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San Cataldo

San Cataldo

San Cataldo è un comune italiano di 23.269 abitanti della provincia di Caltanissetta in Sicilia.

È posto a 625 metri s.l.m. ed è il quarto comune più popoloso della provincia di Caltanissetta.

San Cataldo sorge in una zona collinare interna, posta a 625 metri s.l.m., che si estende a nord del centro abitato, tra i comuni di Serradifalco, Mussomeli, Caltanissetta, collocato all'interno del comprensorio dell'altopiano Solfifero Siciliano, un'antica area mineraria. Dista 63 km. da Agrigento, 9 km. da Caltanissetta, 50 km. da Enna, 150 km. da Ragusa. È attraversato da un solo fiume, il "Salito", il quale è formato da diverse sorgenti che nascono dalle falde del M. Schiavo presso il paese di Santa Caterina Villarmosa. L'abitato si estende nell'altopiano tra Portella del Tauro e Babbaurra, ricco di pozzi d'acqua parzialmente potabili. All'uscita Sud-Ovest della città, sorge il complesso ospedaliero "M. Raimondi", e accanto la casa di ospitalità per anziani, un orfanotrofio, e la "Casa della Lavoratrice." Nella parte opposta della città, sorge la clinica privata "Regina pacis", del dott. Raimondo Maira, chirurgo di talento.

Clima

Il clima della città è continentale con inverni relativamente rigidi ed estati calde. L'aria è salubre e, malgrado la sua altimetria, il clima è abbastanza mite. In inverno la temperatura in rari casi scende al di sotto dello zero con alcune nevicate l'anno. L'estate invece si presenta calda con valori di umidità non eccessivi e quasi ogni anno si superano i 40 °C. Il vento soffia prevalentemente da SE. Per conoscere le previsioni meteo e i dati in tempo reale consulta il sito Meteo San Cataldo.

Storia
All'interno del territorio, nei pressi di Vassallaggi, vi sono testimonianze di insediamenti umani risalenti al VI-V secolo a.C.

L'attuale centro abitato ha origini relativamente recenti. Fu una baronia, poi comune, fondata dal principe Nicolò Galletti nel 1607, richiedendone il 18 luglio la licenza dal re di Sicilia Filippo III (licenza populandi). La licenza consentiva di edificare e popolare l'antico casale Calironi, sito all'interno della baronia di Fiumesalato. I motivi che spinsero il principe alla richiesta furono di natura politica, in quanto si ottenevano titoli e privilegi e si acquistava il diritto di sedere nel "braccio" militare del Parlamento siciliano. Anche l'aspetto economico certamente rivestì un ruolo non marginale.

Il borgo fu popolato con l'immigrazione dai paesi vicini, come Sutera, Mussomeli, Petralia, e anche da quelli più distanti, come Gangi, Castrogiovanni e Caltanissetta. Così si iniziò a formare il paese. Il borgo prese il nome da san Cataldo, già venerato nella baronia di Gagliano Castelferrato (nell'attuale provincia di Enna), posseduta in passato dalla famiglia Galletti. È possibile che inoltre il principe desiderasse ingraziarsi il re, il quale era devoto al santo, o che desiderasse ricordare il passaggio del santo per quelle terre.

Nel 1623 il paese contava 722 abitanti; nel 1651 erano circa 1.607. Nel 1669, diciotto anni dopo, fonti ecclesiastiche riportano una popolazione di 2.490 abitanti. Nel 1699 si arrivò a 3.066 abitanti. Nel 1921 si contavano 23.486 abitanti.

Nel corso degli anni San Cataldo ha subito parecchi rimaneggiamenti dal punto di vista urbanistico, al punto che oggi appare come una città nuova, nella quale prevalgono costruzioni recenti e pochissime costruzioni possono vantare una discreta valenza storica. Ormai uniche testimonianze culturali del passato sono alcuni edifici di culto, come la chiesa madre e costruzioni signorili nel centro storico.
Monumenti e luoghi d'interesse

Complesso monumentale del Calvario

Sorge nella zona alta della Città. Fu edificato nel 1854 ed è teatro della "Scinnenza" durante i riti della Settimana Santa. Viene rappresentata la morte di Gesù sulla Croce il venerdì santo sera. È dotato di una grandissima scalinata la quale è teatro di manifestazione di ogni genere: festival, sfilate ed esibizioni teatrali di vario genere. Nel 2007 sono iniziati i lavori di restauro ad opera della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta, e nel 2010 vengono terminati con l'installazione di 18 pannelli in ceramica delle dimensioni di 1,60 metri x 2 a basso rilievo, di cui 14 rappresentanti i tradizionali momenti della Via Crucis e Via Lucis. I pannelli sono stati realizzati da 18 scuole ceramiste presenti in tutta Italia, facenti parte dell'"Associazione italiana città della ceramica", che ha sede a Faenza, in Emilia Romagna e con la quale l'Amministrazione comunale di San Cataldo ha sottoscritto un "protocollo d'intesa". Al progetto hanno partecipato anche gli studenti dei due Istituti d'Arte di San Cataldo.

Palazzo-Castello del principe Galletti

Sul primo castello dei baroni Galletti nulla di preciso si conosce tranne che la sua posizione situata in una collinetta denominata sino a poco tempo fa "quartiere forca", al quale si arriva dall'attuale via Marsala. Agli inizi del XVIII secolo il Principe Giuseppe Galletti e De Gregorio iniziarono, nel Piano del Palazzo (oggi piazza Crispi), la costruzione di un secondo palazzo-castello, con una piazza ottagonale; purtroppo la costruzione restò nella fase iniziale per la morte del principe avvenuta il 7 novembre 1751. Il pronipote Nicolò Galletti, riprendendo l'idea della costruzione di un nuovo palazzo, preferì un'idea diversa da quella scelta dal suo avo Giuseppe. Attratto dalla bellezza di uno spuntone di roccia che si affacciava sullo stradone della Piazza, commissionò ad un architetto palermitano che aveva ideato e costruito la Villa S.Cataldo di Bagheria, il progetto del nuovo palazzo-castello, a cui fu dato lo stesso stile neogotico della Villa Bagheria.

Le torri civiche

Il re Filippo III, nel decretare la fondazione del paese, concesse al Barone di Fiumesalato il diritto di costruire una torre per la difesa: "Concedimus... Turrim... Construere". È sorta nella parte alta della città, detta "Monte Taborre", in modo da dominare l'intero abitato. Nel 1780, si provvide ad installarvi un orologio con quattro quadranti di marmo e provvisto di suoneria, battente le ore su due campane squillanti. Nel 1959, a causa delle precarie condizioni, fu abbattuta per decisione del sindaco. L'altra torre civica, facente corpo unico con la Chiesa del Ss.mo Rosario, venne innalzata a cura e spese del Comune nel 1820, a più riprese, secondo le disponibilità finanziarie. Oltre a battere i quarti, le mezz'ore, e le ore, era fornito di una suoneria ausiliaria, che all'alba svegliava l'operaio che doveva recarsi a lavoro, alle otto del mattino avvertiva gli scolari per andare a scuola, a mezzogiorno segnava l'ora della sospensione del lavoro, a mezzanotte, faceva affrettare il passo ai nottambuli per rincasare. La torre suonava anche il caratteristico fischio dei sancataldesi: "Vacabunnu va a travaglia". Una terza torre è presente nella nuova parrocchia di Cristo Re, che oggi suona soltanto le ore, le mezzore, il mezzogiorno invitando a rivolgersi alla Madonna con l'"Angelus" o nel tempo di Pasqua il "Regina Coeli", a mezzogiorno suona lo "scampanio".

Zona archeologica di Vassallaggi

A 4 km a Nord della città, in contrada Vassallaggi, sono i resti di un'antica città. Posta sulla grande via che univa Agrigento a Enna, essa sorse in età protostorica quale centro indigeno. I primi abitanti di Vassallaggi sono da ritenersi Sicani della prima età del bronzo caratterizzata dalla ceramica rossa a motivi geometrici e dalle tombe "a forno".

Religiosità ed edifici di culto

In base al numero di abitati San Cataldo si è distinta per l'elevatissimo numero di sacerdoti, cinque dei quali arcivescovi e vescovi e altri in servizio presso la Santa Sede. Le vocazioni sono state molte, soprattutto nel settore dei regolari, in particolare nella congregazione dei salesiani di don Bosco, i quali hanno una rappresentanza attiva e una lunga presenza in città, ma anche nel clero secolare.

San Cataldo ospitò il delegato della Santa Sede, l'allora arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli, divenuto poi papa Giovanni XXIII.

Duomo della Chiesa Madre

La chiesa madre, intitolata precedentemente alla Natività di Maria, fu iniziata dal barone Vincenzo Galletti di Fiumesalato e marchese di San Cataldo. La bolla vescovile agrigentina riporta la data del 18 agosto del 1632. Possiede il titolo di arcipretura, per cui i parroci che la reggono assumono il titolo di arciprete.

Nel 1695, a causa di un crollo del transetto destro, che interessò la cappella di San Cataldo e del Crocifisso, la chiesa venne ricostruita ex novo così come oggi appare. I lavori furono voluti dal principe Giuseppe Galletti, il quale invitò per la consacrazione suo fratello Pietro Galletti, arcivescovo di Catania (9 maggio 1739). Per l'occasione la chiesa madre fu re-intitolata all'Immacolata Concezione, ma la vecchia dedicazione non si perse del tutto in quanto sull'altare maggiore rimase il dipinto della Natività di Maria (detto di Sant'Anna). La tradizione vuole che il progetto della chiesa fosse attribuito all'architetto Vaccarini, chiamato dall'arcivescovo Pietro Galletti per ricostruire il duomo della città di Catania.

Dopo la consacrazione della chiesa madre, la famiglia Galletti continuò ad occuparsi della chiesa abbellendola con i dipinti, la statuaria, suppellettili, e paramenti per le liturgie, e molti fedeli lasciarono i loro beni alla chiesa.

Nel 1788 ci fu un terribile incendio che causò maggiori danni nella sacrestia in particolare all'archivio, al punto che l'anagrafe parrocchiale prende avvio solo dalla seconda metà del Settecento

La chiesa rimase chiusa dall'aprile del 1965 al dicembre del 1979, con decreto del sindaco Maiorana, dovuta all'instabilità delle strutture portanti: le funzioni si svolsero nella chiesa di San Giuseppe, dove furono trasportati statue e paramenti.

La chiesa si presenta a croce latina a tre navate, divisa da arcate, con volta a botte e cupola centrale. Anticamente era dotata di 14 altari.

Chiese succursali nel territorio della chiesa madre sono:

    La chiesetta dell'oratorio del Santissimo Sacramento (U ratò) di origine settecentesca e ubicata accanto alla chiesa madre (sono unite). Questo piccolo tempio è stato completamente ricostruito nella seconda metà del Novecento. L'oratorio è la sede della confraternita del Santissimo Sacramento, fondata nel 1654.
    La chiesa Sant'Antonio Abate, dedicata alla Madonna del Carmelo, che viene festeggiata il 16 luglio. Attestata per la prima volta nel 1669, la chiesa fu interdetta da Lorenzo Gioeni, vescovo di Agrigento nel 1745. Precedentemente, nel 1740, l'arciprete di San Cataldo, Isidoro Amico volle innalzare un tempio, a croce greca. Quando il tempio era già in costruzione, nel 1773 Amico morì, e i lavori per lungo tempo rimasero fermi. Nel 1818 le pietre furono portate in piazza Madrice e, nel 1820 vennero utilizzate per la facciata della chiesa madre. L'area risultante dalla demolizione della chiesa non portata a termine, fu espropriata dagli eredi dell'arciprete Amico, i quali vi fabbricarono dei mulini, detti volgarmente "centimoli", dai quali il nomignolo degli Amico: "i centimolari. Nel 1853 Luigi Amico e i suoi congiunti costruirono una chiesetta dedicata alla Madonna Addolorata, detta chiesa di Sant'Antonio (chiesa di Santantunu), denominazione che rimane ancora oggi. Nel 1900/1904 o 1905 il sacerdote Cataldo Mistretta ricostruendola, la dedicò alla Madonna del Carmelo, titolatura ben presto andata in disuso a favore di quella originale. La chiesa è a una sola navata.
    La chiesa di San Giuseppe si presenta con un campanile a vela. Fatta costruire intorno al 1660 per volontà di un certo Raffaele lo Puzzaro, fu successivamente ampliata da Onofrio Poletti nel 1713 ed infine ulteriormente ingrandita qualche decennio dopo da Isidoro Amico. La navata centrale della chiesa nel 1854 fu arricchita da decorazioni con stucchi, realizzati da Ferdinando e Filippo Rini, e conserva un ciclo di affreschi del pittore gelese Emanuele Catanese. Nel 1856, il procuratore della chiesa, il sacerdote Giuseppe Santangelo, chiese al pittore di illustrare la vita di San Giuseppe.
    La chiesa del Signore dei Misteri (San Francesco d'Assisi) è situata di fronte al Calvario. Durante la seconda guerra mondiale fu distrutta e ricostruita dal terz'ordine francescano che continua a garantirne la custodia. Questa chiesetta porta la bolla vescovile del 29 giugno 1970, in realtà essa fu edificata nel 1770 per rispettare le disposizioni di Giuseppe Lo Monaco e intitolata al Signore del Mestiere che si festeggia la seconda domenica di agosto, in passato con una fiera di bestiame.

Parrocchia Santo Stefano

La parrocchia Santo Stefano ha sede nell'omonima chiesa, aperta al culto nel 1725, costruita grazie alle donazioni elargite da Francesco Amico. All'interno si conservano alcuni dipinti di autori locali: un Cuore di Gesù, opera di Carmelo Riggi, un San Filippo Neri, opera di Michele Butera e una Madonna che intercede presso la Trinità per le anime del purgatorio, opera di Raimondo Butera. Le chiese succursali nel territorio della parrocchia sono:

    La chiesa della Madonna della Catena voluta dal notaio Salvatore Baglio. Nel 1949 fu elevata a parrocchia e nel 2000 il Vescovo di Caltanissetta Alfredo Maria Garsia decise che la chiesa dovesse ritornare rettoria.
    La chiesa di San Francesco d'Assisi Ex Cappuccini fu eretta per volontà del Principe Giuseppe Galletti, annessa all'ex convento dei cappuccini, i lavori per la costruzione ebbero inizio nel 1724 e si protrassero per circa sei anni. Il 7 luglio del 1736 il vescovo Pietro Galletti consacrò solennemente la chiesa intitolata a San Giuseppe. I cappuccini rimasero in paese fino alla soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1866. Dopo di che, il convento si trasformò in ospizio per anziani e la chiesa divenne comunale e continuò ad accogliere i defunti fino alla fine dell'Ottocento, nonostante fosse stato aperto nel 1840 il cimitero comunale. L'Altare della Chiesa secondo il restauratore Rosario Prizzi, potrebbe attribuirsi a Felice da Sambuca. Nella chiesa sono presenti quattro Altari laterali in legno intagliato: il primo a destra custodisce la statua della Madonna Assunta del 1957 che viene condotta in processione il 15 agosto e sostituisce l'opera in cera della Madonna dormiente.

Parrocchia di Santa Maria del Rosario

La chiesa parrocchiale di S. Maria del Rosario risale al Seicento. È situata lungo l'asse viario principale del paese (Corso Vittorio Emanuele). Nei primi del Settecento fu ricostruita. La chiesa rimase ad un'unica navata. Nell'Ottocento fu affrescata la volta da Calogero Seste di Serradifalco e il pittore Emanuele Catanese di Terranova oggi Gela a quest'ultimo fu affidato l'affresco della volta. Nel 1854 la chiesa fu finita. Il pittore Catanese di Terranova (Gela) dipinse 13 riquadri.

Le chiese succursali nel territorio della parrocchia sono:

    La chiesa di Santa Lucia. Probabilmente fu fondata i primi anni del Settecento. Forse qualcosa esisteva già nella seconda metà del Seicento visto che in alcuni documenti notarili si faceva accenno al quartiere Santa Lucia. Il documento più antico che parla della presenza della chiesa risale al 1710.
    La chiesa del Purgatorio. La tradizione vuole che sia la Chiesa più antica del paese, però non è così. Da alcuni documenti si sa che nel 1669 nella prima visita pastorale compiuta dal vicario generale Calogero Termine, viene riportata l'esistenza di questa chiesa. Nel settecento vi si riunivano i componenti della Confraternita del Signore del Mestiere e ancora è possibile visitare la cripta, un tempo adibita a cimitero. Ad un'unica navata, fu ricostruita negli anni quaranta dell'Ottocento a causa delle precarie condizioni.

Parrocchia Santa Maria delle Grazie

La parrocchia Santa Maria delle Grazie (Santuario Maria Ss.ma delle Grazie-Chiesa della Mercede). Antico convento con annessa aula liturgica, la chiesa fu in seguito intitolata alla Madonna della Mercede ed elevata a parrocchia nell'anno 1954, dopo essere stata qualche anno prima ricostruita. Ad un'unica navata.

Scuole

Anticamente, l'insegnamento era affidato al clero locale e si impartiva lezione nel convento dei padri mercedari. L'organizzazione scolastica era impostata su due cicli di studi: primario e secondario. La scuola era frequentata prevalentemente da figli di nobili e benestanti e in minor misura dai figli dei contadini e degli artigiani.

Oggi si trova a San Cataldo il liceo artistico statale "Filippo Juvara", l'unica scuola statale ad indirizzo artistico della provincia nissena, ex istituto statale d'arte, fondato nel 1963 ed intitolato alll'architetto siciliano Filippo Juvara. Vi si trovano anche un istituto professionale per l'agricoltura e l'ambiente, un istituto tecnico commerciale e un liceo socio-psico-pedagogico della diocesi di Caltanissetta.

Personalità legate a San Cataldo

    Pietro Galletti (1664-1757), vescovo cattolico
    Luigi Giamporcaro (1789–1854), vescovo cattolico
    Alberto Vassallo di Torregrossa (1865-1959), arcivescovo cattolico
    Luigi Cammarata (1885-1950), vescovo cattolico
    Cataldo Naro (1951-2006), arcivescovo cattolico
    Rosario Pirrelli (1774-1861), presbitero, predicatore in Sicilia e Turchia
    Marianna Amico Roxas (1883-1947), venerabile cattolica
    Nicolò Asaro (1920-1973), senatore della Repubblica
    Salvatore Galletti (1923-2010), scrittore e pittore
    Giuseppe Alessi (1905-2009), politico
    Salvatore Galletti (1923-2010), scrittore e pittore.
    Francesco Pignatone (1923-2006), politico
    Giuseppe Messina (1893-1951), gesuita, storico delle religioni e orientalista italiano
    Bernardino Giuliana (1935-1999), poeta e attore drammatico
    Jerry Calà (1951), cabarettista, attore cinematografico e regista
    Leonardo Messina (San Cataldo, 22 settembre 1955), ex mafioso collaboratore di giustizia
    Cataldo Baglio (1958), attore, sceneggiatore, regista e comico
    Alessandro Pagano (1959), politico
    Massimiliano Di Franco (1978, pallavolista italiano
    Raimondo Luigi Bruno Maira detto Rudi (1946), politico
    Salvatore Maira (1947), regista
    Angelo Orlando (1965), calciatore
    Francesco Pignatone (1923-2006), politico

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