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Miniera di Trabonella Caltanissetta

Miniera di Trabonella
La zolfara Trabonella è una delle tante miniere che tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 erano in attività nella provincia di Caltanissetta. Questa miniera è  testimone di periodi di floridezza e di altri di tragico lutto. Nel 1867 infatti, per uno scoppio di gas all'interno delle gallerie con conseguente incendio, morirono ben 42 operai.
La Trabonella apparteneva al barone Morillo ed era, come abbiamo già detto, la più grande delle miniere nissene sia per il numero di operai sia anche per la dotazione di attrezzature estrattive. Nel 1911 un'altra grave sciagura segnò la storia della miniera a causa di uno scoppio di grisou infatti, si sviluppò un incendio che sarebbe durato 10 giorni nel quale morirono 40 operai e 16 rimasero feriti. Sia a Trabonella che a Gessolungo ci sono ancora impianti di estrazione con castelletti in metallo ormai malridotti che segnalano la presenza dei pozzi verticali. Clicca qui per vedere la mappa
Questi, verso la fine dell'800, iniziarono a sostituire le antiche discenderie, ripidi e angusti corridoi attraverso i quali il minerale veniva trasportato a spalla dai carusi.

E' possibile visitare inoltre, i condotti di areazione e le torri di riflusso, circondate da grigie montagne di gesso interrotte qua e la dalle macchie rosse dei rosticci (residui del processo di fusione); le fornaci dove il minerale veniva accatastato e bruciato per separare dalla ganga (gesso, calcare, argilla) lo zolfo liquido, che colava per raccogliersi nelle apposite forme; le calcarelle che disperdevano nell'atmosfera micidiali quantità di anidride solforosa; i calcaroni, in uso dopo il 1850 dove la combustione avveniva sotto una copertura di rosticci e i forni Gill con la loro serie di celle e caratteristici camini.

Tragedie nella miniera di Trabonella:
1863, Scoppio di grisou. 82 morti
1867, Asfissia per anidride solforosa. 50 morti
1911, Scoppio di grisou. 40 morti
Ubicata sulla riva destra del fiume Imera, a circa 3 chilometri dalla stazione ferroviaria omonima, la miniera Trabonella, il cui inizio dell’attività estrattiva risale agli inizi dell’Ottocento, deve annoverarsi tra le più importanti dell’Isola. In seguito al disastro verificatosi nel 1911, per l’esplosione di grisou, la miniera rimase chiusa fino al 1914, ma ancora per molto tempo i lavori furono ben lungi dal raggiungere i livelli di un tempo.

Nel 1916 fu costruito il pozzo D’oro, che raggiunse la profondità di 280 metri; nel 1930. In sostituzione della tranvia a cavalli, fu realizzato l’impianto di una teleferica per il trasporto dello zolfo dalla miniera allo scalo ferroviario di Imera.

Fino agli anni Cinquanta, le coltivazioni furono svolte nelle sezioni Luzzatti e D’oro e nel 1954 fu ultimato lo scavo del pozzo Nuovo, che raggiunse la rilevante  profondità di 420 metri , unificando anche il sotterraneo suddiviso in sezioni indipendenti.

Nel luglio del 1967, con un decreto del Presidente della Regione Siciliana, si procedette alla revoca della concessione alla società Trabonella ed alla consegna della miniera all’Ente Minerario  Siciliano e successivamente alla So. Chi. Mi. Si. (Società Chimica Mineraria Siciliana) che ne assunse la gestione.

Infine, con la legge 6.6.1975 n. 42, fu decretata la chiusura della miniera  Trabonella con esclusione dell’impianto di flottazione che sarà utilizzato ancora per alcuni anni.

Sul territorio gravano il vincolo minerario ( D.A. n. 1189 del 2.6.1990) e paesaggistico “Media Valle del Salso o Imera Meridionale” (D.A. n 7732 del 9.10.1995). La miniera – in atto di proprietà del Demanio regionale – è affidata in custodia al Comune di Caltanissetta.
Percorrendo l'affioramento solfifero dalla Solfara Giordano verso l'Imera, si arriva, sulla riva sinistra di questo fiume, alla importante solfara di Trabonella nella quale gli strati pendono all'affioramento di circa 35° a S. 10° E, e a poca distanza da questo si immergono con una pendenza molto maggiore cioè di 52°. La sezione di Trabonella è interessante poichè da una idea completa del modo di presentarsi di questo ricco giacimento nel quale gli strati di minerale raggiungono una potenza complessiva superiore a 22 metri.....".
Il giacimento solfifero è tagliato dal corso dell'Imera e continua dall'altra parte del fiume alle solfare di Capodarso, dove il minerale non è potente né ricco come a Trabonella.
Ma il bacino nisseno non è interessante solamente dal punto di vista geologico, esso è legato strettamente alla storia della "Civiltà delle Zolfare", anzi può rappresentare un compendio di tutte le difficoltà, le contraddizioni, gli errori ma anche le innovazioni, le sperimentazioni, le scoperte che caratterizzarono lo sfruttamento dei filoni solfiferi Siciliani per più di due secoli.
Il gruppo minerario di Caltanissetta fu uno dei primi ad essere coltivato. nel versante Nord della Miniera di Gessolungo sono ancora visibili delle buche nel Briscale (Zolfo ossidato ed emergente in superficie) risalenti agli inizi del XVIII secolo.
Queste zolfare furono tra le prime a sperimentare delle innovazioni tecniche, per esempio già nell'800 fu costruito un pozzo nella sezione Santa Teresa della Iuncio-Testasecca dove fu utilizzato il sistema argano, castelletto e montacarichi verticali per il doppio servizio di trasporto del minerale e del personale.
La miniera Trabonella sotto la gestione della ditta lombarda dei Luzzatti fu dotata nel 1901 di un gruppo elettrogeno autonomo per l'erogazione dell'energia elettrica.
In tempi più recenti tra le innovazioni tecnologiche più interessanti sono da annoverare gli impianti di flottazione (sistema chimico-fisico per la depurazione dello zolfo dalla ganga di calcare) costruito nella Trabonella nel 1957 e il sistema di trasporto del minerale del sottosuolo completo di
castelletto in acciaio, i nastri trasportatori, Skips e Silos per lo stoccaggio, costruiti nel 1965 nelle miniere di Giumentaro e di Gessolungo con un progetto dell'ingegnere romano Piccardi.
Un'altro triste primato è detenuto dalla zona mineraria nissena. Nel 1881 la miniera di Gessolungo fu funestata dalla più grande sciagura mai accorsa nelle miniere di zolfo siciliane. Per uno scoppio di grisou perirono ben 81 lavoratori tra operai e tecnici. Fu così profonda la commozione popolare
che si richiese e si ottenne la sepoltura dei disgraziati in un cimitero costruito per l'occasione nei pressi della zolfara nissena.
Purtroppo questa disgrazia non fu l'unica della secolare storia delle "pirrere" di Caltanissetta. Nel 1911 salì alle cronache delle maggiori testate la disgrazia avvenuta a 41 operai della Trabonella travolti ancora una volta dallo scoppio del micidiale grisou.
L'estrema insicurezza del lavoro dentro le zolfare assieme al manifestarsi di malattie professionali dei zolfatari, come l'anchilostomiasi, imposero un concreto intervento statale per garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro dei zolfatari.
Fu scelta come campione la miniera Iuncio di Caltanissetta dove nel 1901, su progetto del Dott. Ignazio Di Giovanni e per volontà degli Ingegneri Enrico Gabet, Direttore del Corpo delle Miniere, e Francesco Gulli, Presidente del Sindacato Siciliano Infortuni, fu istituito il primo posto di soccorso nelle Miniere Siciliane. Il progetto fu portato avanti e Caltanissetta divenne un posto di soccorso di seconda classe con l'assistenza di un medico e due infermiere che all'occorrenza potevano recarsi nelle vicine miniere del bacino.

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