Oltre alle belle spiagge, al clima mite, all’accoglienza degli abitanti e al festoso Carnevale, la città di Sciacca è anche nota per la sua variopinta produzione di ceramiche, un’arte molto antica che affonda le sue radici nella tradizione locale.
Il più antico documento ceramico saccense è il pannello raffigurante San Calogero, collocato in una grotta sul Monte Cronio, datato 1545 ed eseguito da Francesco De Xuto, pronipote del più conosciuto Nicola.
Tra i primi ritrovamenti relativi alla produzione ceramica della città di Sciacca, vi è il gruppo di frammenti di ceramica invetriata ritrovati nel feudo di S. Domenico. Gli esemplari sono stati attribuiti dagli storici al periodo normanno e non hanno riscontro in altre produzioni dello stesso periodo per qualità e pregio della fattura. Nel 1971 vengono invece scoperti alcuni forni per la lavorazione dell’argilla e recuperati vari frammenti di ceramica invetriata risalenti alla seconda metà del XIV secolo, conservati presso il Museo di Caltagirone, testimonianze di un’arte che si affermò con sempre più decisione fin dal 300 e che ben presto avrebbe influenzato tutta la regione e non solo.
I primi maestri maiolicari del 400 di cui si ha notizia sono Guglielmo Xurtino e Nicola Lu Sciuto figlio, il quale nel 1470 firmò quattro albarelli, uno dei quali è oggi conservato presso il Museo nazionale di Malta. Nello stesso periodo Sciacca si conferma zona di produzione di mattoni maiolicati producendo forniture per Palermo, Monreale e Trapani. Purtroppo non è più possibile rinvenire testimonianze di questa notevole produzione a Sciacca a causa della distruzione del pavimento maiolicato della chiesa di S. Margherita presente in città, dipinto da Pietro Francavilla nel 1496.
Mentre un’importante testimonianza di pavimento maiolicato è possibile ammirarla nella cappella dei genovesi all’interno del convento di S. Francesco d’Assisi a Palermo, commissionato dai mercanti liguri presenti nel capoluogo e realizzato da Francesco De Xuto, figlio del più noto Nicola.
Questo tipo di arte è comunque apprezzato e stimato in tutto il mondo tanto che nove delle mattonelle che componevano il pavimento del Duomo di Monreale, dipinte dai maestri maiolicari saccensi nel 1498 e sopravvissute al suo smantellamento, sono conservate presso il Victoria and Albert Museum di Londra. La produzione di maiolica a Sciacca raggiunge il suo apice nel XVI secolo, grazie al lavoro dei maestri Antonio Ramanno, i fratelli Lo Boj e Giuseppe Bonachia, detto “il Mayharata”.
Quest’ultimo è il più famoso pittore di mattonelle in Sicilia ed è autore della fascia maiolicata della Cappella di San Giorgio dei Genovesi di Sciacca, costruita nel 1520 e distrutta nel 1952; per comporre la fascia e il pavimento della cappella furono utilizzate 2.475 mattonelle che raffiguravano scene del Vecchio e Nuovo Testamento. Sei grandi pannelli che facevano parte del vasto arazzo sono oggi conservati nel locale Istituto d’Arte. I fratelli Lo Boj invece sono noti soprattutto per i vasi da farmacia, realizzati nello stile di Napoli, Venezia e Faenza. Grazie al fatto che alcuni maestri saccensi si trasferirono a Trapani, Palermo e Burgio creando pezzi firmati e datati si determinò un’influenza nella produzione locale.
Dopo un periodo per così dire di “silenzio”, la ceramica di Sciacca torna in auge nella seconda metà del XX secolo prendendo sempre più piede. Oggi una trentina di ceramisti svolgono la loro attività artistica nel rispetto dell’antica tradizione utilizzando nella decorazione dei vasi i colori del passato come il giallo paglia, l’arancione, il turchese, il blu e il verde ramina.
E’ degno di nota che notevoli sforzi si stanno facendo per conservare e far rivivere l’antica arte della ceramica saccense grazie al lavoro dell’Istituto d’Arte di Sciacca che permette ai giovani di formarsi all’interno delle varie botteghe presenti in città.
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