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La città di Caltanissetta

Caltanissetta
Caltanissétta (IPA: /ˌkaltanis'setta/, Nissa o Cartanisetta in siciliano) è un comune italiano di 60.149 abitanti, capoluogo della provincia omonima in Sicilia.

È il sesto comune capoluogo di provincia più alto d'Italia, il secondo dopo Enna nella regione siciliana, nonché il quattordicesimo d'Italia per superficie.
Geografia fisica
Territorio

La città di Caltanissetta si colloca in posizione di rilievo dominante l'intera Valle del Salso, che si estende fino a includere la vicina Enna. Morfologicamente ricalca perfettamente le caratteristiche del territorio circostante, molto aspro e di composizione calcareo-argillosa.

La città sorge fra tre colli (Sant'Anna, Monte San Giuliano e Poggio Sant'Elia) che, disposti ad arco, formano una conca entro la quale si sviluppa parte del centro storico e tutta la zona meridionale.

È uno dei pochi casi, in Italia, di Provincia che ha un pezzo del suo territorio staccato dal resto: un'"exclave": si tratta del Comune di Resuttano, che si trova - come si vede dalla cartina qui accanto - tutto circondato dal territorio della Provincia di Palermo. Un altro esempio, nella stessa Regione, è quello della frazione di San Biagio, del Comune di Bisacquino: territorio palermitano circondato interamente dalla Provincia di Agrigento.
 
Geologia

Secondo la letteratura geologica l'area di Caltanissetta è conosciuta col nome di "Bacino di Caltanissetta". Il rilevamento geologico, dei litotipi affioranti nell'area del Bacino di Caltanissetta, fu effettuato da Baldacci L. e Mottura S. Successivamente, intorno agli anni trenta nuovi studi furono effettuati dal geologo tedesco Behermann. Ogniben L. (1957) effettuò importanti studi sulla serie solfifera siciliana. Nel 1965 le serie stratigrafiche furono ricostruite da Paolo Schmidt Di Friedberg. Notevole spessore riveste lo studio di Decima e Wezel delle evaporiti Messiniane, introducendo in Sicilia, il Complesso evaporitico Inferiore e il Complesso evaporitico Superiore. Ulteriori recenti studi sono stati effettuati da Aureli A. (1994) "Geomorfologia del Bacino del Fiume Salito (parte orientale), che tratta aspetti della geologia, di un'area estesa circa 100 chilometri quadrati, del territorio comunale, area compresa tra Caltanissetta, San Cataldo e Santa Caterina Villarmosa.
 
Le Maccalube di Terrapelata

Le Maccalube (dall'arabo maqlub, terra che si rivolta) sono un particolare quanto raro fenomeno di vulcanesimo sedimentario che si manifestano nella zona nissena di Terrapelata, la cosiddetta Collina dei vulcanelli, vicino al Villaggio Santa Barbara.

Tale collina è un'area brulla, di un colore che varia dal biancastro al grigio scuro, in cui si trovano una serie di vulcanelli di fango alti intorno al metro che sono i protagonisti del vulcanismo sedimentario. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. In queste zone, la consistenza dei fanghi argillosi è così liquida da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici.
 
L'emergenza "maccalube" dell'11 agosto 2008

La mattina dell'11 agosto 2008, si è verificata una serie di dissesti che ha provocato il grave danneggiamento di alcuni edifici civili ed industriali. Il fenomeno di "Terrapelata" è noto da almeno due secoli, ed è stato registrato tra gli altri dall'abate nisseno Salvatore Li Volsi (1797-1834), esperto in scienze naturali ed agrarie, autore dello scritto "Sul vulcano aereo di Terrapilata in Caltanissetta", riferendo di fenomeni analoghi avvenuti dal 1783 al 1823, associandoli a dissesti su vasta scala.
Storia

Gli albori di Caltanissetta vanno cercati in epoca antichissima: reperti dell'età del bronzo trovati nei pressi della città, indicano che la zona è abitata fin dal IV millennio a.C. La posizione strategica fu certamente il motivo per cui gruppi di uomini, già a partire dall'ultimo neolitico, decisero di insediarsi in questa particolare zona della Sicilia centrale, su delle alture da cui si poteva dominare tutto il paesaggio circostante, molto vicini alla costa settentrionale e collegati alla costa meridionale dall'Imera meridionale, fiume che all'epoca risultava essere navigabile.

Il primo nucleo urbano, di origine sicuramente sicana, si formò nella zona del monte Gabal al Habib ("la montagna panoramica"), attestato da un'epigrafe del 397 a.C., poi rivelatasi falsa, nella quale si sarebbe letto per la prima volta il nome Nissa che, con l'arrivo dei Greci intorno al VII secolo a.C., sarebbe stata posta sotto il presidio di Siracusa. Dopo la seconda guerra punica, la Sicilia passò sotto il domino dei Romani, ma come nel resto dell'isola, la loro influenza a Nissa rimase superficiale. Fino a qualche anno fa si pensava che nel 123 a.C. Nissa fosse stata invasa dai Romani guidati dal console Lucio Petilio, che vi installarono una colonia chiamata "Petiliana" in suo onore. Oggi, dopo recenti studi, si tende a pensare che la colonia Petiliana corrisponda alla vicina Delia. Ciononostante si è voluto che il passaggio del console rimanesse un segno indelebile nella toponomastica della zona (per esempio Borgo Petilia) in realtà nome attribuito dal Fascismo nel XX secolo. Un importante indizio della presenza latina risiede nei resti di una villa a nord-ovest di Sabucina, da dove provengono vari reperti archeologici, tra cui un busto dell'imperatore Geta.

I primi ad abitare nell'attuale luogo della città furono i Bizantini che nella seconda metà dell'VIII secolo probabilmente edificarono il castello di Pietrarossa chiamandolo Nissa dal possibile nome della città di provenienza degli stratioti fondatori sita in Cappadocia.

Con l'arrivo degli Arabi, intorno all'846, il nome, per assonanza, divenne Qalʿat al-nisāʾ ("castello delle donne"), e vi si stanziarono famiglie di origine berbera.

Nel 1087, la città venne occupata dai Normanni, e divenne possedimento del Gran Conte Ruggero, che la trasformò in feudo per vari membri della sua famiglia e fondò l'abbazia in stile romanico di Santo Spirito, laddove si trovava un villaggio rupestre ed un convento basiliano sorto sui resti di una fattoria di origine romana.

Durante il dominio aragonese nel 1296 Federico III nominò conte Corrado Lancia. Nel 1361 i baroni Francesco Ventimiglia e Federico Chiaramonte assediarono Federico IV nel Castello di Pietrarossa, dove aveva trovato rifugio, e fu salvato dai nisseni, che non sopportavano la prepotenza dei due baroni.

Nel 1365 Guglielmo Peralta, che già controllava Sciacca e Caltabellotta divenne il signore di Caltanissetta. Nel 1358 aveva riunito nel Castello di Pietrarossa i quattro uomini più potenti della Sicilia di allora (tra cui lui), Artale Alagona, Manfredi Chiaramonte, Francesco Ventimiglia, che si spartirono l'intera Sicilia nel cosiddetto Governo dei Quattro Vicàri, che tuttavia durò fino al 1392, quando Martino I di Sicilia intervenne militarmente. Il re Martino I regnò fino al 1409, quando gli successe il padre Martino I di Aragona, che però morì un anno dopo, nel 1410.

Nel 1407 Caltanissetta passò ai Moncada di Paternò (con la nomina di Matteo Moncada conte da parte di Martino I), a cui resterà per 405 anni, fino all'abolizione della feudalità in Sicilia, nel 1812.

Nel 1553 fu costruito il Ponte Capodarso sul fiume Salso per facilitare le comunicazioni. Nella realtà la costruzione, ad un'unica arcata, alta quasi 20 metri, poi trasformata nel 1844 con l'aggiunta di due archi laterali, venne sino a quel momento scarsamente utilizzata. Percorso oggi dalla SS122 è ancora esistente e percorribile.

Nel febbraio del 1567 un forte terremoto colpì la città, e il castello di Pietrarossa ne rimase gravemente danneggiato. A quel punto i ruderi del castello vennero utilizzati come cava per la ricostruzione del resto della città, e rimasero in piedi solo i resti di tre torri, due delle quali sono visibili ancora oggi.

Nel 1718 a Caltanissetta scoppiò una rivolta antisavoiarda, come in molti altri centri siciliani. L'11 luglio di quell'anno le truppe sabaude di Vittorio Amedeo II di Savoia, guidate dal viceré Annibale Maffei attraversarono la città. Durante la battaglia ci furono 53 vittime tra i nisseni e 17 tra i soldati piemontesi.

Nel 1816, in pieno periodo borbonico, Caltanissetta fu elevata a capoluogo di provincia, grazie alla mediazione del giurista Mauro Tumminelli. Per questo motivo la popolazione nissena si rifiutò di partecipare ai moti separatisti di Palermo del 1820, e la città dovette subire un saccheggio da parte di alcune bande armate, formate da galeotti ed ex carcerati, capitanate da Salvatore Galletti, principe di San Cataldo, che devastarono il quartiere della Grazia. Da questo evento nacque la ormai proverbiale rivalità tra le due città.

La città fu colpita dal colera nel 1837 e successivamente per altre due volte (1854 e 1866).

Aderì ai moti rivoluzionari ed indipendentisti del 1848-1849, guidati da Ruggero Settimo, che ebbero termine proprio a Caltanissetta, dove fu firmata la capitolazione dei rivoluzionari.

Garibaldi e i suoi Mille giunsero a Caltanissetta il 2 luglio 1860 e vi fecero ritorno il 10 agosto. Come l'intera Sicilia venne annessa al Regno d'Italia lo stesso anno.

Dopo l'Unità d'Italia fu interessata da un grande boom economico dovuto soprattutto ad un'intensa attività mineraria, che però fu spesso accompagnata da varie sciagure: il 27 aprile 1867 morirono 47 persone a causa di un'esplosione di grisou nella miniera di Trabonella, 65 minatori persero la vita a Gessolungo il 12 novembre 1881 sempre per un'esplosione, e altri 51 nel 1911 a Deliella e a Trabonella.

Le strade rotabili la collegavano a Piazza Armerina, Barrafranca e Canicattì fin dal 1838, ma la ferrovia arrivò solo nel 1878. Nel 1867 giunse l'illuminazione a gas, nel 1914 l'arrivo dell'elettricità permise l'apertura del primo cinematografo.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel quadro dello sbarco degli Alleati in Sicilia, subì diversi bombardamenti, che durarono dal 7 al 17 luglio 1943 durante i quali persero la vita 351 civili. Il 18 luglio le truppe americane sbarcate a Gela una settimana prima entrarono e occuparono la città.

Pian piano Caltanissetta iniziò a rimarginare la maggior parte delle ferite ricevute in eredità dopo la guerra: negli anni '50 iniziò il restauro della Cattedrale, distrutta da i bombardamenti dell'aviazione americana nel 1943 e le strade erano state liberate dalle macerie negli anni precedenti. Nei primi anni '70 venne meno il settore dell'estrazione dello zolfo: la crisi irreversibile del settore, iniziata a partire dagli anni '20 grazie al nuovo processo Frasch messo a punto negli USA, raggiunse in quegli anni il punto di non-ritorno e furono così chiuse anche le ultime solfatare nissene.

Origine del nome

Nissa era forse il nome della città dell'Anatolia da cui dovevano proveniri gli stratioti bizantini che costruirono il castello di Pietrarossa ed il vicino villaggio dove oggi sorge il quartiere degli Angeli. Quando il borgo fu conquistato dagli Arabi, questi aggiunsero al nome originale il prefisso Qalʿat ("castello"), come testimoniato dal marocchino Idrisi, che nel 1154 la indica come Qalʿat al-nisāʾ. Il termine nisāʾ, però, in arabo significa "donne", ed è probabile che, come è spesso accaduto, il nome originale fosse deformato ed assimilato a qualcosa di facilmente comprensibile. La conferma della traduzione dall'arabo come castello delle donne arriverà da Goffredo Malaterra, che rileverà che Calatenixet, quod, nostra lingua interpretatum, resolvitur Castrum foeminarum ("Caltanixet, che è stato tradotto nella nostra lingua Castello delle donne"), come già, d'altronde, aveva scritto Idrisi.

Successivamente, durante il primo periodo Normanno (XI secolo), la città iniziò ad assumere il nome di Calatanesat, come si può riscontrare in una bolla del papa Eugenio II; mentre già alla fine del XII secolo, lo storico Ugo Falcando, nel suo Liber De Regno Sicilie, la nomina Caltanixettum, che risulta essere la traduzione ufficiale dell'odierno nome in latino.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Cattedrale di Caltanissetta - Duomo di Santa Maria la Nova

La cattedrale di Caltanissetta, situata nel centro storico della città, venne costruita tra gli anni 1560-1620 e fu aperta al pubblico nel 1622. Venne intitolata così per distinguerla dalla Chiesa Madre, eretta nel Cinquecento ai piedi della fortezza di Pietrarossa, e che venne conseguentemente soprannominata “la Vetere”. All'interno vi si trova la Cattedra del Vescovo della Diocesi di Caltanissetta.

Abbazia di Santo Spirito

L'abbazia fu commissionata dal conte Ruggero e realizzata su un antico casale arabo a sua volta costruito probabilmente su un edificio di culto già esistente in epoca bizantina, dedicato allo Spirito Santo. La chiesa, consacrata nel 1153, possiede notevoli elementi artistici, quali il fonte battesimale e i numerosi affreschi che ricoprono le pareti interne.

Chiesa di Sant'Agata al Collegio

La chiesa di Sant'Agata al Collegio venne costruita tra il 1600 e il 1610 su una preesistente chiesa, anch'essa dedicata a Sant'Agata, mentre i lavori del contiguo Collegio gesuitico (da cui la chiesa prende il nome) iniziarono nel 1589 e terminarono solo nella seconda metà dell'Ottocento. La chiesa, con impianto a croce greca, è certamente una delle più ricche della città. Il collegio oggi ospita la Biblioteca Comunale Luciano Scarabelli e il Liceo Musicale.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La chiesa di Santa Maria degli Angeli (detta la Vetere) sorge a ridosso del Castello di Pietrarossa, sul lato settentrionale di quest'ultimo. Fu la seconda parrocchia della città, divenuta sede parrocchiale cittadina nel 1239 e, in seguito, regia cappella di Casa Sveva.

Il nome originale sembra essere quello di Maria Santissima Assunta, poi cambiato in quello attuale, in seguito alla donazione di un dipinto della Madonna degli Angeli, oggi conservato nella chiesa del Collegio di Maria.

Costruita in epoca Normanna, successivamente all'edificazione dell'abbazia di Santo Spirito, sembra sia stata consacrata nel 1100. Intorno al 1400 la parrocchia fu trasferita ad altre chiese, a causa delle sue ridotte dimensioni e, nel 1622 venne definitivamente assunta dalla chiesa di Santa Maria la Nova. Nel 1601, la chiesa di Santa Maria degli Angeli venne concessa ai Frati Minori Osservanti che, grazie alle generose offerte della Contessa Luisa de Luna y Vega, costruirono il proprio cenobio nel 1604. Con l'occasione, venne eseguito un rammodernamento ed ingrandimento dell'antica chiesa. Nel 1636 il convento dei minori subì un crollo parziale in seguito al quale fu approntata un'altra opera di restauro facendo uso, per ripristinare la parte crollata, delle pietre del vicino castello. Storia travagliata fu anche quella della costruzione del noviziato, iniziata nel 1688 e terminata soltanto nel 1709 a causa della mancanza di fondi. Un ulteriore restauro ed ampliamento della chiesa fu condotto dal 1740 al 1771, come testimoniato da un'iscrizione che si trovava nell'arcata tra l'abside e la navata e riportata dallo storico nisseno Camillo Genovese.

Nel 1867, durante un'epidemia, il convento venne adibito ad ospedale per colerosi e successivamente, nel 1873, la chiesa venne definitivamente chiusa al culto, per passare alla proprietà del Ministero della Guerra, che l'adibì a caserma e magazzino militare. Questo passaggio segna l'inizio di un periodo di completo abbandono della chiesa che culminò con il crollo parziale del tetto, nel 1964 e la successiva realizzazione, nel 1972, di un solaio in cemento armato.

Purtroppo, dell'interno dell'edificio non rimane più nulla, ma possiamo ancora ammirarne l'impianto planimetrico, tipicamente normanno, che consta di una singola navata. Inoltre, si trovano nella parte esterna, alcuni preziosi elementi decorativi, purtroppo spesso rovinati dalle sopraedificazioni e dagli inappropriati restauri condotti.

Degna di particolare rilievo è la porta maggiore occidentale, a causa dei particolari fregi che l'adornano: costruita in pietra arenaria, possiede un archivolto a sesto acuto in tre livelli, sostenuto da quattro colonnine cilindriche dotate di capitelli.

Chiesa di San Giovanni

Situata nella parte più antica del centro storico, non lontano dalla chiesa di San Domenico, venne fondata intorno al 1100. Completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, fu ricostruita nel 1945. Presenta una sola navata nella quale trovano posto tre scomparti laterali con annessi altari. Nel prospetto realizzato in pietra arenaria spicca un asse determinato dalla sovrapposizione degli elementi portale-edicola-finestrone. L'interno della chiesa, invece, è decorato con gli affreschi del Pollaci. Tra le opere presenti ricordiamo: l'Immacolata, piccola statua opera del Biangardi; il San Giuseppe in legno realizzato nel XVIII secolo ed infine un dipinto di San Giuseppe realizzato dal Pollaci. Nel 2008 la Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Caltanissetta ha eseguito dei lavori di restauro che hanno interessato sia l'interno (conservazione di stucchi e dipinti) che l'esterno del luogo di culto (realizzazione di una copertura con capriate in legno lamellare).

Chiesa di San Sebastiano

Sorta intorno al Cinquecento come omaggio al Santo da parte della popolazione per la liberazione dalla peste, la chiesa di San Sebastiano è situata in Piazza Garibaldi, proprio di fronte alla Cattedrale.

La chiesa fu più volte ridimensionata e restaurata. Nel 1711, ad esempio, fu modificata nel senso della lunghezza per cedere spazio all'antistante piazza. In quella occasione fu abbellita sia all'interno sia nel prospetto principale. L'elegante facciata, progettata dall'architetto Pasquale Saetta sul finire dell'Ottocento, è arricchita da colonne appartenenti a tutti e tre gli ordini classici: nella parte inferiore le doriche, al centro le ioniche ed in cima le corinzie. Vi sono inoltre bifore e nicchie in cui sono collocate alcune statue dello scultore Biancardi. Le sculture della parte centrale rappresentano i santi Pietro e Paolo, mentre nella fascia superiore, si può ammirare San Sebastiano trafitto dalle frecce, posta in memoria del suo martirio.

Chiesa di San Domenico

La chiesa di San Domenico è stata fondata nel 1400 dopo l'arrivo dei Moncada a Caltanissetta. L'edificio venne costruito al centro del quartiere Angeli, dove allora non esistevano altre chiese.

La costruzione della chiesa si intreccia con la storia della città e della famiglia Moncada. Antonio Moncada, infatti, nel 1458 per ereditare il suo titolo, dovette rinunciare all'abito talare e, pertanto, come "risarcimento" all'ordine domenicano, cui apparteneva, fece costruire una chiesa con annesso convento. La chiesa continuò ad essere arricchita e migliorata nel tempo. Il prospetto della chiesa, convesso nella parte centrale e concavo lateralmente, fu costruito, ad esempio, nel Seicento, ed allo stesso periodo risale la preziosa tela del toscano Filippo Paladini, dipinto che ritrae la Madonna del Rosario. Questa tela ha un'importante valenza storica, oltre che artistica, in quanto vi sono ritratti i figli del conte Francesco Moncada.

Monumento al Redentore

Il monumento al Redentore si trova sulla vetta più alta del Monte San Giuliano, che sovrasta tutta Caltanissetta. Si tratta di un piedistallo contenente nel suo interno una cappella, che inizia a pianta quadrata e diventa circolare per concedere un adeguato appoggio alla statua del Redentore.

All'inizio del XX secolo vennero commissionati da papa Leone XIII diciannove monumenti a Cristo Redentore, una in ogni regione d'Italia (all'epoca 19). Tra le regioni che risposero all'appello del Papa vi fu la Sicilia che scelse come luogo per l'erezione del monumento la vetta del Monte San Giuliano, nel cuore dell'isola. Il progetto fu affidato all'architetto Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista Filippo Basile (l'architetto del Teatro Massimo di Palermo).

La prima pietra venne posata il 13 maggio 1900. La statua del Redentore arrivò da Roma il 30 luglio, ma non furono fatti grandi festeggiamenti perché il re d'Italia Umberto I era stato appena assassinato a Monza ed era stato proclamato il lutto nazionale. Sempre per questa ragione l'inaugurazione del monumento venne rimandata: dalla fine di agosto fino al 30 settembre del 1900 in città vi furono grandi festeggiamenti e l'inaugurazione avvenne alla presenza di cardinali, vescovi, clero e popolo venuti da tutta la Sicilia.

Conventi

Nella città di Caltanissetta sono stati edificati tre conventi dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Il primo convento fu edificato in contrada Xiboli, tra il 1540 e il 1552. Dopo 45 anni viene abbandonato, per essere inglobato nel 1868 nei terreni della Fabbrica distilleria Averna.

Il secondo convento nel V.le Regina Margherita già contrada Pigna vicino alla chiesa di San Giuseppe fuori le mura. Fu edificato nel 1570 in sostituzione del primo convento troppo distante alla città e insalubre. La chiesa del nuovo convento fu dedicata all'Immacolata concezione. Nel 1759 i frati Cappuccini istituiscono un Ospizio per i monaci questuanti. Sui terreni circostanti il convento nel 1821 furono iniziati i lavori per un giardino pubblico, che fu completato nel 1828; il giardino fu intitolato nel 1890 ad Amedeo di Savoia, da questi prende il nome la Villa Amedeo. Nel 1866 il convento fu trasformato in nosocomio, e successivamente nel 1905 divenne l'Ospedale Civile Vitt. Emanuele.

Il terzo convento fu edificato, per la tenace opera di Padre Angelico Lipani, dopo lo sfratto dal convento di Viale Regina Margherita. Ciò per un Regio Decreto che espropriava i beni ecclesiastici. Prende il nome di Convento di San Michele, per la preesistente omonima chiesa del XVII secolo; ieri in contrada Sallimi, oggi via Sallemi.

    Architetture civili

Molti sono i palazzi di interesse storico, presenti nel centro storico ed abitati in passato da importanti famiglie cittadine. Tra di essi ricordiamo:

    Palazzo Testasecca, realizzato durante il XIX secolo in stile neoclassico dalla famiglia del Conte Ignazio Testasecca. Si trova in Corso Vittorio Emanuele, di fronte al Palazzo Benintende.
    Palazzo Benintende, realizzato dall'architetto Giuseppe Di Bartolo, che presenta un'interessante sovrapposizione di ordini architettonici: le colonne al piano nobile sono in stile ionico, mentre quelle del secondo piano in stile dorico; numerosi sono anche i medaglioni e le lesene che aumentano il valore architettonico del palazzo. Nel 1862 vi alloggiò Giuseppe Garibaldi. È sito in Corso Vittorio Emanuele.
    Palazzo Provinciale, la cui realizzazione fu iniziata dallo stesso Giuseppe di Bartolo nella prima metà del XIX secolo. L'architetto voleva costruire un enorme edificio che fosse sede sia degli uffici provinciali che di quelli comunali. La complessità dell'opera, però, risultò tale che nel 1870 il palazzo era ancora ben lontano dall'essere completato. Il progetto fu allora ridimensionato dall'ingegnere Agostino Tacchini e fu destinato ad ospitare i soli uffici della Provincia. Tra gli artisti che contribuirono alla realizzazione del palazzo, si ricordano: il nisseno Luigi Greco che realizzò l'aula consiliare e lo scalone principale; un altro nisseno, Michele Tripisciano, per le sculture che ornano il palazzo; il catanese Pasquale Sozzi per le decorazioni interne.

Palazzo del Carmine

La costruzione del palazzo iniziò intorno all'anno 1371. La zona in cui sorge attualmente, all'epoca, si trovava ben fuori dalle mura cittadine ed ospitava una chiesetta rurale dedicata a San Giacomo. Per volere di Guglielmo Peralta e di sua moglie Eleonora d'Aragona, figlia del marchese di Randazzo, vicino la chiesetta fu edificato il convento dei Carmelitani scalzi e l'annessa chiesa di Maria Santissima Annunziata, comunemente chiamata Madonna del Carmine.

Con l'espansione urbanistica che ebbe la città nei secoli successivi (ed in particolare nel XVI secolo), il complesso conventuale si trovò inglobato nel tessuto cittadino, affiancato dalla nuova chiesa di San Giacomo e dalla chiesa di San Paolino.

Durante il XIX secolo, a causa della soppressione degli ordini religiosi, i Carmelitani Scalzi lasciarono il convento che fu abbattuto per costruire la sede municipale; le chiese che lo affiancavano furono demolite e, al posto di quella del Salvatore, arretrata, fu costruito il teatro cittadino (il Teatro regina Margherita). Attualmente il palazzo ospita il Municipio della città ed è stato, negli anni, talmente arricchito nel prospetto che l'unica traccia dell'antico convento è costituita da alcuni spezzoni di muratura inglobati nei muri attuali.

Palazzo Moncada

Il palazzo Moncada detto anche Bauffremont fu edificato nella prima metà del XVII secolo dal Conte Guglielmo Moncada e doveva essere uno dei più importanti palazzi signorili della Sicilia, come testimoniano l'imponenza dell'edificio e i pregiati fregi (antropomorfi e zoomorfi) dei balconi. Tuttavia, la sua costruzione non venne portata a termine, in quanto Guglielmo ricevette la nomina a Viceré di Valencia e si trasferì in Spagna.

Restato proprietà dei Moncada fino agli inizi del XX secolo, nel 1915 fu acquistato dalla Principessa Maria Giovanna di Bauffremont, la quale lo privò del suo uso residenziale e vi fece costruire un'ampia sala con galleria in stile liberty, che fu adibita alla rappresentazione di spettacoli teatrali.

Nel 1938 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Trigona della Floresta ed in seguito adibito, con la costruzione di una sala all'nterno del cortile, alla rappresentazione di spettacoli cinematografici e teatrali, con il nome di Cineteatro Trieste. Tuttora ottempera a questo ruolo, ma dal 2009 il nome di Cineteatro Bauffremont è stato sostituito con Multisala Moncada.

Dal 2010 sono inoltre aperte nuove sale dell'edificio adibite a galleria d'arte, per ospitare mostre di vario genere ed eventi estemporanei. Qui sono presenti due mostre permanenti: una sugli antichi signori di Caltanissetta, i Moncada appunto, e l'altra dedicata al grande scultore nisseno Michele Tripisciano.

Castello di Pietrarossa

Il castello di Pietrarossa si trova su un'altura nei pressi di Caltanissetta. Si presume che sia stato costruito nel IX secolo su precedenti insediamenti anche Sicani. Durante il Medioevo fu un centro strategico ed intorno alla fine del XI secolo vi fu collocata la tomba della regina Adelasia, nipote del re Ruggero il Normanno e nel 1378 all'interno di esso si tenne un parlamento dei baroni siciliani per nominare i quattro vicari che dovevano governare la Sicilia (Governo dei Quattro Vicàri). Nel 1567 una forte scossa di terremoto provocò il crollo del castello di cui rimasero in piedi solo i resti di due torri, visibili ancora oggi. Ai piedi dei ruderi del Castello di Pietrarossa fu edificato il cimitero Angeli.

Fontana del tritone

La fontana del tritone è costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che tenta di domare un cavallo marino di fronte a due mostri marini che lo insidiano. Ispirata alla mitologia greca il Tritone è un dio marino con il corpo per metà uomo e per metà pesce, figlio di Poseidone e Anfitrite. La figura mitologica è stata spesso usata nella costruzione di fontane e ninfei, anche il Bernini lo ha collocato nella sua famosa fontana a Roma.

Fu scolpita dal nisseno Michele Tripisciano nel 1890 ed inizialmente posta nell'androne di Palazzo del Carmine: la fontana fu creata dall'architetto Gaetano Averna per essere posta nella sua attuale locazione, al centro di Piazza Garibaldi, dove fu inaugurata il 15 dicembre 1956, in sostituzione ad un vecchio lampione in ferro a cinque luci.
Inizi del '900: due cartoline d'epoca della piazza Garibaldi con vista su Corso Umberto I

Tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, l'intera piazza Garibaldi è stata sottoposta a lavori di pavimentazione in basoli di pietra lavica per impedire il passaggio di automobili e consentire il libero transito dei pedoni. In questa occasione anche la fontana del tritone è stata restaurata e vi sono stati installati impianti di illuminazione che l'hanno riportata così all'antico splendore.

Spesso la fontana del tritone, anche stilizzata, viene usata come simbolo distintivo della città.

Trasmettitore di Caltanissetta

L'impianto radiotrasmettitore di Caltanissetta è un impianto, ora inattivo, per la radiodiffusione in onde lunghe, medie e corte. Il suo principale elemento è un'antenna omnidirezionale di 286 metri di altezza, che detiene il primato per la struttura più alta d'Italia, essa si erge su una collina di 660 metri di altezza s.l.m. Il trasmettitore è visibile anche dalla città di Enna che dista 36 km.La struttura è situata sul Colle Sant'Anna. È costituita da una torre autoportante a traliccio, provvista di tiranti. Il trasmettitore in onde lunghe ha una potenza di 10 kW.

L'impianto, di proprietà della RAI, fu inaugurato nel 1951 e utilizzato per la trasmissione in onde lunghe sui 189 kHz. Gestito nell'ultimo periodo da Rai Way, è stato spento il 9 agosto 2004, a causa del progressivo allontanamento dell'audience dalla radio AM e del costo di mantenimento degli impianti, che ha spinto numerose emittenti ad abbandonare le trasmissioni in queste bande.

L'impianto ad onde corte, costituito da antenne separate dalla struttura principale, operava sulle frequenze di 6060 kHz con 3 kW di potenza, mentre sui 7175 e 9515 kHz con 5 kW. In precedenza, l'impianto sui 6060 kHz era usato con una potenza di 25 kW.

È stato utilizzato anche per le trasmissioni di un notiziario in lingua araba trasmesso in onde medie (Caltanissetta 1 – 567 kHz).

Fino al 1965 deteneva anche il primato di struttura più alta d'Europa battuto dalla Belmont Transmitting Station alta oggi 351,65 metri situata in Gran Bretagna, tuttora la più alta struttura di tutta l'Unione europea; seconda solo alla Torre della TV di Vinnycja in Ucraina alta 354 metri mentre la struttura più alta al mondo è l'antenna della KVLY TV in Dakota del Nord (USA) alta ben 628 metri.

Per la manutenzione periodica sono costantemente presenti tecnici specializzati per i lavori ad alte quote.

Da alcuni anni l'amministrazione comunale ha in progetto l'illuminazione dell'antenna con suggestivi giochi di luce che la potrebbero rendere un'opera unica nel panorama siciliano ed anche italiano. Per questa iniziativa si aspetta il parere della RAI, che però ha espresso l'intenzione di demolire la struttura ormai inattiva e dagli alti costi di manutenzione.

Strade, piazze principali e Ville Comunali

In città esistono diverse vie e piazze con un notevole interesse storico e urbanistico; alcune di esse sono:

    Piazza Garibaldi, nel cuore del centro storico, in cui convergono i quattro quartieri storici della città,
    Corso Vittorio Emanuele,
    Corso Umberto I,
    Viale Regina Margherita.

Sono presenti tre ville comunali:

    Villa Cordova, in Viale Conte Testasecca,
    Villa Amedeo, in Viale Regina Margherita,
    Villa Monica, in Via Filippo Turati.

Delle tre, la villa Amedeo è il giardino pubblico di maggiori dimensioni e costituisce il "polmone verde" della città. Sono inoltre presenti altre aree verdi pubbliche attrezzate per attività ludiche, come il parco Robinson, nel quartiere Redentore. Nonostante ciò il verde pubblico fruibile si attesta sull'1,83 m² per abitante collocando il capoluogo nisseno al 98º posto nella classifica nazionale.

Altre aree verdi di minore rilievo si trovano in Piazza della Repubblica; in Piazza Giovanni XXIII; in Piazza Falcone e Borsellino; nell'area compresa tra Via Catania e Via Galilei; in Via Niscemi; in Piazza Jacono e in Via Monte San Giuliano, dove è situato il belvedere della città.

Villaggio UNRRA Casas

Il villaggio UNRRA Casas sorge a circa 3 km dal centro storico, e risulta inglobato all'interno della città stessa. Si tratta di un complesso di alloggi, realizzato nell'immediato dopoguerra, dall'organizzazione internazionale UNRRA Casas (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), organizzazione costituita a Washington nel 1944, per fornire aiuti e assistenza alle popolazioni colpite dalla guerra, nei paesi passati sotto il controllo degli Alleati. Nel piano regolatore generale della città, il villaggio UNRRA Casas è classificato A2 "zone della città postunitaria o città del primo novecento", di interesse storico e sottoposto a tutela e limitazioni degli interventi di tipo edilizio.

Siti archeologici

All'interno del perimetro urbano della città di Caltanissetta è presente il Parco Archeologico Palmintelli.

I principali parchi archeologici presenti al di fuori del centro abitato sono invece:

    gli scavi Archeologici di Sabucina
    gli scavi Archeologici di Gibil Gabib

Parco Archeologico Palmintelli

Il Parco archeologico di Palmintelli è situato in una zona centralissima del capoluogo, a pochi metri dal viale della Regione. Il sito è venuto alla luce a seguito degli scavi condotti nel 1988. Originariamente la zona su cui adesso sorge il parco ospitava un complesso funerario di tombe a grotticella risalente all'età del bronzo, di cui solo una è rimasta intatta. È tuttora ben visibile l'ingresso rettangolare della tomba, a pianta regolare e soffitto piatto, nella quale sono stati ritrovati diversi reperti archeologici, alcuni dei quali custoditi presso il Museo Archeologico di Caltanissetta.

Sito Archeologico di Sabucina

Il parco archeologico di Sabucina, sito sul monte omonimo, è tra i più importanti della Sicilia. Il villaggio originario ha sicuramente origini pregreche: fu, infatti, costruito dai Sicani, i quali sfruttarono l'agevole posizione del monte che domina l'intera vallata del Salso.

Il villaggio subì, in seguito, alcune ricostruzioni nell'VIII e nel V secolo a.C., per essere poi abbandonato sul finire del V secolo a.C.

Nella zona ai piedi della montagna, sono state rinvenute alcune tombe a grotticella, risalenti all'età del bronzo; altri importanti ritrovamenti furono quelli di una capanna adibita a santuario e quello del famoso sacello di Sabucina. È, questo, un modello in terracotta risalente al VI secolo a.C., trovato nei pressi della necropoli, che rappresenta un tempietto con pronao in antis, un tetto spiovente sormontato da due figure di cavalieri e con il basso timpano ornato da due maschere di tipo gorgonico.

La scoperta di questo sito archeologico è relativamente recente, infatti fu solo negli anni sessanta che venne intrapresa la prima campagna di scavi, guidata da Piero Orlandini, che condusse alla scoperta del villaggio capannicolo del Bronzo Tardo, risalente al XIII-X secolo a.C.; questa scoperta fu di straordinaria importanza, in quanto si trattò del primo villaggio di questo tipo individuato in Sicilia.

Sito Archeologico di Gibil-Gabib

A circa cinque chilometri dal capoluogo nisseno, su una collina dalla quale si domina il versante sud-orientale della valle del Salso è situato il parco archeologico di Gibil-Gabib. Il sito, costituito da tre piatteforme digradanti verso sud-est, fu sede di insediamenti preistorici indigeni e di età greca. Gli scavi in quest'area furono iniziati alla metà dell'Ottocento e vennero ripresi con maggiore vigore negli anni cinquanta del secolo scorso, con le ricerche condotte da Dinu Adameşteanu. L'ultima, infine, risale al 1984. Proprio intorno alla metà del Novecento vennero portati alla luce alcuni ambienti risalenti al VI secolo a.C., parti della cinta muraria e alcuni oggetti di ceramica riferibile alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, mentre negli anni ottanta è stato riportato alla luce un vero torrione di difesa della metà del sesto secolo a.C. Tale scoperta si è rivelata di notevole importanza, poiché ha consentito di chiarire la destinazione delle cinte murarie rinvenute quasi trenta anni prima. Dagli scavi presso gli ambienti sono stati rinvenuti vasi, oggetti di uso quotidiano, piatti e lucerne. Sono state inoltre ritrovate anche una statua di divinità fittile femminile e una testina fittile di offerente che testimoniano l'esistenza di vari spazi dedicati al culto ed alla venerazione nell'abitato. Ai piedi dell'altura si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota.
Archeologia Industriale

Miniere

La miniera di Trabonella, costituita in sottosuolo da strette gallerie e fornelli, e all'esterno dagli argani e dall'impianto di trattamento del materiale estratto, (forni Gill e separatori a flottazione), è una testimonianza di notevole spessore del passato di Caltanissetta legato all'attività estrattiva dello zolfo e all'industria mineraria.

Molini e pastifici

Una delle attività economiche che sin dall'unità d'Italia ha caratterizzato l'economia del comprensorio nisseno è legata all'agricoltura di tipo cerealicolo, che ha portato alla nascita in epoche diverse di importanti molini e pastifici. Questi hanno rappresentato fino alla crisi degli anni 80 del secolo scorso un importante volano economico della città.

    Il primo il molino Salvati fu fondato, nell'anno 1866, da due fratelli campani i F.lli Francesco e Luigi Salvati; che costruirono il primo molino a vapore della città in una località allora fuori le mura ed oggi corrispondente all'incrocio tra via Salvati e via Sallemi. Il complesso edilizio, fu costruito a cavallo delle due sponde dell'asta torrentizia, affluente del torrente delle Grazie, e a ridosso di una ormai perduta fontana-abbeveratoio. Il mulino Salvati in realtà fu preceduto da un altro molino che però non ebbe una storia significativa, infatti, esso chiuse dopo pochi anni di attività; venne costruito nella zona della chiesa di Santa Lucia.


    Successivo e molto famoso in tutta la regione è stato il molino Piedigrotta. Questo sorse nelle vicinanze della attuale stazione ferroviaria, nel 1913 esattamente in coincidenza della chiusura l'anno prima del molino Salvati. L'inizio dell'attività di questo mulino e pastificio fu dovuta ad un gruppo di imprenditori nisseni costituitisi in società. Esso per più di mezzo secolo esportato il proprio marchio ben al di là dei confini locali, tanto da essere inserito tra i dieci maggiori pastifici italiani del tempo, sette dei quali con sede nel Mezzogiorno: gli fanno "compagnia", infatti, lo «Scaramella» di Salerno, il «Fabbroncino» e lo «Scafa & C.» di Torre Annunziata, il «Monaco» e il «Santa Lucia» di Catania, il «Carella» di Palermo. La pasta della "Piedigrotta" era famosa per la carta azzurra con la quale i dettaglianti vendevano la pasta sfusa o in confezioni da uno e cinque chilogrammi, la cosiddetta “cartata”. I ragazzi solitamente usavano questa robusta carta per costruire i loro aquiloni.
    fratelli Tortorici che avviarono il loro mulino-pastificio in contrada Stella, oggi una traversa di via Vespri Siciliani e via Xiboli.
    Molino di contrada Madonna della Catena, nei pressi dell'ex macello nella zona Sud della città.
    Due molini, anch'essi con pastificio annesso, furono avviati da un certo Cortese in contrada Santa Lucia, alla periferia cittadina.
    Il molino Sole, l'ultimo molino che operò in città fu costruito in località Santa Lucia nei luoghi dove vi era stato il primo tentativo non riuscito di fondare un mulino moderno in città.

Cultura

Il momento di massima crescita culturale a Caltanissetta è stato indubbiamente quello vissuto tra gli anni 1880 e 1940, quando vi risiedevano personalità quali Leonardo Sciascia, Pier Maria Rosso di San Secondo e Ruggero Settimo. Caltanissetta è, inoltre, sede del Parco letterario Regalpetra, dedicato a Leonardo Sciascia.

Biblioteca comunale

La Biblioteca Comunale Luciano Scarabelli è alloggiata nei locali dell'ex Collegio dei Gesuiti, costruito intorno al 1589 e attiguo alla chiesa di Sant'Agata. Istituita nel 1862, la Biblioteca possiede un patrimonio composto da oltre 140000 volumi e circa 200 preziosi manoscritti, derivante da donazioni di privati e da confische ai danni di alcuni ordini religiosi el passato. Negli ultimi anni, anche grazie alla ristrutturazione seguita dall'architetto Luigi Santagati, ed alla sua conseguente riapertura, la città sta tentando un moderato momento di rilancio a livello culturale.

Teatri e cinema

A Caltanissetta hanno sede tre cinema (Multisala Moncada, Supercinema e Bellini) e un teatro: il teatro civico Margherita. Questo teatro è stato inaugurato nel 1875 ed è stato intitolato alla regina Margherita di Savoia che nel 1881 fu in visita ufficiale a Caltanissetta. Particolarmente utilizzato fino alla Seconda guerra mondiale, anche per la propaganda mussoliniana, contribuì a far fiorire un crescente fermento culturale nella capitale dello zolfo, anche grazie a rappresentazioni del calibro della Turandot e del Macbeth di Verdi. A seguito delle distruzioni della guerra e dell'incuria, negli anni '70 venne chiuso a causa della revoca dell'agibilità da parte della Commissione di vigilanza. Al termine di lunghi e accurati lavori di restauro che hanno riguardato l'intera struttura del teatro e che si sono protratti per oltre 20 anni, nel 1997 la struttura è stata riaperta al pubblico.

Indubbiamente i teatri ed i cinema della città contribuiscono allo sviluppo del movimento culturale; in particolare, le stagioni teatrali del Teatro Regina Margherita riscuotono un buon consenso di pubblico.

Musei

In città sono presenti vari musei:

    Museo archeologico - A partire dal 2006, ha sostituito il Museo civico, che si trovava nei pressi della stazione centrale. Ora è sito accanto all'abbazia di Santo Spirito, nell'omonima contrada, ospitato in un moderno stabile. Nel museo sono raccolti una gran numero di reperti archeologici relativi ai primi insediamenti nell'area della Valle del Salso e del territorio limitrofo. I siti da cui proviene la maggioranza delle testimonianze sono le necropoli di Mazzarino e i siti indigeni di Gibil Gabib e Sabucina, situati a pochi chilometri dal centro abitato di Caltanissetta. Essi erano posti su alture a controllo del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell'antichità. Le collezioni, tra le più importanti della Sicilia, comprendono corredi, vasi attici decorati a figure rosse, utensili e manufatti di bronzo e di ceramica. Al suo interno è custodito il celebre Sacello di Sabucina.
    Museo mineralogico - Ospitato all'interno dell'IISS "S. Mottura", il museo, mediante l'esposizione di minerali (in particolare campioni di zolfo, rocce, fossili ed attrezzature specifiche) testimonia l'attività svolta in passato di sfruttamento delle varie miniere per l'estrazione dello zolfo presenti sul territorio nisseno. Sono inoltre esposti anche cartine geologiche e piani topografici delle zolfare. Presente anche una collezione di macrofossili, catalogati in ordine stratigrafico, dal periodo Siluriano al Quaternario.
    Galleria Moncada - La galleria è allestita in una vasta ala di Palazzo Moncada. Il museo al suo interno conserva diverse opere dello scultore nisseno Michele Tripisciano (quasi tutti realizzati in marmo) che furono donati dall'autore al Comune al momento della morte. La struttura ospita inoltre una sala interamente dedicata ai Moncada, antichi proprietari del nobile palazzo. Nella Galleria vengono frequentemente allestite esposizioni culturali estemporanee. Il museo è stato inaugurato nel 2010.
    Museo diocesano - Sito in Viale Regina Margherita, presso il Vescovado, ospita diverse collezioni, provenienti da molte chiese del territorio che offrono un'ottima testimonianza del fermento culturale degli artisti locali fra Seicento e Settecento. All'interno sono custoditi numerosi dipinti, vasi d'argento, paramenti sacri, arredi e preziosi codici miniati.

È inoltre in avanza fase di realizzazione il museo della Settimana Santa, che dovrebbe servire ad esporre i gruppi scultorei in gesso e cartapesta che sfilano per le vie del centro storico durante le manifestazioni della Settimana Santa.

Università

Già dal 1996 Caltanissetta è diventata sede di svariati corsi di laurea universitari attivati dagli atenei di Palermo, Catania e della Lumsa di Roma. Attualmente, tra i corsi più importanti, si contano:

Ateneo di Catania

    Scienze dell'amministrazione

Ateneo di Palermo

    Medicina e chirurgia
    Ingegneria elettrica per la realizzazione e la gestione di sistemi automatizzati
    Ingegneria elettronica
    Scienze Biologiche
    Organizzazione dei Servizi Sociali

Lumsa

    Educatore professionale
    Scienze e tecniche Psicologiche

Personalità legate a Caltanissetta

    Padre Angelico Lipani, monaco beato nel 1997.
    Leonardo Sciascia, scrittore e deputato, che visse nella città dapprima come studente all'Istituto magistrale prima del 1940, poi dal 1960 al 1967.
    Michele Tripisciano, scultore.
    Giuseppe Frattallone, scultore.
    Vitaliano Brancati, letterato.
    Pier Maria Rosso di San Secondo, letterato.
    Beppe Cino, regista, sceneggiatore, produttore.
    Salvatore Sciascia, editore.
    Sergio D'Antoni, politico, ex sindacalista.
    Antonino Caponnetto, magistrato antimafia.
    Agostino Lo Piano Pomar, politico, cofondatore dei fasci dei lavoratori e del partito socialista riformista, sottosegretario di stato.
    Luigi Vannucchi, attore e doppiatore.
    Giuseppe Gabrielli, progettista aeronautico.
    Guido Chiarelli, nato a Caltanissetta, ingegnere responsabile a Torino dei progetti di illuminazione pubblica durante le manifestazioni legate al centenario dell'Unità d’Italia (Italia 61).
    Pompeo Colajanni, partigiano e deputato.
    Aldo Pinelli, dirigente della Regione Siciliana e filantropo scomparso nel 1986 a cui Palermo ha dedicato una via.[22]
    Gaetano Costa, magistrato, ucciso dalla Mafia nel 1980.
    Salvatore Vitale artista pittore e scultore nato a Caltanissetta.
    Benedetto Del Castillo Deputato della D.C. Ha vissuto a Caltanissetta dal 1949 al 1980. Ivi ha svolto la sua attività politica.
    Francesco Biangardi scultore napoletano, vissuto a Caltanissetta dal 1886 alla morte.
    Giovanni Mulè Bertolo, filologo e studioso della città.
    Luigi Marrocco, scrittore e giornalista.
    Roberto Scarpinato, magistrato.
    Michele Cordaro, critico d'arte.
    Placida Antonina Flores, supercentenaria.
    Luigi Garbato, artista.
    Ugo Longo, Presidente della Società Sportiva Lazio nel 2004.

Guinness World Record a Caltanissetta

Un gruppo di pasticcieri nisseni, il 6 ottobre 2002 ha cucinato il rollò più lungo del mondo, con una lunghezza di ben 303 metri ottenendo un Guinness World Record. Un altro record è stato portato a termine dagli stessi pasticcieri il 21 novembre 2004 creando un altro rollò di 30 metri, con l'unica differenza di essere senza glutine, in occasione del Convegno sulla Celiachia. Il Maestro pasticciere Luciano Miccichè, inoltre, è arrivato secondo al Gran Premio della pasticceria tenutosi a Lisbona il 10 e 11 marzo 2008.

 

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