo per quasi due secoli e ormai in pesante stato di distruzione e di degrado, divenne sede di una chiesa intorno al IX-X secolo d.C. che sfruttò le pareti ancora integre per gli scopi liturgici. La chiesa ricavata - probabilmente sin dal suo sorgere dedicata al culto della Madonna - venne orientata in senso nord-sud[2] e si utilizzarono i materiali recuperati dalle rovine per la sua costruzione. Qui, addossata alla chiesa e ricavata nelle rovine interrate delle terme, sorse un'ampia area cimiteriale, intensamente utilizzata tra i secoli XII e XIII e attiva ancora fino al XVI secolo. Di questo periodo risale il cambio di orientamento (dal senso nord-sud al senso est-ovest), l'apertura dell'ingresso con portale ad ogiva e la realizzazione di un'abside ad esso contrapposto. La chiesa venne quindi adeguata a cappella funebre per figure alto-borghesi, forse cappella cavalleresca della guardia di Federico II. L'orientamento tornò ad essere nel senso nord-sud nel Cinquecento, con la realizzazione di un nuovo ingresso con portale rinascimentale.
Nei primi studi moderni su Catania e già dal Fazello si ha menzione dell'edificio, ritenuto il più antico tempio di culto a Catania, ritenuto un Pantheon pagano convertito in luogo di culto cristiano e consacrato a Maria nel 44 d.C.. Tale tradizione, seppur errata, mantenne per quasi tre secoli il suo fascino, almeno fino ai primi studi del Biscari[3] il quale identificò per primo l'edificio quale ambiente termale di epoca imperiale romana. La corretta identificazione non fece tuttavia diminuire l'interesse per questo edificio e ancora nel Settecento viene ricordato come l'antico Pantheon catanese, ritenuto precedente persino alla struttura romana.
Il bombardamento del 1943 devastò la vicina chiesa di Santa Maria La Cava risalente al Settecento e rovinò pesantemente la struttura. Tra gli anni quaranta e cinquanta si operò quindi una serie di lavori di consolidamento delle strutture. La direzione dei lavori fu affidata a Guido Libertini il quale tuttavia non risparmiò le strutture ecclesiastiche, né alcuni preziosi affreschi, per mettere in luce le strutture romane. Libertini suggerì la seguente cronologia: un livello ellenistico-romano con resti delle sue costruzioni termali, oggi meglio identificato con le strutture di I secolo; un rimaneggiamento di età imperiale che diede all’ambiente la forma circolare del calidarium, in realtà la struttura circolare risale all'epoca bizantina; un altro rimaneggiamento di età romana più tarda; il pavimento bizantino; alcune trasformazioni di età medievale; la sistemazione più recente che risale al XVII o al XVIII secolo. Nell'opera di sbancamento venne abbattuta anche una monumentale tomba cavalleresca che faceva da altare durante il XIII secolo e, sulla base dei resti superstiti ospitati presso il Castello Ursino, si deve identificare quale sepolcro di un cavaliere membro della guardia personale di Federico II.
Il 23 febbraio 1997 lo studioso Francesco Giordano vi portò in visita una delegazione religiosa composta dall'esarca della Chiesa Cristiana Ortodossa d'Italia il metropolita Ghennadio, l'ex console greco in Catania Mefalopulos e il presidente dell'Associazione Siculo-Romena Lo Meo.
Nell'arco di anni dal 2004 al 2008 l'edificio e l'area ad esso orbitante furono interessati da un nuovo ciclo di scavi atti alla preservazione, allo studio e alla fruizione della struttura. In questa campagna di scavo si rinvenne una gran quantità di tombe, si poterono identificare con certezza nove ambienti termali e ipotizzarne molti altri che si estendono al di sotto delle vicine Via Rotonda e Via La Mecca, venne messa in luce l'abside di età sveva e si misero in luce diversi affreschi precedentemente coperti da un anonimo intonaco monocromo. Lo studio, oltre a rivelare le diverse fasi di vita dell'edificio, ha anche permesso il riconoscimento del ciclo di pitture che decoravano gli interni della chiesa, riconducendo a datazioni più corrette quelle più antiche.

Struttura Termale

La struttura termale è stata solo di recente chiarificata, come un grande complesso di edifici quadrangolari connessi tra loro e seguenti uno stesso orientamento. Tra essi emerge una grande sala absidata - forse un frigidarium - orientata in direzione nord-sud databile alla prima fase vitale delle terme, a cui si appoggia sul lato est un grande ambiente ad ipocausto ricco di numerose suspensurae che dovevano reggere un pavimento mosaicato di cui pure si sono rinvenute esigue tracce e identificabile come calidarium. Le dimensioni di quest'ultimo lo riconducono alla monumentalizzazione dell'area. In un secondo momento (intorno al V-VI secolo d.C.) venne ripartito in più ambienti di minori dimensioni, mentre a ovest della grande sala absidata si apre un vasto ambiente pavimentato in grandi lastre marmoree su cui si rinvennero diverse tombe, alcune realizzate distruggendo il pavimento stesso. A sud si aprono diversi altri ambienti appartenenti alla fase di II-III secolo, come due pavimenti ad ipocausto pertinenti a piccoli ambienti circolari, forse un tepidarium. Altri ambienti quadrangolari proseguono a nord, all'interno dell'edificio della chiesa che in parte si appoggia alle strutture romane.

 

Santa Maria della Rotonda
La struttura più appariscente è tuttavia quella dell'ex chiesa di Santa Maria della Rotonda. L'ambiente in pianta quadrata presenta due aperture - una a sud con un portale in calcare del Cinquecento, l'altro a ovest in pietra lavica del Duecento - e due aree presbiterali ad esse corrispondenti: un presbiterio quadrato in forma di triclinium circondato da angusti corridoi che fungono da deambulacro si apre verso nord, mentre a est un piccolo catino absidale di cui rimane un piccolo alzato. All'interno del vano quadrato ne è ricavato uno in forma circolare dal diametro di 11 metri e chiuso a cupola, mentre da esso si aprono nei quattro angoli del quadrato altrettanti nicchioni che funsero da cappelle, messe in comunicazione con l'ambiente circolare da arconi in pietra lavica. Sopra la cupola un singolare lucernaio ad archetto faceva forse da piccolo campanile, mentre a decorazione dell'esterno si poteva osservare fino agli anni '40 una merlatura tutto intorno al suo perimetro. A est della struttura si aprivano alcuni ambienti, un tempo sagrestia della chiesa, danneggiati dal bombardamento e ricostruiti nell'ultima campagna di lavori per ricavarne un piccolo ambiente per l'organizzazione delle visite.

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