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Conventi Cappuccini Caltanissetta

Il primo convento in contrada Scopatore
Conventi Cappuccini
I padri Cappuccini erano arrivati a Caltanissetta attorno all’anno 1540.
L’occasione fu offerta dal passaggio da Caltanissetta di alcuni frati predicatori cappuccini, che da Messina si recavano a Castronovo, dove era stato fondato un convento del loro ordine, nello tesso anno, il 1533, in cui i frati creavano una loro casa a Palermo. Quello di Caltanissetta iventava il quarto convento della futura provincia cappuccina palermitana, dopo quelli di Palermo  di Castronovo (1533) e di Polizzi (1538).
Il primo convento cappuccino di Caltanissetta (chiamato il “luogo vecchio”) sorse in contrada copatore, grazie alle donazioni di privati cittadini e all’impegno dei giurati dell’”università”, Antonio
Branciforti, GiovanTomaso Di Forti e Michele Rigrigato (Camillo Genovese, Storia generale della ittà di Caltanissetta, in G. Mulé Bertòlo, Caltanissetta e i suoi dintorni, Tip. Ospizio di Beneficenza, altanissetta 1877, p. 259).
Il convento sorse all’interno di una “selva”, di cui sopravvivevano ancora nel Settecento sia le mura ia gli alberi (Cfr. le Notizie cronologiche di cui parleremo più avanti, all’anno 1540). La costruzione el nuovo convento andò avanti molto stentatamente, tanto che nel 1551 dovette intervenire il duca D. Francesco Moncada per sollecitare un maggiore impegno da parte dei giurati della città dell’ultimazione del convento. L’anno seguente i giurati pagavano onze 80 per l’acquisto della selva.
Nel 1550 moriva nel convento il primo frate cappuccino di Caltanissetta, frate Gabriele, ricordato da padre Zaccaria Boverio, primo storico dei cappuccini, nei suoi Annali. Nel 1574, la provincia cappuccina di Sicilia venne suddivisa in tre province, quella di Palermo, di cui faceva parte il convento di Caltanissetta, quella di Messina e quella di Siracusa.

Il convento cappuccino di contrada Pigni

Il convento di contrada Scopatore era distante alcune miglia dalla città, in una zona poco salubre; queste circostanze creavano non poche difficoltà all’attività pastorale dei frati, che spesso si ammalavano ed erano costretti a curarsi in città, in una piccola infermeria vicina al monastero di S. Croce. A tutto ciò pose un radicale rimedio la duchessa donna Luisa De Luna e Vega, che decise di costruire un nuovo convento sotto il nome dell’Immacolata Concezione, alla periferia sud della città, in contrada Pigni, vicino alla chiesa di S. Giuseppe fuori le mura, in un luogo fertile e ameno.
La costruzione dell’edificio fu iniziata nel 1580 e terminata nel 1587, anno in cui i frati vi presero dimora e “si pose in esso la regolare osservanza, come appare dalla pietra nel frontespizio sopra la porta della Chiesa” (Cfr. Notizie cronologiche, anno 1587). Due anni dopo, nel 1589, donna Luisa compera il terreno attiguo al convento (la “selva dei Cappuccini”) e nel 1591 lo cede ai frati assieme al nuovo convento, libero e franco da qualunque censo, peso e servitù, nella persona del padre provinciale Alessio da Girgenti, che si trovava a Caltanissetta per il 16° capitolo provinciale, il primo celebratosi a Caltanissetta (altri se ne celebreranno negli anni 1592, 1594,
1626, 1644, 1668 e 1678). Tutte queste notizie ci sono state tramandate da un prezioso manoscritto custodito presso la biblioteca comunale di Caltanissetta (Ms 74/I): Notizie cronologiche spettanti al convento de’ Cappuccini di Caltanissetta ed ai religiosi medesimi della stessa città colle
previe relazioni dei Capitoli Generali e Provinciali dall’anno MDXXV sino al presente.
Il manoscritto, seguendo un rigoroso ordine cronologico, riporta tutte le notizie relative alla provincia cappuccina di Palermo, al convento di contrada Scopatore e a quello di contrada Pigni e
a tutti i cappuccini nativi di Caltanissetta (diciassette nel Cinqucento, centodue nel Seicento): una fonte preziosa per la storia dei Cappuccini a Caltanissetta e dei tanti nisseni che hanno onorato con la loro opera e con la loro cultura l’ordine dei Cappuccini e la loro città.
Dalle Notizie cronologiche apprendiamo molti particolari relativi alle fasi costruttive del convento di contrada Pigni. L’originario convento era piccolo e angusto. La comunità cappuccina cresceva
continuamente e s’inseriva bene nel tessuto religioso della città, perché l’apostolato di carità e di servizio ai poveri era gradito alla cittadinanza. Nel 1647 venne fabbricato il dormitorio, che formava l’intero muro occidentale del secondo chiostro. Ne fu artefice fra Pietro da Genova, che in quegli anni dirigeva i lavori per la fabbrica del nuovo palazzo Moncada. Quando il duca Luigi Moncada fu chiamato a Madrid dal re di Spagna, l’imponente costruzione si interruppe e non fu più ripresa. Fra Pietro ottenne dal duca il permesso di utilizzare, per l’ingrandimento del convento, le pietre già accumulate per la costruzione del palazzo. Uno dei problemi più importanti che il convento dovette
risolvere fu quello dell’approvvigionamento idrico. Nel 1657 il sacerdote Francesco Scarlata concedette al convento l’acqua del proprio pozzo; l’anno seguente, il 24 febbraio, D. Ludovico
Morillo comperava per conto del convento un pozzo d’acqua da Pasquale e Domenica Allegri, al costo di tre onze. Il 9 novembre dello stesso anno Antonio Di Forti concedeva l’acqua del proprio
pozzo esistente nel quartiere di S. Giuseppe; l’acqua venne condotta al convento grazie all’acquedotto già esistente. Nel 1674, padre Luigi da Caltanissetta, guardiano del convento,
costruisce “le stanze grandi” e il cancello maggiore. Nel 1686, in parallelo col braccio di occidente, viene prolungato il dormitorio di oriente con la costruzione di altre cinque stanze, utilizzando
l’elemosina ricevuta a Catania da padre Girolamo da Caltanissetta, che vi aveva predicato con successo la quaresima. Questo padre Girolamo, al secolo Natale La Jacona, non va confuso col padre Girolamo Maria da Caltanissetta, al secolo Michele Guagenti, che era entrato nell’ordine appena tre anni prima, e neppure con il padre Girolamo Maria da Caltanissetta, al secolo Pietro Guadagno, che è oggetto di questo lavoro. Nel 1691, il padre Domenico da Caltanissetta, guardiano del convento, costruisce una cisterna per raccogliervi una piccola vena d’acqua esistente fuori le mura della selva. Il 28 agosto 1698 venne autorizzata dai superiori la realizzazione della libreria. Nel 1704, padre Girolamo da Caltanissetta (La Jacona), divenuto guardiano, diede inizio alla costruzione dell’altare in legno, che fu realizzato dai frati Lorenzo da Trapani e Giuseppe da Caltanissetta; il fratello di fra Lorenzo, uno scultore detto il Milante, realizzò le statuette e il Crocifisso. Nello stesso anno, padre Girolamo fece venire da Roma il quadro grande della Concezione, che nel lato destro ha S. Pietro e nel sinistro S. Francesco e S. Chiara.
Nel 1770 questo quadro sarà portato a S. Spirito e sostituito da un altro riproducente l’Immacolata con S. Michele Arcangelo, opera di padre Fedele da S. Biagio. Questo interesse dei Cappuccini per le opere pittoriche non risponde soltanto ad un’esigenza di carattere devozionale, ma è espressione di un gusto diffuso, che vede come protagonisti anche religiosi dell’ordine. Lo stesso padre Fedele da S. Biagio, nel 1739, entra nel convento di Caltanissetta e vi compie il noviziato.

Interessante figura di pittore, erudito, poeta, storico e letterato, cominciò da autodidatta: appartengono ai primi anni della sua attività l’Addolorata e il Ritratto del Cardinale Cosini, opere
custodite presso il museo diocesano di Caltanissetta e provenienti dal convento dei Cappuccini della città, ma anche le due tele con San Girolamo e San Gregorio Magno (Cfr. Maria Concetta Gulisano, I dipinti, secoli XVIII-XX, in Il Museo Diocesano di Caltanissetta, Sciascia editore, Caltanissetta 2001, p. 94).
Presso il convento cappuccino di Caltanissetta erano conservati anche due dipinti del cappuccino frate Felice da Sambuca, la Madonna con Bambino e Santi Cappuccini (vi sono rappresentati San Francesco d’Assisi, San Fedele da Sigmaringa, il Beato Bernardo da Corleone, San Felice da Cantalice) e la Madonna con Bambino e il Beato Bernardo da Corleone, di dimensioni più ridotte, che riproduce un particolare momento del precedente dipinto: il Beato Bernardo da Corleone, che era stato novizio nel convento di Caltanissetta nel 1631. Rispetto al quadro precedente, si può notare “un’atmosfera più intimistica e confidenziale nel rapporto che lega il beato Bernardo al gruppo della Vergine col Bambino, quasi una sorta di sacra conversazione” (Maria Concetta Gulisano, Op. cit, p. 97). Nel 1768, in occasione della beatificazione di fra Bernardo da Corleone, frate Felice dipingeva un analogo quadro presso la chiesa della Concezione di Roma.
Nel 1711, la chiesa del convento viene prolungata di altre tre canne (sei metri circa). Il 1713 è un anno nefasto per il convento: il regno di Sicilia è stato occupato dal duca di Savoia; in esecuzione dell’interdetto del vescovo di Girgenti, moltissimi cappuccini della diocesi vengono esiliati; a custodia del convento restano pochi religiosi nativi di Caltanissetta; il noviziato viene trasferito a Caccamo. Nel 1718 il convento viene addirittura occupato dalle truppe del conte Maffei in ritirata.

Nel 1739 le Notizie annotano:
“In quest’anno si diè principio al gran stagnone ch’è situato nella parte di tramontana, a oriente del convento, per
comodo dell’orto, e in meno di due anni dalla generale liberalità de’ Sig.ri Principati, e del popolo di Caltanissetta fu portato a perfezione”. Una volta costruito, lo stagnone rimase abbandonato per lungo tempo; solo nel 1789 vi arrivò l’acqua dei pozzi precedentemente comperati dal convento, ma inutilizzati fino ad allora “per trascurazione dei Religiosi”.
Nel 1822 il comune di Caltanissetta acquisirà questa vasca per la raccolta delle acque, che era situata al confine con la villa in corso di costruzione (29 agosto 1822). Nel 1825 il comune
provvederà a recintare con una inferriata il piccolo bacino d’acqua e, l’anno successivo, acquisterà
dei pesci per “purgare l’acqua dai corpi estranei e nel tempo stesso darle un movimento” (delibera del Decurionato n. 10 del 29 gennaio 1826). Nel 1780 il convento deve sostenere un duro braccio di ferro con il Giudice della Regia Monarchia, il quale, in occasione del 140° capitolo provinciale dei Cappuccini tenuto a Palermo, ha comunicato, con una sua circolare, che alla provincia
cappuccina di Palermo vengono assegnati solo 300 religiosi, di cui 200 sacerdoti e chierici e 100 laici; di questi 300, 60 vengono assegnati al convento di Palermo (40 sacerdoti e 20 laici). E
inoltre, in ogni convento non possono risiedere meno di 12 religiosi né più di 18. Infine, in ogni città di Sicilia può restare aperto un solo convento di Frati Francescani, o di Osservanti, o di Riformati, o di Cappuccini; si potrà fare eccezione solo per qualche città più importante, dove ci sono elemosine sufficienti per più di un convento. Per quanto riguarda Caltanissetta, il padre provinciale sostiene che il convento di quella città viene immediatamente dopo quello di Palermo per numero di frati: 52 religiosi, di cui 32 sacerdoti e 20 laici.

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